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Fuggire dai tormentoni con la musica dei Kokoroko

07.08.2025 Scritto da Mattia Marzi

Si può fare jazz di altissima qualità suonando al tempo stesso deliziosamente pop? Sì. Lo insegna il caso dei Kokoroko, una delle formazioni più importanti del nuovo movimento jazz inglese. Era il 2018 quando la Brownwood, l’etichetta di Gilles Peterson, lanciò il collettivo, poi finito sulla bocca dei critici di tutto il mondo grazie al video di “Abusey junction”, splendido mix tra jazz, afrobeat, soul e ritmi caraibici, registrato proprio nella sede della casa discografica dell’iconico dj e speaker radiofonico considerato una delle personalità più influenti del media village d’oltremanica. Dopo essersi consacrato nel 2022 con l’album d’esorido “Could we be more”, il gruppo di fuoriclasse e virtuosi fondato dalla trombettista Sheila Maurice-Grey e dal percussionista Onome Edgeworth torna ora con un nuovo album, arricchendo il proprio pattern sonoro. Il disco si intitola “Tuff times never last” e sembra incoronare i Kokoroko come gli Earth, Wind & Fire del loro (nostro) tempo. Per qualcuno sarà una provocazione, ma quel qualcuno farebbe bene a mettere da parte i pregiudizi e ad ascoltare le undici tracce che compongono l’album: anche se l'album offre il caratteristico suono afrobeat-meets-jazz dei Kokoroko, sono presenti elementi nuovi come le  esplorazioni dei generi neo-soul, bossa nova, del reggae lover's rock e funk.

Nei brani i Kokoroko attingono a piene mani dall’r&b britannico e statunitense degli Anni ’80, mettendo insieme la lezione di gruppi come Sly & Robbie, i Loose Ends e gli stessi Earth, Wind & Fire, tra tastiere spaziali, chitarre elettriche ultra funky e basso e batteria a rendere i groove irresistibili. Del resto, la loro passione per la leggendaria band capitanata da Maurice White, 6 Grammy Awards vinti, i Kokoroko l’hanno esplicitata più volte, con delle incursioni nel repertorio del gruppo di “Fantasy” che hanno lasciato a bocca aperta gli spettatori dei loro concerti: «Siamo musicisti jazz per natura, ma abbiamo cercato di non limitarci a un solo sound. Vogliamo essere il più creativi possibile, senza sentirci limitati», spiega la co-leader Sheila Maurice-Grey.

Il disco è stato anticipato dal singolo “Sweetie”, una traccia dominata dai fiati e da ritmi che strizzano l’occhio all’Africa, prima di accogliere atmosfere più elettroniche e acide. Un modo per il collettivo nato come risposta «alla mancanza di rappresentanza della musica tradizionale africana che passa attraverso la lente degli africani cresciuti nel Regno Unito» per arricchire il proprio sound, ma senza snaturarsi: «Ci chiedevamo: “Come suonerebbe la nostra musica tradizionale se provenisse da Londra, dove c'è un enorme punto di fusione di culture? E come suonerebbe se provenisse dalla nostra prospettiva?”». I brani portano la firma di tutti i componenti del collettivo, di cui oltre a Sheila Maurice-Grey (tromba, voce) e Onome Edgeworth (percussioni) fanno parte Anoushka Nanguy (trombone, voce), Chelsea Carmichael (sax), Tobi Adenaike-Johnson (chitarra), Yohan Kebede (tastiere e sintetizzatori), Duane Atherley (basso) e Ayo Salawu (batteria).

“Tuff times never last” sta per “I tempi duri non finiranno mai”, ma nei brani non c’è negatività. Tutt’altro: tra reminescenze, oltre che di Earth, Wind & Fire, ancher di Stevie Wonder e Marvin Gaye, la musica dei Kokoroko è un’esplosione di gioia e positività. I temi spaziano dalla celebrazione dell’unione alla perseveranza: «Molta di quella bellezza nasce dalle sfide e dalle difficoltà. È sembrata una verità naturale che abbiamo scoperto durante la scrittura», dicono.

(Articolo originale su Rockol.it)

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