Quella dei bootleg e delle registrazioni amatoriali dei concerti è una delle storie laterali più interessanti e affascinanti per gli appassionati di musica. Dagli anni ’60 è una sorta di universo alternativo per i fan, che possono ascoltare performance e concerti dei loro artisti. Un mondo osteggiato dall’industria e spesso dagli artisti, perché basato sul commercio di musica fuori dai canali tradizionali e legali - ma talvolta incentivato per compattare e rafforzare la propria fan base, come dimostra il caso dei Grateful Dead, che permisero già dagli anni ’60 il taping ai concerti, poi seguiti e imitati da molti altri artisti
Se prima i bootleg circolavano attraverso la rete dei fan che si scambiavano cassettine e il commercio (illegale) di registrazioni pirata che arrivavano anche nei negozi specializzati, con l’arrivo del digitale è cambiato tutto: si sono create comunità, forum e archivi in cui i fan si scambiano registrazioni in rete senza fini di lucro. Diversi artisti hanno in parte ufficializzato questa pratica, con bootleg diffusi attraverso piattaforme dedicate come Nugs.netÈ un campo in cui circolano figure quasi leggendarie, dalle storie rocambolesche. Una è quella di Mike Millard, taper losangelino che si fingeva invalido per introdurre le attrezzature ai concerti e le cui registrazioni sono diventate materiale di riferimento per documentare esibizioni storiche, come quella dei Pink Floyd che ha fatto parte della ristampa per i 50 anni di “Wish you were here”.
Negli ultimi giorni è emersa una storia altrettanto significativa. Come racconta un articolo della Associated Press, un fan di Chicago, Aadam Jacobs, ha registrato oltre 10.000 concerti nell’arco di circa quarant’anni, principalmente nella sua città ma anche altrove. Il suo archivio è in corso di digitalizzazione e pubblicazione su Internet Archive - uno dei luoghi principali di condivisione di registrazioni live - diventando progressivamente accessibile per l'ascolto.Jacobs iniziò a registrare già nel 1984, dopo aver scoperto che era possibile portare (di nascosto) un registratore ai concerti e documentarli. All’inizio utilizzava strumenti rudimentali, spesso presi in prestito o adattati, per poi passare negli anni a tecnologie più avanzate, dal DAT ai registratori digitali. Come racconta AP, non si è mai definito un archivista, ma semplicemente un fan: frequentava diversi concerti a settimana e ha deciso di documentarli. Con il tempo è diventato una presenza stabile nella scena musicale di Chicago, al punto che molti locali hanno iniziato a riconoscerlo e a lasciarlo entrare gratuitamente. Nel 2023 è stato fatto persino un documentario su di lui.
La collezione include esibizioni di artisti come i Nirvana prima dell’esplosione di “Nevermind”, R.E.M. già negli anni ’80 (anche loro prima del successo mainstream), Cure, Pixies, Depeche Mode, Sonic Youth e Björk, oltre a centinaia di concerti di artisti meno noti. Da qualche anno ha smesso di andare ai concerti per problemi di salute, ma li ascolta in rete: “Tutti possono registrare i concerti con un telefonino, ora”, ha raccontato all’AP
Il lavoro di digitalizzazione è portato avanti da una rete di volontari tra Stati Uniti ed Europa. Le cassette e i DAT vengono trasferiti in formato digitale, restaurati e catalogati: finora sono stati convertiti migliaia di concerti, ma il processo richiederà ancora anni per essere completato, con diversi problemi tecnici e pratici: la ricostruzione delle scalette, dei titoli delle canzoni, dei dettagli dei concerti, o il restauro dei nastri. E anche con sfide legali: formalmente le registrazioni appartengono agli artisti, ma il fatto che non ci sia profitto rende improbabili azioni legali. Finora solo pochi musicisti hanno chiesto la rimozione dei propri materiali. Al contrario, in alcuni casi le registrazioni di Jacobs sono state utilizzate ufficialmente: i Replacements hanno integrato una sua registrazione del 1986 in una pubblicazione live uscita nel 2023 - come è successo con Millard e i Pink Floyd
L’archivio di Jacobs è però un caso unico per ampiezza, continuità e valore documentario: una storia parallela della musica live, costruita da un singolo spettatore.
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