Con l’uscita di "Bright Spirit", l'attuale incarnazione dei Gong non si limita a onorare l’eredità di Daevid Allen, ma porta a compimento una delle trilogie più coerenti e visionarie del progressive rock contemporaneo. Dopo “The Universe Also Collapses” (2019) e “Unending Ascending” (2023), questo terzo capitolo cristallizza il suono di una band che ha trovato stabilità e sintonia compositiva, un’isola felice nel vasto mare del progressive rock.
Tra elettronica e psichedelia
Il disco è stato registrato negli studi di South London con il collaboratore di lunga data Frank Byng. La produzione segna un passo avanti rispetto ai lavori precedenti: il suono è più tridimensionale, con un uso stratificato dell'elettronica che avvolge le trame psichedeliche classiche.
La formazione rimane quella "storica" dell'era post-Allen: Kavus Torabi (voce, chitarra, synth), fulcro creativo e carismatico del gruppo; Fabio Golfetti (chitarra, glissando guitar), custode delle frequenze eteree del pianeta Gong; Dave Sturt (basso), maestro del suo strumento, spesso trattato con effetti; Ian East (sax e flauto), fondamentale per le fughe jazz prog; Cheb Nettles (batteria), capace con la sua tecnica impeccabile di passare da tempi dispari complessi a groove ipnotici.
Il cuore del disco
L'apertura è un manifesto di oltre dieci minuti. “Dream of Mine” è un brano stratificato che inizia come una trasmissione radiofonica dal "limbo" per poi esplodere in una melodia angolare tipica dello stile di Torabi. Tecnicamente, spicca l'interazione tra le linee vocali armonizzate e il sax di East, che taglia il mix con precisione chirurgica.
Se “Mantivule” esplora territori più vicini al Canterbury sound, “The Wonderment” (uno dei singoli) è un viaggio meditativo. Qui il basso di Dave Sturt crea un tappeto ipnotico su cui Golfetti stende ondate di glissando guitar, mantenendo quel legame indissolubile con la cosmogonia originale della band.
“Stars In Heaven” è il brano più "accessibile" e ritmato. Una gemma pop psichedelica di quattro minuti che sprizza ottimismo, le chitarre sono sature ma cristalline e il ritornello è uno dei più efficaci scritti da Torabi negli ultimi anni, che subito dopo si lancia nella sua prima vera canzone d'amore, "Fragrance of Paradise". Nonostante il tema, l'arrangiamento non cade nel banale e la struttura si evolve in un crescendo emotivo sostenuto da un lavoro alla batteria superbo di Nettles.
Il disco si chiude in un'apoteosi space rock. “Eternal Hand” è la perfetta conclusione della trilogia: un brano espansivo che sembra voler uscire dai confini fisici del supporto audio, con un finale che sfuma in un’estasi elettronica e feedback controllati.
Un trionfo art rock
"Bright Spirit" è un album sulla percezione e sulla scelta di abitare un mondo luminoso nonostante l'oscurità circostante. Musicalmente, è un trionfo di art rock moderno: nel mixaggio c’è un bilanciamento perfetto tra strumenti acustici (fiati) e sintetizzatori; la composizione è meno caotica rispetto agli esordi degli anni '70, più focalizzata sulla potenza melodica e sui climax sonori e l'integrazione di elementi elettronici quasi "ambient" conferisce al disco un'aura futuristica.
È un album essenziale per chiunque segua la scena prog e space rock. I Gong continuano a essere dei maestri nel trasformare la filosofia metafisica in architetture sonore concrete.
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