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Il nuovo album dei Black Keys è impalpabile

11.08.2025 Scritto da Claudio Cabona

I Black Keys, duo partito, oltre vent’anni fa, dai territori indipendenti del blues rock, hanno pubblicato il loro tredicesimo album in studio, intitolato “No Rain, No Flowers”. Un disco curato, che ha nel culto dell’analogico e della musica suonata le sue fondamenta, ma che risulta privo di mordente. L’ascolto poteva essere una scalata tra le rocce e invece si rivela presto una passeggiatina. L’album, prodotto dalla band e registrato agli Easy Eye Sound Studios di Nashville, vede la partecipazione dei cantautori e autori Rick Nowels e Daniel Tashian, e del tastierista e produttore Scott Storch, noto per aver lavorato con Dr. Dre e The Roots.

Rispetto al precedente album “Ohio Players” dell’anno scorso, che includeva contributi di artisti come Beck e Noel Gallagher, per “No Rain, No Flowers” la band ha scelto di collaborare più da vicino con cantautori che ammira da tempo, esplorando un pop purtroppo musicalmente fiacco. Dan Auerbach ha spiegato: “Avevo lavorato con Rick Nowels all’album ‘Ultraviolence’ di Lana Del Rey. Non avevamo mai davvero collaborato con un tastierista o con qualcuno che scrivesse al pianoforte come fa lui, ma è scattato subito qualcosa”. Patrick Carney ha aggiunto: “Volevamo andare direttamente alla fonte, essere nella stanza con persone conosciute per le loro capacità di scrittura. Daniel Tashian è stata una delle prime persone che ho conosciuto dopo essermi trasferito a Nashville, e siamo fan di Scott Storch da sempre”.

“No Rain, No Flowers” si caratterizza per un sound sostanzialmente pop-rock con un’attenzione particolare alle melodie e alle atmosfere create dagli arrangiamenti. L’influenza delle Record Hangs, le feste con dj set organizzate da The Black Keys, è evidente nel groove di molte tracce, dove Auerbach e Carney si alternano alla consolle per suonare vinili rari davanti a un pubblico di fan. Il disco comprende 13 tracce, che nel loro complesso, però, non colpiscono davvero mai. È un album che riflette sia sui momenti di crisi che su quelli di luce come sottolineato dalla title track, rimanendo spesso in superficie e rifugiandosi in cliché. Le tematiche risultano generiche e prive di ispirazione. "The Night Before", "Babygirl" e "Neon Moon", mostrano un’energia senz’altro autentica e un buon groove. Ci sono sprazzi del fascino classico dei Black Keys, però nel suo complesso questo progetto sembra di transizione. Nonostante alcuni momenti strumentali interessanti, l'album manca proprio di profondità e si affida a strutture pop prevedibili e consolidate. A oltre vent’anni dall’inizio della loro carriera, i Black Keys continuano a essere prolifici e a produrre musica seguendo le proprie scelte artistiche, questo va loro riconosciuto, ma l’epoca di album come “Brothers” del 2010, il loro disco gioiello, e il successivo “El Camino” del 2011 sembra davvero lontanissima

(Articolo originale su Rockol.it)

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