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Elio e le Storie Tese: i 30 anni de "La terra dei cachi"

21.02.2026 Scritto da Redazione Rockol

«Italia sì, Italia no...»: "La terra dei cachi" degli Elio e le Storie Tese compie 30 anni. Era il 1996 quando il gruppo milanese si presentò, da totale outsider, in gara al Festival di Sanremo con questa canzone destinata a entrare nell'immaginario collettivo degli italiani. Eseguita per la prima volta sul palco dell'Ariston il 20 febbraio 1996, la canzone uscì il giorno dopo come singolo, prima di essere inclusa a marzo nell'album "Eat the phikis".

"La terra dei cachi", che con un'ironia feroce ritraeva l'Italia e i suoi paradossi, tra scandali, ossessioni collettive e luoghi comuni (giocando con la tradizione popolare di pizza, mafia, calcio e spaghetti), si classificò al secondo posto di quell'edizione del Festival vincendo però il Premio della Critica "Mia Martini". A vincere quell'edizione del Festival furono Ron e Tosca con "Vorrei incontrarti fra cent'anni". Iconiche le esibizioni del gruppo sul palco dell'Ariston. Durante la seconda serata Elio apparve con un braccio finto, per poi tirare fuori quello vero da sotto il maglione. Nella serata in cui i concorrenti del Festival avevano un solo minuto per riproporre un estratto della loro canzone (e tutti avevano optato per eseguire il solo ritornello), gli Elii insieme al maestro Beppe Vessicchio trovarono un espediente per eseguire buona parte del proprio brano, accelerandone al massimo il tempo per complessivi 55 secondi. Nell'ultima serata, infine, i componenti della band si esibirono in abiti da alieni e con la testa rasata colorata di argento (un omaggio al look dei Rokets). 

Dopo la conclusione del Festival di Sanremo, la Procura di Milano aprì un’inchiesta per presunte irregolarità nella votazione. Al centro delle indagini c’erano voci secondo cui Elio e le Storie Tese sarebbero stati in realtà i veri vincitori, ma il risultato sarebbe stato alterato. Ad alimentare i sospetti contribuì anche una battuta fatta a "Striscia la notizia" da Enzo Iacchetti prima della finale: citando tre nomi si formava un acrostico (“Rosa Lino Vince”) che sembrava anticipare la vittoria di Ron (il cui vero nome è Rosalino). I carabinieri rilevarono alcune schede sospette e nacque così la leggenda che il presentatore Pippo Baudo avesse manipolato i risultati. La società incaricata di gestire le giurie demoscopiche smentì ogni irregolarità, sostenendo che i conteggi confermavano la vittoria di Ron anche considerando eventuali schede nulle. Negli anni successivi, lo stesso Elio ha ridimensionato la vicenda, affermando che non ci sono prove concrete che il suo gruppo avesse realmente vinto.

A tre decenni di distanza, il pezzo resta non solo un simbolo del repertorio di Elio e le Storie Tese ma anche un ritratto dell’Italia — e degli italiani — visti attraverso il caleidoscopio comico e intelligente di una delle band più originali del panorama italiano. 


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