Nel corso della sua carriera, prima con i Pink Floyd e poi da solista, Roger Waters ha sempre indicato nelle relazioni umane il fulcro della sua scrittura e della sua musica. “Se riesco a emozionare qualcuno, e quella persona ascolta qualcosa e sente un brivido lungo la schiena, allora ho assolto al mio compito”, spiegò il musicista in un’intervista del 1993 per “Rockline”: “Se riesco a farla riflettere su qualcosa che vada oltre la propria vita, sul modo in cui si relaziona con gli altri esseri umani, allora è un valore aggiunto”. Lasciando all’empatia il compito di tracciare un filo conduttore attraverso le proprie canzoni, anche come ascoltatore, Waters ha sempre riconosciuto nei suoi artisti preferiti una guida su come comportarsi come autore. Riscoprendo interviste del passato, per Roger Waters sono pochi i cantautori che hanno continuato ad accendere in lui l’entusiasmo di fare musica. “Se devo essere completamente onesto, non ascolto molta musica, e di certo non molta musica pop contemporanea”, ha spiegato l’ex Pink Floyd in un’intervista concessa nel 2007 a Mark Sainsbury per il programma televisivo neozelandese “Close up”: “Non voglio dire che non sia valida. È solo che il mio interesse va in un’altra direzione. Ascolto ancora musica, ascolto molta musica classica, e ho quei pochi cantautori preferiti per cui, quando esce qualcosa di nuovo, mi prendo il tempo per ascoltarlo. Compro sempre il nuovo album di Bob Dylan, quello di Neil Young, quello di John Prine, e magari dò un ascolto anche ad altre due o tre cose se mi capita di sentirle alla radio. Ma nel complesso, non è qualcosa che mi interessi davvero”.
In più occasioni, Roger Waters ha sottolineato di essere un grande fan di Young, e di nutrire sempre interesse nella musica di Dylan. “Non mi sono mai interessato molto alla musica moderna. Alcune cose possono anche piacermi, ma non mi hanno mai davvero interessato. Non ho mai ascoltato davvero i Clash, e di certo non i Sex Pistols, quindi non posso rispondere davvero a questa domanda”, ebbe modo di ribadire Water in una chiacchierata per uno speciale di “Q” sui Pink Floyd, rispondendo a una domanda sul suo rapporto con il punk: "All’epoca — come ancora oggi — ascoltavo Neil Young. Quel genere di musica invece mi è passata accanto, senza toccarmi. Compro sempre il nuovo album di Dylan. Ma per qualcun altro riuscire a entrare in ciò che ascolto, ci vuole davvero qualcosa di straordinario”.
Come scritto da Nino Gatti su Rockol, durante l'ultimo brano del concerto nel 2023 a Milano, Roger Waters aveva raccontato anche di essersi ispirato per parte del testo di "The Bar" a "Sad Eyed Lady Of The Lowlands", lunga canzone di Bob Dylan dal doppio album “Blonde On Blonde” del 1966, ringraziandolo per l'ispirazione.
Tra le altre cose, in un’intervista rilasciata a ottobre 2005 a “MSN Live!”, alla domanda se ci fosse un artista con cui gli piacerebbe suonare o fare una jam session, Waters aveva dichiarato: “Mi piace sempre lavorare con Eric Clapton, che è stato nella mia band nel 1985. Ho lavorato anche con Don Henley, ma sono amici miei, e sto cercando di pensare a qualcun altro. Sono un grande fan dei cantautori come Neil Young, che sono solitari, ed è difficile immaginare di lavorarci insieme. Faccio fatica a rispondere a questa domanda, non suono davvero in jam session con altre persone, quindi non è una cosa che mi viene in mente quando penso a cosa mi diverte. Pesca, sesso... ma jam session, no”. Nel 2011, poi, il musicista inglese partecipò alla storica trasmissione radiofonica britannica di BBC Radio 4 "Desert Island Discs" dove si invita l'ospite di turno ad indicare di scegliere le canzoni che si porterebbe sulla ideale e fantomatica isola deserta. In quella situazione, tra i brani scelti, Roger Waters indicò anche “Helpless” di Neil Young, registrato quando il cantautore canadese militava nei Crosby, Stills, Nash e Young per l'album del 1970 “Déjà Vu”. “Young che canta ‘Helpless’. C'è un'onestà e una verità in tutto ciò che ha fatto”, aveva spiegato Waters: “Senti l'integrità e la passione dell'uomo. Mi si rizzano i peli sulla nuca ricordando la purezza delle prime note di questa canzone. È straordinariamente commovente ed eloquente”.
A John Prine, Roger Water è sempre stato legato anche da una profonda amicizia. Nel 2020, a seguito della scomparsa del cantautore statunitense, il già bassista, cantante e autore dei Pink Floyd aveva condiviso sui suoi canali social ufficiali una versione di "Paradise", brano che l'artista pubblicò originariamente nel suo album del 1971: “Il mio amico John Prine è morto. Questa è una sua canzone, ‘Paradise’. Mi manchi, fratello”, aveva scritto l’artista inglese. Poco dopo Water aveva anche pubblicato una propria rilettura, realizzata insieme a Jess Wolfe e Holly Laessig dei Lucius, di "Hello in there", brano scritto da Prine originariamente pubblicato nell'eponimo album di debutto del 1971 - e successivamente reinterpretata anche da, tra gli altri, Bette Midler, Kris Kristofferson con Joan Baez, 10,000 Maniacs e Cher. "Suonai 'Hello in there' con John Prine al Newport Folk Festival nel 2017", aveva spiegato Waters in quella situazione: ”Sono ricordi preziosi”.