“Miss Italia è la vincente, la donna perfetta, quella che non sbaglia niente, che aderisce ai canoni e che rappresenta l’idea stessa di successo”, racconta Ditonellapiaga a Rockol alla vigilia dell’uscita del suo nuovo e terzo album in studio, che prende il titolo proprio dal celebre concorso di bellezza tricolore. Come ha fatto Greta Gerwig con il film “Barbie”, mettendo in crisi l’idea di perfezione della bambola per restituirle complessità e contraddizioni, la cantautrice romana umanizza la figura della reginetta, perché “anche chi appare vincente, non è detto che si senta davvero tale dentro”. In questo titolo breve e provocatorio, Ditonellapiaga riesce a condensare il contesto in cui è nato il nuovo progetto discografico e ciò che rappresenta oggi nel suo percorso artistico, che l’ha vista tornare lo scorso febbraio al Festival di Sanremo con “Che fastidio!”, ancora tra i brani più trasmessi dalle radio italiane. E pensare che, fino all’ultimo, il disco rischia di cambiare titolo, dopo che il concorso Miss Italia ha contestato l’uso della denominazione. “Non mi aspettavo questa reazione", confessa Ditonellapiaga nell’intervista per Rockol: “Pensavo fosse tutto a posto dal punto di vista legale, e in teoria doveva esserlo, però queste cose sono sempre un po’ al limite. Ieri, 8 aprile, si è anche tenuta un’udienza presso il Tribunale di Roma per capire se questo disco possa davvero intitolarsi ‘Miss Italia’. Stiamo aspettando che il giudice si pronunci”.
Con questo lavoro Margherita Carducci, classe 1997, rivendica anche un’altra idea di pop, dimostrando che la musica può far venire voglia di muoversi e ballare senza rinunciare alla dimensione del pensiero e della riflessione, in una forma capace di tenere insieme immediatezza e profondità, leggerezza e consapevolezza. "Miss Italia" prende forma proprio nel suono e nella scrittura dei suoi dieci brani, muovendosi tra contrasti e slittamenti continui. "A livello musicale, la libertà che ho raggiunto mi ha permesso di unire più stili", spiega Ditonellapiaga: "In ogni brano convivono più elementi, più anime, batterie suonate che si alternano a batterie elettroniche. E funzionano insieme perché, questa volta, avevo la lucidità e la chiarezza per mettere insieme ciò che mi rappresenta e amalgamarlo nel modo giusto". Il singolo "Sì lo so" apre l'album come una dichiarazione di intenti, diretta e autoironica nella sua scarica elettrica di pop, quasi disarmante nel modo in cui espone subito la fragilità che attraversa tutto il disco. "Questo album, per me, è un confronto con me stessa: un percorso di accettazione di alcuni momenti di difficoltà che ho cercato di superare proprio attraverso la scrittura, tra crisi e smarrimento, soprattutto legati alla mia carriera", sottolinea Ditonellapiaga raccontando il periodo di crisi che ha anticipato il suo ritorno a Sanremo e il nuovo album: "È un disco profondamente incentrato sul rapporto con me stessa, ma allo stesso tempo strettamente connesso al mio lavoro".
Il racconto di "Miss Italia" poi si allarga e si incrina, tra il cortocircuito del gossip contemporaneo messo in scena da "Tropicana hotline" e il ritmo lento e cinematografico di "Hollywood", costruito su pianoforte, archi e una disillusione nella voce. Tra le due c'è l’instabilità emotiva di "Bibidi bobidi bu", che secondo la cantautrice "racconta molto bene il periodo in cui mi sono trovata sospesa tra due strade, che ho sempre frequentato entrambe: quella del pop più mainstream e quella di un mondo più indie, underground". Aggiunge: "In una fase della mia vita e della mia carriera, questa ambivalenza è diventata un problema, perché mi è stato chiesto di scegliere: quella via di mezzo, così com’era, non funzionava più. Probabilmente la verità è che non ero ancora del tutto a fuoco, e avevo bisogno di capire chi fossi davvero, cosa fosse quella 'C' se non mi riconoscevo né in 'A' né in 'B'. Spero di esserci riuscita con questo disco".
Dopo il tormentone sanremese "Che fastidio!", anticipazione dell'ironia e della provocazione del progetto, arrivano i momenti più introspettivi di "Prima o poi" e "Io", ma anche l'autenticità di "Le brave ragazze" e l'irriverenza dell'autonalitica "Miss Italia", prima della chiusura con "La verità", dove la cassa dritta e l’atmosfera club accompagnano una malinconia sottile fino a lasciare che sia proprio la verità a emergere, in modo inevitabile e quasi fisico. Proprio questa stessa tensione tra corpo e pensiero, tra impulso dance e dimensione più teatrale, Ditonellapiaga ha intenzione di far convivere sul palco durante il tour estivo in partenza alla fine di maggio.Quali sensazioni, emozioni, paure o aspettative accompagnano l’uscita di “Miss Italia”?
