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Fare festa in concerto con Les Negresses Vertes

17.04.2026 Scritto da Paolo Panzeri

Verso la fine degli anni Ottanta arrivarono dalla Francia un paio di gruppi, praticamente in contemporanea, a scuotere la scena musicale con un rock dalle fattezze latine che proponeva al suo interno un miscuglio di sonorità che vagavano dal punk allo ska, dal reggae al funk, dalla salsa al rap alla world music con vista sul Mediterraneo. I due gruppi rispondevano al nome di Mano Negra – band che si sciolse a metà anni Novanta quando il leader Manu Chao gettò la spugna per intraprendere la carriera solista – e Les Negresses Vertes. Questi ultimi, originari delle periferie parigine, fecero centro già al primo tentativo nel 1988 con l'album "Mlah" e il singolo "Zobi la mouche". A distanza di tutti questi anni quella canzone rimane il loro inno e biglietto da visita più noto e conosciuto. Non è quindi un caso che il loro nuovo ciclo di concerti sia chiamato 'Zobi Tour'. Una tappa di questo tour è dedicata all'Italia ed è andata in scena nella serata di ieri all'Alcatraz di Milano.

La spruzzata di bianco che adorna i capelli di buona parte delle persone che si è presentata ad assistere al concerto nel locale meneghino tradisce la provenienza anagrafica. Il pubblico si dimostra caldo e ben disposto sin dall'inizio di un viaggio che è musicale ma anche – data l'età media dei presenti - dentro a emozioni radicate in un altro tempo, nel passato. Poco dopo le nove della sera, François Tousch prende possesso del palco con la sua fisarmonica portando con sé le note molto francesi di "La valse", la chanson strumentale che apriva la scaletta di "Mlah", il primo album dei Les Negresses Vertes che verrà saccheggiato e farà da spina dorsale all'esibizione del gruppo francese. "C’est pas la mer à boire" fa da ponte per giungere a "Voilà l’été" e rompere gli indugi: la festa può cominciare...e avrà fine solo una abbondante ora e mezza più tardi. Detto del fisarmonicista, a raccogliere le maggiori attenzioni sono i tre membri rimasti dalla formazione originale: il cantante e chitarrista Stéfane Mellino, il trombettista Mich Ochowiak e la corista (ma anche cantante) Iza Mellino spesso armata di tamburello. A completare il gruppo, dietro a tutti Matthieu Rabaté alla batteria e il coreografico Gwen Badoux con il suo trombone.

Il set sorprende piacevolmente perché non conosce tempi morti, è oltremodo compatto ed energico. "Zobi la mouche" è posta a metà dell'esibizione ed è dilatata a dismisura, ad un certo punto si colora di dub e l'Alcatraz si fa discoteca. Non sarà l'unico passaggio del concerto in cui il gruppo sconfina nella techno. "Famille heureuse" e "Les rablablas les roubliblis" sono perfette, con il pubblico che risponde in coro alle richieste che giungono dal palco. Gli ingredienti che hanno sempre distinto Les Negresses Vertes ci sono tutti: si può andare in levare, non mancano sfumature riconducibili al Maghreb, la fisarmonica inevitabilmente rimanda alla canzone francese della tradizione ma sa anche essere ruvida e punk, alcuni arpeggi di chitarra ricordano l'anima gitana del gruppo; ma, più di tutto, colpisce la vigoria di più di una canzone che un tempo era più arrotondata e meno rock. La festa è rinfocolata dalla band che non manca di stimolare il pubblico chiamandolo a battere le mani e a duettare quando richiesto, il tutto condito da un sorriso complice.

Gudagnando l'uscita a fine concerto i commenti che si ascoltano tra i presenti sono di gioia e ammirazione per una band che ha mostrato una padronanza musicale e un carisma davvero notevoli. Se qualcuno prima del concerto aveva il timore di andare incontro alla delusione ripensando ai bei tempi che furono ha avuto una bella sorpresa. Les Negresses Vertes sono in piena forma e non sono cambiati. Alla fine del set, nonostante la stanchezza per un live molto generoso, hanno informato il pubblico che, solo qualche minuto per riprendere il fiato, e si sarebbero intrattenuti per un saluto e a firmare autografi. Mlah in arabo vuol dire 'tutto bene'. Ecco, questa sera è andato davvero tutto bene.

Setlist:

La valse

C’est pas la mer à boire

Voilà l’été

Orane

L’homme des marais

Hey Maria

La faim des haricots

La danse des Négresses Vertes

Zobi la mouche

Famille heureuse

Les mégots

Les yeux de ton père

200 ans d’hypocrisie

Les rablablas les roubliblis

Bis:

Face à la mer

Hasta llegar

Sous le soleil de Bodega


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