Filippo Uttinacci, in arte Fulminacci, è quel raro esempio di artista capace di far convivere la saggezza di un vecchio cantautore degli anni '70 con l'ironia tagliente di un trentenne che osserva il mondo da un balcone di Roma. Qualche anno dopo il debutto con "Santa Marinella", torna sul palco dell'Ariston con "Stupida sfortuna", con una consapevolezza nuova, ma con la stessa capacità di trasformare il quotidiano in poesia pop. E con una scatola di Gaviscon in tasca, “che funziona sempre”.
La critica ha parlato del tuo pezzo come di un pezzo maturo, uno dei migliori in gara. Che effetto ti fa? Ti ritrovi nelle parole che hai letto?
Mi ci ritrovo molto volentieri. In modo molto sorpreso, perché essere poi eletto uno dei migliori è una cosa che non mi aspetto mai e sono contento, perché iniziare il Festival con questi voti è una gran cosa per me. Ti fa comunque andare con le spalle larghe, sei contento, sai che piace anche a qualcun altro oltre che a te e comunque che piace a persone appassionate ed esperte. Quindi è bello, ci vado ancora più contento di prima.
Ti spaventa più il giudizio della critica o quello delle persone care?
Quello delle persone care, perché ci sono coinvolgimenti emotivi diversi. Quindi se poi un mio amico mi dice “questa cosa non mi è piaciuta”, mi pesa di più.
E hai ricevuto qualche critica?
(Ride, ndr). No, non l'ho ricevuta, ma se dovesse succedere, mi colpirebbe particolarmente. Ma lo vorrei, perché voglio onestà da chi mi sta intorno.
Qual è la differenza tra la solitudine di “La vita veramente” e quella che racconti oggi in “Stupida sfortuna”?
È una solitudine molto diversa, sicuramente più matura, perché chiaramente ho vissuto, ho fatto errori e ho sofferto, ho riso e ho vissuto di più. C’è magari un po' più di disillusione, ma allo stesso tempo sono anche un po' più a fuoco come persona, quindi so meglio chi sono e che cosa voglio rappresentare.
Che cosa vuoi rappresentare?
Uno a cui piace scrivere le canzoni nella vita, che è grato al suo pubblico e lo vuole portare sempre con sé. Voglio crescere, invecchiare con il mio pubblico e andare avanti così. E voglio anche rappresentare anche un po' di quotidianità, che è una cosa che mi sta molto a cuore, cioè raccontare la persona che sono, i pensieri che faccio, senza insegnare niente a nessuno perché non sono in grado, non sono un maestro. Voglio proporre argomenti di conversazione per poterne parlare insieme.
Visto che sai nobilitare la quotidianità, c'è un dettaglio apparentemente insignificante nel brano che invece racchiude tutto il senso del pezzo?
Mi piace quando parlo della metropolitana, perché è un luogo che frequento molto. Spesso mi muovo in metro e, quando i luoghi che devo raggiungere lo permettono, lì vedo tantissima gente. Nel testo c'è un pezzo che dice appunto “soffia il vento della metro e quella ventata gelida che ti arriva prima che arrivi il treno”... sono stato lì con le mie cuffie a sentire la musica tante volte, tanti giorni e racconta tantissimo la mia persona.
Per il duetto con Francesca Fagnani ti ispiri alla TV italiana degli anni Settanta.
Voglio fare semplicemente un amorevole omaggio. Non sono per niente degno di cantare una cosa cantata da Mina (“Parole parole”, ndr), penso che questo sia chiaro ed è fin dall'inizio un presupposto base: non mi misurerò con le abilità canore di Mina, semplicemente omaggerò quella che secondo me è una hit incredibile, che è nel DNA di tutti noi e che aveva il diritto di essere rispolverata.
Fulminacci che belva si sente?
Mi sento un procione. È un animale a cui sono molto legato, perché mi fanno ridere i video in cui i procioni vengono sorpresi a rubare il cibo e si immobilizzano. E poi mi piacciono molto esteticamente, hanno quella mascherina in faccia che sembra un tatuaggio. Insomma, mi piace, mi piacerebbe vederlo dal vivo.
Rispetto alla tua precedente partecipazione con Santa Marinella, come è cambiato il tuo rapporto con l'orchestra?
Il brano non l'ho scritto pensando a Sanremo, nonostante citi Sanremo nel testo. Quando ho scelto di partecipare e quindi di candidarmi, ho selezionato la canzone perché pensavo che potesse essere valorizzata da Sanremo, da questo contenitore, perché è un pezzo che già nasceva orchestrale, è un pezzo vintage nel suono e nell'approccio. Penso che Sanremo possa dare qualcosa, possa regalare qualcosa in più a questo brano, mentre altri brani del mio disco magari stanno meglio dentro al disco, prodotti oppure suonati live per motivazioni tecniche dovute agli strumenti che ci sono dentro.
Sanremo è una centrifuga, mediatica e non solo. Qual è il tuo kit di sopravvivenza?
Sicuramente il Gaviscon, che funziona sempre. Ma la cosa bella è che secondo me dormirò bene, perché lì ti stanchi davvero e quindi, siccome il sonno è fondamentale per la salute, secondo me io a Sanremo dormirò benissimo. Poi mi piace tantissimo stare in albergo perché mi sembra veramente un lusso incredibile. È un ambiente che mi piace, in cui non devo pensare a niente, non devo fare le pulizie a casa. Insomma, è anche un po' una fuga dalla realtà, dai. C'è pure la colazione in mensa la mattina.
Dove puoi rubare il cibo come un procione.
Esatto! (Ride, ndr).
Il Fantasanremo ti sembra un modo per alleggerire la tensione?
Ma sì, è una cosa simpatica. Sicuramente, se ci sono delle cose che posso fare per far fare i punti a chi mi ha scelto nella sua squadra, le farò. Certo, non ci porrò attenzione totale perché comunque voglio anche rispettare il contesto e non voglio diventare un fenomeno da baraccone, ma nessuno lo sarà. Se ci sono delle cose che posso fare, nei limiti del mio possibile, le farò, perché è un gioco divertente, è una cosa che è diventata ormai ufficiale, non è più una roba pirata come all'inizio e quindi è divertente.
Battiato ti ha influenzato molto in questo periodo.
L'ho ascoltato per la prima volta con attenzione nell'ultimo anno. Un pezzo a cui mi sono legato particolarmente è “Sentimiento nuevo” e in generale mi piace il sound, perché è un sound apparentemente ingenuo, a volte molto piccolo, ma che racchiude tantissima profondità, che va saputa ascoltare. È un artista che va saputo capire, va ascoltato attentamente ed è proprio per questo che io l'ho capito tardi, perché evidentemente prima non ero così pronto e predisposto all'ascolto.
È molto spirituale.
Esatto, è estremamente spirituale. In un momento della mia vita privata particolare, è stato un compagno sorprendente. Mi ha sorpreso perché appunto non era nei miei ascolti prima, mi ha stupito nella sua semplicità. Stiamo parlando di un mostro sacro, però onestamente ti dico che non lo conoscevo quanto avrei dovuto.
Se avessi una macchina del tempo, avresti diviso con lui il palco dell'Ariston?
Con Lucio Dalla, se dobbiamo sognare.
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Crediti fotografici per l'immagine usata nell'articolo: Simone Biavati
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link