Ditonellapiaga: Non ho paure: stavolta mi sento molto elettrizzata, ho davvero voglia che il disco esca. È un lavoro a cui tengo moltissimo e che, per me, è stato importante soprattutto a livello personale, perché durante la scrittura ho elaborato diverse fragilità e momenti di smarrimento, arrivando a poco a poco a chiarire una direzione. Quella strada l’ho scoperta proprio scrivendo, e pubblicare l’album è come dare una testimonianza di questo percorso. È come dire “questa sono io, ora l’ho capito”. Adesso vediamo se riuscite a capirlo anche voi.Già prima di Sanremo, presentando “Che fastidio!”, raccontavi di un periodo in cui ti sei fermata, ti sei messa in discussione e hai avuto anche confronti con i tuoi discografici.
Ditonellapiaga: Credo che un momento cruciale sia stato proprio quello legato alla discussione sul mio nome. Tra i tanti momenti di smarrimento, quello è stato forse il più significativo: il fatto che si arrivasse perfino a proporre di cambiarlo mi ha fatto capire che ci eravamo allontanati troppo. Perché il nome è strettamente legato anche all’identità musicale, al lato testuale e contenutistico del progetto, e se si perde quel senso, vuol dire che qualcosa non torna.A livello musicale, che cosa hai messo davvero in discussione? E, attraverso questo processo, a che punto sei arrivata? Cosa ti ha fatto dire: “No, sono Ditonellapiaga”?
Da lì ho sentito il bisogno di recuperare, di mettere a fuoco le cose guardandomi da lontano, di tornare a farmi delle domande - proprio tante domande. Ho quindi messo tutto in pausa per rimettermi in discussione e, in questo disco, penso di aver fatto un vero percorso di riavvicinamento alla mia identità.
Ho chiarito ciò che per me è essenziale l’essere teatrale, irriverente, ironica, e soprattutto la libertà con cui scrivo. Anche a livello musicale, questa libertà mi ha permesso di unire più stili, come faccio di solito: in ogni brano convivono più elementi, più anime, batterie suonate che si alternano a batterie elettroniche. E funzionano insieme perché, questa volta, avevo la lucidità e la chiarezza per mettere insieme ciò che mi rappresenta e amalgamarlo nel modo giusto.È nato prima il titolo “Miss Italia” o la canzone “Miss Italia”?
Ditonellapiaga: È nata prima la canzone “Miss Italia”. Poi ho capito che poteva essere il titolo giusto per rappresentare tutto il disco, perché in effetti l’album affronta molto il tema del confronto con il fallimento e del non sentirsi vincente. I canoni, la perfezione, il “vero” sono sempre legati a un’immagine di sé perfetta, sorridente, smagliante: per questo mi è sembrato che quel titolo potesse racchiudere il senso complessivo del progetto.Chi è Miss Italia per Ditonellapiaga?
Ditonellapiaga: Per me Miss Italia è, innanzitutto, la vincente: la donna perfetta, quella che non sbaglia niente, che aderisce ai canoni e che rappresenta l’idea stessa di successo. È quella con la medaglia - avrei potuto usare l’immagine della medaglia d’oro, ma suonava meno efficace - quindi è proprio il simbolo della perfezione.Nel testo della canzone “Miss Italia” emergono soprattutto tre parole: “disperata, inadeguata e rivoluzionaria”. A chi fanno riferimento?
“Disperata, inadeguata e rivoluzionaria” sono gli stati d’animo che provavo mentre scrivevo quella canzone: mi sentivo l’opposto di ciò che, nell’immaginario collettivo, è Miss Italia. Però nel brano questa figura viene anche umanizzata, perché, mentre racconto quanto vorrei essere Miss Italia - sentendomi io una schifezza - arrivo anche a pensare che forse nemmeno lei si sente davvero così perfetta. Alla fine, Miss Italia può morire d’invidia per te, può non piacersi, può criticare ogni parte di sé, proprio come faccio io. È un po’ il solito discorso dell’erba del vicino: sembra sempre più verde, ma magari chi hai accanto pensa esattamente la stessa cosa della tua. Anche chi appare vincente, quindi, non è detto che si senta davvero tale dentro.E se fossimo sul palco di “Miss Italia” e dovessi eleggere le tue eroine musicali, chi sarebbero?
