Innegabile che il numero cinque sia dotato di un’attrattiva speciale, in grado di attraversare i confini più disparati. Nel mondo del fashion è da sempre cifra iconica e ora, con una buona audacia narrativa, si ritrova anche come titolo dell’ultimo lavoro delle Bambole di Pezza, il quinto, appunto, della loro lunga storia. Un simbolo di coesione tra le differenti anime della girl band, ma anche il filo che lega amore, sorellanza, anticonformismo, impegno sociale e seduzione per sintetizzarne l’intera traiettoria.
Rompere il ghiaccio
A un mese dalla partecipazione di Sanremo 2026 - che solo pochi anni addietro poteva dirsi quasi un azzardo -, il nuovo “5” si inserisce in uno dei periodi più densi della storia recente del gruppo. La formazione di Morgana, Dani, Cleo, Xina e Kaj ha infatti capitalizzato appieno l’esposizione offerta dalla settimana per aprirsi un inedito ventaglio di possibilità grazie a una direzione artistica tutt’altro che casuale. Con l’energica ballata “Resta con me”, brano in gara e manifesto della loro poetica di forza e vulnerabilità condivisa, le cinque musiciste hanno rotto a dovere il ghiaccio con il grande pubblico, per poi colpirlo definitivamente con una delle performance più sorprendenti tra le tante cover mai proposte sul palco del Teatro Ariston. Così, in un cortocircuito di nostalgia e irruenza, la platea si è fatta spettinare volentieri nell’incredibile accostamento di “Occhi di gatto” e “Whole lotta love” insieme a Cristina D’Avena.
Il fascino del 5
Il nuovo album fa di quell’esperienza una sintesi e insieme una base di partenza, attraverso undici brani veloci che combinano slanci e riflessioni, ampliando le tematiche che meglio rappresentano l’identità delle Bambole. Tra chitarre nervose e aperture melodiche, mescolando scrittura pop e strutture più ruvide, emergono le urla contro l’omologazione, i valori dell’autenticità e gli irrinunciabili desideri da rivendicare in un sistema che spesso comprime le ambizioni delle donne. Si rappresenta in questo modo una femminilità capace di affermarsi senza curarsi di chi la vorrebbe incasellare, come nell’apertura di “Effetto collaterale” in cui si risponde a tono “più ci dici di stare zitte più facciamo rumore”, o nella gioiosa spontaneità dei sentimenti in “Siderale”.
Succede anche nel bisogno di liberarsi da abitudini e catene, dall’ironia affilata di “Nuda ma alla moda”, alle costrizioni, a volte autoimposte, in “Fomo del sabato sera”. Ancora, la rinascita personale è al centro di “Glitter!”, in cui i cambiamenti, anche se difficili, portano infine ritrovata positività e pure una nuova pelle splendida da abitare. Non mancano i passaggi più intensi e diretti, quali “Antiproiettile”, sul tema della violenza con uno sguardo frontale e privo di filtri, o “666 sulla mia pelle”, in cui le cicatrici lasciate dal dolore diventano segni di resistenza.
In “5” si aggiorna quindi al presente il percorso (ri)cominciato in “Dirty” nel 2023 e poi consolidato con il precedente “Wanted” dello scorso anno, dal cui humus molte di queste tracce hanno preso forma per avere poi il tempo di essere affinate al meglio. Un processo di grinta e sensibilità, di cui già citato brano sanremese “Resta con me” ne rappresenta un’efficace sintesi e che non può che trovare il pieno completamento dal vivo, dove la band può restituire in pieno quella dimensione fisica che l’album in studio cattura solo parzialmente.
Tra grinta e sensibilità
In questo senso, “5” è un disco con una necessaria maturità aggiunta, in cui la matrice punk-rock d’oltreoceano si contamina volentieri con l’immediatezza radiofonica e la ricerca di una direzione più definita. Non si tratta di una rottura col passato, quanto di consolidamento di un percorso a volte irregolare, ma sempre attraversato da una tensione che non rinuncia all’impegno, all’empowerment e alla consueta schietta vivacità, come dimostrato anche dal duetto con Cristina D’Avena, che trova qui una collocazione a conferma della capacità del gruppo di saper giocare con l’immaginario pop senza snaturarsi.
Le cinque ragazze accettano così le proprie paure, le contraddizioni e le zone d’ombra per farne un materiale da cucire volutamente con forza e con un tocco catchy ancora più consapevole. Ed è in questa umana imperfezione che le Bambole di Pezza hanno confezionato la loro forma più completa.
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