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Dj Shocca e “60 HZ II”: “È un ritorno al futuro, non un bancomat”

27.06.2025 Scritto da Claudio Cabona

Dopo quasi vent’anni da “60 HZ”, disco che ha segnato in modo profondo la scena rap, Dj Shocca, produttore e veterano dell’hip hop italiano, ha deciso di pubblicare “60 HZ II”. Si tratta di un producer album composto da 16 brani, tra pezzi completamente inediti e remake di canzoni dello storico primo capitolo. “Un vero ritorno al futuro”, coma racconta lo stesso Shocca. Al suo interno ci sono diverse collaborazioni: Club Dogo, Clementino, Danno, Ensi, Ele A, Egreen, Ernia, Frank Siciliano, Guè, Ghemon, Gemitaiz, Inoki, Izi, Jake La Furia, Johnny Marsiglia, MadBuddy, Mistaman, Nitro, Neffa, Nerone, Primo, Silent Bob, Stokka e Tormento.

Grazie ai suoi beat avvolgenti e underground, Shocca crea dei nuovi tappeti sonori che, però, non recidono le radici della storia, ma anzi le mettono in mostra. “Quando nel 2004 ci fu il decennale del progetto cercai di far scivolare tutto, e così feci – racconta il produttore – allo scattare del ventennale mi reso conto che lavorare su un secondo capitolo sarebbe stata una sfida pesante, ma interessante. Volevo che un nuovo eventuale disco suonasse fresco, ma che allo stesso tempo rievocasse quegli anni. È nato ‘60 HZ II’, che non è un bancomat, non l’ho fatto per ragioni di mercato, ma mosso posso da passione, cuore e anima”. Lo stile di Shocca, caratterizzato dalle sue drums calde e rotonde, da bassline precise, ha innalzato il livello delle produzioni italiane fino a competere con quelle internazionali. Le sue strumentali, negli anni, sono arrivate a essere un punto di riferimento. “Il primo storico capitolo è diventato quello che è diventato perché non è nato per essere una colonna portante o per seguire dei trend, l’ho fatto solo per esigenza – ricorda – lo realizzai in case diverse, seguendo uno stile di vita quasi punk. È diventato senza tempo perché dentro ci sono tutti i miei tratti stilistici, c’è il mio suono. Lavorare su un sequel è stata una grande responsabilità, ma ad aiutarmi in questa missione ci sono stati gli artisti: mi sono accorto di come tutti i nomi coinvolti avessero a cuore quel primo disco, alcuni, quelli di nuova generazione, sono proprio cresciuti con quell’album. Questo ponte tra quello che c’è stato e quello che c’è è la vera chiave”.

Oggi, però, c’è un certo ritorno ai suoni del passato. “Sì, ma questo disco non è una mossa di mercato – sottolinea – il primo volume nacque quando economie e discografia per il rap non esistevano. Oggi c’è un ritorno al boom bap e alle radici, senz’altro, ma questo disco ha comunque ancora dei suoni antagonisti che non sono certo di moda, non sfrutta le 808 o cose simili. Il rap vive di evoluzioni ed è giusto sia così. Molti rapper di nuova generazione hanno voluto uccidere il padre, ma non tagliare il cordone ombelicale con la madre. Andare avanti. Ma c’è una fascinazione e un amore per il sound di certi anni, questo disco si inserisce lì, ma vuole anche guardare a quello che c’è oggi e per questo nella tracklist ci sono diversi nomi giovani e contemporanei. I pezzi a cui tengo di più forse non sono i remake dei brani vecchi, ma gli inediti perché lì ho potuto davvero lanciare delle bombe di hip hop classico con la lingua del presente. ‘60 HZ II’ è ricco di cultura, ma è un disco del 2025”.

(Articolo originale su Rockol.it)

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