E’ nato a Liverpool il 7 gennaio del 1944, ed è quindi il fratello minore di Paul McCartney, che ha quasi due anni più di lui, essendo nato il 16 giugno del 1942. Non ha mai sgomitato per farsi notare, né ha mai cercato di approfittare della celebrità del fratello, tanto che quando ha cominciato a muoversi nell’ambiente artistico si è nascosto dietro lo pseudonimo di Mike McGear.
Entra negli anni Sessanta a far parte del trio degli Scaffold: più che una band, un esperimento culturale, fra poesia, performance e musica. Composti da Roger McGough, John Gorman e, appunto, Michael “Mike McGear” McCartney, riescono a farsi notare con il 45 giri “Thank U very much”, che arriva al quarto posto in classifica nel novembre del 1967
Meno fortunato il seguito, “Do you remember?”, che comunque nell’aprile del 1968 sale fino al numero 34
mentre il grande successo arriva nel novembre dello stesso anno con una “finta” canzone tradizionale da pub, “Lily the Pink”, che arriva al numero uno delle charts britanniche
e ha qualche risultato anche all’estero: in Italia la incidono i Gufi con il titolo “La sbornia”
seguita l’anno dopo da “Gin gan goolie”
mentre dovranno passare cinque anni prima della reunion del 1974, che li vede tornare nelle charts con “Liverpool Lou”
Nel maggio 1978 McGough e McGear pubblicano un album in coppia a loro nome, il cui titolo di punta è “So much”, al quale collaborano, non accreditati, Paul McCartney (produzione e voce), Graham Nash (voce), Jane Asher (voce), Jimi Hendrix (chitarra), Spencer Davis (chitarra), Noel Redding (basso), Mitch Mitchell (batteria)
Intanto gli Scaffold ampliano la formazione e cambiano nome in GRIMMS (Gorman-Roberts-Innes-McGear-McGough-Stanshall) e pubblicano due album, dopo il secondo dei quali McCartney/McGear esce dal gruppo.
Da solista, con il nome Mike McGear, nel debutta con l’album “Woman”; sulla copertina c’è una fotografia della madre di Michael e Paul, in divisa da infermiera (era una levatrice), scomparsa il 31 ottobre del 1956 a 47 anni, quando i suoi figli erano ancora poco più che ragazzi.
Uno dei brani dell’album, “Bored as Butterscotch”, è accreditato come scritto da Mike McGear, Roger McGough e “a friend” che, quasi sicuramente, è Paul McCartney stesso.
Il secondo e ultimo album da solista di Mike McGear, e il suo migliore, esce nel 1974: si intitola “McGear” (è quello la cui copertina illustra questo articolo) ed è una collaborazione fra Michael e Paul McCartney, che è coautore, con la moglie Linda, e produttore del disco, oltre a suonare in tutti i brani insieme ai suoi Wings, mentre la voce solista è di Mike (c’è anche una partecipazione di Brian Jones al sassofono). Il singolo tratto dal disco è “Leave it”, che entra nelle charts al numero 36 ed è l’unica presenza di Mike McGear come solista nelle classifiche di vendita.
Dopo il relativo insuccesso di “McGear”, Michael torna a dedicarsi a una sua passione giovanile, la fotografia (molti scatti dei primissimi Beatles sono suoi). Non è una fotografia artistica, ma documentaristica, quasi da reporter: la testimoniano alcuni libri come “Mike McCartney’s Early Liverpool”, un racconto visivo della Liverpool pre-Beatles, “Thank You Very Much - Mike McCartney’s Family Album”, “Remember: The Recollections and Photographs of the Beatles”, “Mike McCartney's North Highlands” (con prefazione dell’allora Principe, oggi re Carlo). Sua è anche la fotografia di copertina dell’album di Paul McCartney “Chaos and creation in the backyard”.
L’ultima ed estemporanea escursione nella musica di McGear, ancora con la complicità di Roger McGough, è un singolo del 1981 accreditato a Mike McGear & The Monarchists: “No Lar Di Dar (Tribute to Diana, Princess Of Wales)”.
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