C’è un treno che attraversa la notte, mentre altrove qualcuno non riesce a dormire perso nei propri pensieri. Così solitudini, vessazioni e divisioni del nostro presente trovano posto in “Pick You Up”, con cui Sheryl Crow osserva attenta il mondo di oggi. La pedal steel si allunga come il fischio stesso della locomotiva dell’iniziale “Freight train”, mentre le armonie riportano la cantautrice statunitense verso il folk-rock californiano con cui ha costruito una parte importante della propria identità.
Una narratrice tra speranza e disincanto
Con appena venticinque minuti di durata, l’album somiglia più a un ep, ma nelle sue sette tracce - tutte scritte e prodotte insieme allo storico collaboratore Jeff Trott, quello dei cavalli di battaglia “If it makes you happy”, “Everyday is a winding road” e “Soak up the sun” - si raccolgono con tranquillità le riflessioni accorte di una narratrice capace di tenere insieme speranza e disincanto. Senza riempitivi o deviazioni di percorso, i brani scorrono quindi sugli arpeggi delle chitarre e su arrangiamenti di matrice country e americana che lasciano fluire in pieno la voce calda e a tratti inquieta della sessantaquattrenne musicista originaria del Missouri.
Con una cover che restituisce un immaginario di meraviglia e malinconia - “The Elephant Who Forgot The Ocean” un surreale dipinto di Tyson Grumm, raffigurante dei pinguini in una radura che circondano una nave con un elefante a bordo - “Pick You Up” conserva in realtà un’anima tutt’altro che pacificata.
Di libertà e di idealismo
In “Freedom bus”, elemento chiave del disco, esorta con una buona dose di idealismo: “Non fare lo stronzo, lascia che ognuno sia quello che è”. Sheryl Crow finisce dunque per tastare fatalmente un nervo scoperto di questi tempi turbolenti, in cui sembra più rilevante investire una quantità esagerata di energia a osservare e giudicare chiunque anziché vivere e lasciar vivere. Rievocando l’epopea del Waverly Canyon, invita perciò a cercare un dialogo costruttivo con chi la pensa diversamente. Non a caso, a condividere le strofe del pezzo c’è Jesse Welles, diventato una star di TikTok con le sue canzoni scomode su temi politici scottanti.
Il richiamo alla libertà si connette in questo modo alle radici della storia americana, segnata anche dal sacrificio di chi ha lottato per conquistarla. Un valore che non andrebbe mai messo in discussione, nemmeno quando si tratta di declinarlo sul piano personale. Così, nella luminosità apparente di “Perfect” si affronta l’ossessione di apparire impeccabili in una società in cui le relazioni passano sempre più attraverso schermi e identità digitali. “Ognuna di queste canzoni è una riflessione sulla ricerca di un legame con gli altri”, ha precisato l’autrice e la stessa title track fa di quell’idea una promessa concreta. “Ti vengo a prendere” significa prima di tutto che certe difficoltà non possono essere affrontate in solitudine. In una scaletta che racconta quanto sia difficile comunicare, resta centrale la possibilità di esserci, anche se non ci sono risposte concrete da offrire.
Ancora, negli echi West Coast di “Flat Earth” emerge la frustrazione per il negazionismo climatico, mentre con “I’ve got your number” e “Heaven help us” si osservano invece i muri che costruiamo intorno a noi, cercando un territorio comune per un dialogo.
Una via d'uscita
Nonostante i temi affrontati, i pochi minuti di “Pick You Up” scivolano veloci sostenuti da una fiducia a tratti ostinata. Il limite ultimo, alla fine, è proprio la qualità più evidente del disco. Con la sua compattezza c’è la sensazione di avere tra le mani un lavoro non del tutto compiuto o un album definito tale solo per una mera questione di minuti, ma che trova anche nella sua grazia contenuta una ragione d’essere difficile da mettere in dubbio. Sheryl Crow lo ha definito “una crema lenitiva sui nostri cuori screpolati”. Non si promettono certo guarigioni immediate, ma un possibile sollievo come un invito a cercare uniti la via d’uscita da un mondo in rovina.
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