Contenuto in collaborazione con Jack Daniel’s
Sanremo non è solo musica: è spettacolo, immagine, identità. È il palco dove l’Italia si è sempre raccontata, anche attraverso ciò che indossava. E se per decenni il Festival è stato sinonimo di abiti eleganti, paillettes e bon ton televisivo, ogni tanto qualcuno ha deciso di rovesciare le regole con un solo gesto: presentarsi sul palco come nessuno aveva mai osato prima. Perché il rock, prima ancora di essere suono, è stile e provocazione. Ecco allora alcuni dei look più rock e iconici nella storia di Sanremo, quelli che hanno lasciato il segno, trasformando la presenza nel tempio della canzone italiana in un atto di ribellione.
Anna Oxa: l’aliena punk che sconvolse l’Italia (1978)
Nel 1978, l’Italia vede comparire sul palco dell’Ariston una figura che sembra arrivata da un’altra dimensione. Anna Oxa canta “Un’emozione da poco”, ma è il suo look - curato da Ivan Cattaneo - a fare esplodere lo scandalo. Trucco pesante, outfit scuro, stile aggressivo e tagliente: un’immagine più vicina al punk londinese che alla televisione italiana dell’epoca. Sanremo, fino a quel momento, era un luogo dove l’eleganza era quasi obbligatoria. Oxa lo trasforma in una passerella di rottura. Forse uno dei primi veri look rock della storia del Festival. E la cantante di origini albanesi sfiora clamorosamente la vittoria, classificandosi seconda dietro ai Matia Bazar di “…e dirsi ciao”.
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Patty Pravo: una diva ribelle, tra rock e decadenza (1984)
Alla sua seconda partecipazione al Festival di Sanremo Nicoletta Strambelli, questo il suo vero nome, porta “Per una bambola”. A quattordici anni dall’esordio con “La spada nel cuore”, la diva si presenta sul palco dell’Ariston con uno stile che mescola sensualità, teatralità e un’eleganza decadente. Non è il rock da chiodo e anfibi: è un rock più sofisticato, da diva maledetta, a metà tra aliena e geisha futurista. Si classifica solamente decima, ma con il brano vince il Premio della Critica.
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Loredana Bertè: il pancione finto è da scandalo (1986)
Se esiste una regina dell’attitudine rock a Sanremo, quella è Loredana Bertè. Nel 1986 la leonessa del rock italiano, in una fase di crisi della sua carriera dopo il successo del 1982 con “Non sono una signora”, si mette in gioco nel tempio della canzone italiana e lo fa con “Re”, firmata per lei da Mango. Ma al di là della canzone è il look a far impazzire tutti: una tutina di pelle attillata a rivelare un pancione che si scoprirà essere finto. È un gesto potentissimo. In un contesto ancora pieno di moralismi, Bertè gioca con i tabù e li sbatte in faccia al pubblico: «Per molti è stato un errore, ma per me no. Volevo dimostrare che una donna quando è incinta non è malata ma è ancora più forte. E poi cantavo un pezzo di Mango bellissimo: è stato il primo pezzo rock mai presentato al Festival. Il primo ad iniziare con una chitarra elettrica sul palco; solo Sting mi capì e mi disse passando: "Wow that’ s amazing!”. Invece la casa discografica mi strappó addirittura il contratto discografico», ricordò anni dopo.
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Måneskin: il rock si fa glamour (2021)
Nel 2021, i Måneskin non portano solo una canzone. Portano un mondo. Con “Zitti e buoni” si presentano con un’estetica glam-rock che sembra uscita da un mix tra Bowie, i Queen e l’energia dei club underground. Pelle, trasparenze, tacchi, eyeliner, look sessualmente libero e senza etichette. E soprattutto: una sicurezza scenica da band internazionale. Il loro stile è rock nel senso più puro: rompe la distinzione tra maschile e femminile (come quando Damiano, in abiti femminili, duetta con Manuel Agnelli su “Amandoti” dei CCCP nella serata delle cover), tra moda e musica, tra provocazione e arte.
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Lucio Corsi: il rock poetico, surreale, fuori moda per scelta (2025)
Nel 2025 al Festival di Sanremo arriva l’alieno Lucio Corsi e sembra portare sul palco un personaggio da favola: un glam rock delicato, stralunato, quasi teatrale. Il suo stile è un mix tra anni ’70, outsider art e cantautorato visionario. Un po’ Ziggy Stardust, un po’ Renato Zero, un po’ Peter Gabriel. Sotto le spalline, però, ci sono due pacchetti di patatine, in barba a stilisti assunti come consulenti. Il suo look è iconico perché racconta una cosa rara oggi: autenticità. E il rock, alla fine, è proprio questo. Non essere uguale agli altri, anche quando sarebbe più facile.
La musica è nel DNA di Jack Daniel’s fin dalle sue origini: il suo inventore, Mr. Jack, grande appassionato e musicista, fondò nel 1892 la Silver Cornet Band, segnando l’inizio di un rapporto indissolubile con il mondo della musica. Nel corso dei decenni, Jack Daniel’s è diventato una vera e propria icona intergenerazionale: dai chitarristi alle prime armi che imparano i primi accordi, fino alle leggende che hanno scritto la storia del rock. È stato il whiskey d'elezione di Frank Sinatra e di icone come Mick Jagger, Janis Joplin, Jimmy Page e Robert Plant. Oggi continua a incarnare, nell’immaginario collettivo, l’essenza stessa del whiskey, simbolo di intere generazioni.
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