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Gino e Ornella come Leonard e Marianne

24.03.2026 Scritto da Mattia Marzi

«Senza fine», cantava Ornella Vanoni nel 1961, interpretando le parole composte per lei da Gino Paoli. Ci sono storie d'amore così: senza fine. Non finiscono davvero. E a volte persino il tempo sembra seguire una trama poetica. Lo pensi osservando due coppie lontane per geografia ma sorprendentemente vicine per destino: da un lato Gino Paoli e Ornella Vanoni, dall'altro Leonard Cohen e Marianne Ihlen

Era il 28 luglio 2016 quando si spense Marianne Ihlen, la musa alla quale Leonard Cohen nel 1967 dedicò la sua "So Long, Marianne". I due si incontrarono sull'isola greca di Idra nel 1960: Marianne era fidanzata con lo scrittore norvegese Axel Jensen e Cohen era fidanzato con la cantante svedese Lena Måndotter. Tra Marianne e Leonard Cohen, però, nacque l'amore e lo stesso avvenne tra Jensen e la Måndotter. Jensen, però, decise di lasciare Marianne Ihlen e di tornarsene in Norvegia: Cohen invitò la donna e il figlio nato dalla relazione tra questa e lo scrittore a vivere a Montreal. La relazione tra il cantautore e Marianne andò avanti per qualche anno e i due vissero tra New York, Montreal e la stessa Idra, fino a quando non si lasciarono. Marianne aveva 81 anni quando si spese, a Diakonhjemmet, vicino Oslo, in Norvegia. Qualche settimana prima di morire un amico volle informare Leonard Cohen che Marianne stava molto male. Il cantautore canadese allora le scrisse una lettera che venne letta alla donna quando questa era ancora cosciente: «Sappi che io sono appena dietro di te che tendi la tua mano e penso che possa raggiungere la mia e sappi che ti ho sempre amato per la tua bellezza e la tua saggezza, ma non c'è bisogno di aggiungere altro, perché sai già tutto. Ora, voglio solo augurarti buon viaggio. Addio vecchia amica, amore infinito: ci vediamo lungo la strada». Leonard Cohen si sarebbe spento il 7 novembre di quello stesso anno, 102 giorni dopo la morte della sua musa. 

Sono invece 123, secondo una (quasi) suggestiva coincidenza, i giorni che hanno diviso la scomparsa di Gino Paoli da quella della sua musa, la sua "Marianne", Ornella Vanoni. Era il 24 novembre scorso quando a Milano si spense la grande diva della canzone italiana. Dopo la scomparsa di Vanoni, Gino Paoli, che come noto fu legato alla sua musa da un'intensa (e turbolenta) storia d'amore, si è rintanato in un lungo e impenetrabile silenzio (il giorno della scomparsa sui suoi canali social apparve una foto di loro due in bianco e nero, accompagnata da un cuore). Chissà che in questi mesi Paoli non si sia sentito come il protagonista di "So long, Marianne": «Then why do I feel alone?», «Allora perché mi sento solo?», cantava Cohen nei versi della sua canzone d'addio alla sua musa. Il silenzio è stato rotto solamente oggi, centoventitré giorni dopo, dalla notizia della scomparsa del cantautore: «Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari», dichiara la famiglia Paoli in una nota in cui chiede la massima riservatezza.

Due storie diverse, ma unite da un filo invisibile: quello di un legame artistico e sentimentale capace di attraversare il tempo. Ci piace immaginare Gino proprio come Leonard, in quella lettera fatta recapitare a Marianne poco prima della scomparsa della musa: appena dietro Ornella, che gli tende la sua mano. In un attimo "senza fine"


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