"Il miglior autore di brani rock dopo Dylan e il miglior chitarrista elettrico dai tempi di Hendrix" (Los Angeles Times). Fatta la giusta tara alla, quanto meno, strillata definizione data dal quotidiano californiano a Richard Thompson, non si può davvero negare l'importanza e l'influenza avuta dall'oggi 77enne musicista nato a Londra in tutta la sua lunga carriera.
Infatti non era che adolescente quando, nella seconda parte degli anni Sessanta, co-fondò i Fairport Convention insieme a Simon Nicol, Ashley Hutchings e Shaun Frater. Bob Dylan era il punto di riferimento lirico e musicale del gruppo inglese, che esordì su album nel 1968 con "Fairport Convention". Dopo alcuni cambi di formazione entra nella band la cantautrice Sandy Denny che firmerà insieme a Richard Thompson i migliori brani dei Fairport Convention. Il 1969 è l'anno d'oro del gruppo britannico. Vengono pubblicati tre album: "What We Did on Our Holidays", "Unhalfbricking" e, nel dicembre di quell'anno, "Liege and Lief", ritenuto da alcune parti addirittura come il disco folk più importante della storia.
Nel 1971, ancora giovanissimo, a soli 21 anni, Thompson lascia i Fairport Convention e l'anno successivo pubblica il suo primo album solista, "Henry the Human Fly". Nel 1974 esce "I Want to See the Bright Lights Tonight" (leggi qui la recensione), il primo disco pubblicato insieme alla moglie Linda come Richard and Linda Thompson. Un album di quelli che seppur non ebbe l'onore e la ventura di distinguersi nelle classifiche di vendita del tempo, viene ritenuto dalla critica uno dei capolavori del folk britannico. Linda rimarrà discograficamente (ma anche nella vita) al suo fianco per circa un decennio, fino a "Shoot Out the Lights" del 1982, sesto e ultimo album del loro sodalizio.
Dopo di allora e fino ai nostri giorni Richard Thompson ha sviluppato una carriera solista che gli ha regalato non poche soddisfazioni. Da quelle ufficiali, come l'onorificenza di Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico conferitagli personalmente dalla Regina Elisabetta II a Buckingham Palace; a quelle più strettamente musicali quali l'Ivor Novello Award e numerose candidature ai Grammy Awards.
Ora Richard Thompson è giunto a pubblicare il suo ventesimo album solista, "Hippies, thugs and heroes": un bel titolo, 'Hippies, teppisti ed eroi', per un bel disco. Tutte le canzoni di questo album, registrato in uno studio del New Jersey, non lontano da dove ora il musicista inglese risiede, sono state scritte da lui e prodotte da James Frazee.
Ad accompagnare Thompson una band composta da Taras Prodaniuk (basso), Michael Jerome (batteria), David Mansfield (chitarra e violino), dalla moglie Zara Phillips ai cori e John Kirkpatrick alla fisarmonica. Il primo singolo estratto dall'album è stato "Cocaine Walking, Booze Talking". Nel disco si ritrova il Richard Thompson di sempre, quello che raramente ha tradito quanti hanno avuto la costanza di seguirlo nel suo percorso artistico. "Hippies, thugs and heroes" ci consegna una manciata di canzoni di un maestro della chitarra, sia elettrica che acustica, la cui visione dell'animo umano e dei suoi destini non è molto ottimista.
1. "Sorcerer's Apprentice"
2. "Cocaine Walking, Booze Talking"
3. "Pauper's Grove"
4. "Unsung Hero"
5. "Make Believe You Don't Know Me"
6. "She Burns It All"
7. "Everybody's Stealing"
8. "The Soul in Me"
9. "Pipe Dreams"
10. "The Big Smoke"
11. "Stringer"
12. "Siren"
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