Ditonellapiaga: In un podio ideale, anche se potrei allargarlo, come mie eroine mi vengono in mente soprattutto donne, forse perché mi identifico di più in loro: sicuramente Nathy Peluso, Raye e Charli XCX, che in questo momento mi piace molto.
Tornando un po’ indietro, direi che sono cresciuta con Amy Winehouse e con tante altre voci. Però, se penso a quella con cui ho sentito subito un’identificazione forte, direi Nathy Peluso: è simpatica, divertente, anche un po’ sguaiata, e questa cosa mi piace tantissimo.Alla luce di quello che racconti su “Miss Italia”, hai paura che il pubblico possa fraintendere la tua ironia e la tua provocazione, o che non colga il vero messaggio del progetto?
Ditonellapiaga: Sì, ho paura che la mia ironia venga fraintesa e, soprattutto, che venga scambiata per arroganza. Un dubbio forte che avevo, ad esempio sul palco di Sanremo, era proprio questo: temevo che la canzone potesse essere percepita come quella di una “snobbettina” arrogante. Se non la si legge con il giusto spirito, infatti, può sembrare un brano giudicante, mentre in realtà è una canzone di lamentela, di sfogo. Poi, per fortuna, è stata colta in questo senso, ma la paura che potesse essere interpretata diversamente c’era."Miss Italia" è un album che raccoglie elementi già presenti nei tuoi lavori precedenti, “Camouflage” del 2022 e “Flash” del 2024, con tanti generi che convivono e ti rappresentano.
Ditonellapiaga: Penso che “Miss Italia” sia, in qualche modo, il fratello di “Camouflage”, perché gli somiglia più che a “Flash”. Ci sono tanti stili, ma c’è anche un’attitudine molto coerente lungo tutto il disco, cosa che secondo me era già presente in “Camouflage”, anche se lì forse c’era una sorta di bipolarismo, tra momenti in cui mi sentivo potentissima e altri in cui crollavo completamente. Qui invece, pur con momenti più tragici, l’attitudine resta più costante e definita. Le contaminazioni ci sono, ma i vari stili risultano più omogenei tra loro.Qual è il processo che c'è dietro?
Il lavoro è nato in totale libertà: con Alessandro Casagni ho scritto e prodotto quasi tutto il disco, tranne “Che fastidio!”, realizzata anche con Edoardo Castroni ed Edoardo Ruzzi. Abbiamo scelto di non partire mai da reference precise, ma di lasciarci guidare dalle idee.
Io arrivavo in studio con dei concetti, con quello che volevo raccontare: ho fatto un vero e proprio brainstorming, costruendo una mappa tematica del disco - cosa volevo dire, quali atmosfere cercavo. Da lì nascevano anche spunti di titolo, come “Miss Italia”, e insieme cercavamo i suoni più adatti a restituire quell’attitudine e quel contenuto.“Miss Italia” è un disco molto fisico, fa venire voglia di muoversi e di ballare, ma allo stesso tempo contiene momenti più introspettivi - per esempio “Hollywood” e “Io”. L’input sembra essere: pensa, rifletti, ma balla. È anche un modo per dimostrare che il pop può convivere con il pensiero e la riflessione?
Ditonellapiaga: Sì, è proprio un esercizio per la mente e per il corpo. Sono molto contraria all’equazione pop uguale testi che non dicono niente. Soprattutto nella musica dance si tende a pensare che si debba per forza parlare del nulla, con testi un po’ retorici, quasi come se bastasse dire “balla” mentre stai ballando.
Non credo che sia così, e infatti all’estero ci sono tanti progetti che dimostrano il contrario. Questo disco è nato dance perché è il modo più spontaneo che ho per raccontarmi, per riflettere e anche per giocare con gli incastri ritmici delle parole e i giochi che sento più miei, più identitari.
Questa volta abbiamo deciso di seguire proprio questo flusso, un macro flow preciso: avevamo anche dei brani diversi, ma li abbiamo lasciati fuori per mantenere una direzione chiara. Poi ci sono comunque momenti più riflessivi, come “Io”. Ma in generale il BPM resta alto, ci sono pezzi energici, in cui il movimento e il pensiero convivono.Come verrà portato "Miss Italia" sul palco? Su quali elementi ti concentrerai maggiormente? Sarà uno show più fisico, visivo, musicale?
Ditonellapiaga: Sarà sicuramente uno show molto performativo. Ho voglia di portare sul palco anche la teatralità, non solo attraverso le canzoni ma magari costruendo dei momenti più recitati. Sono una grande fan dei musical. Non arriverò a fare “La La Land”, però mi diverte l’idea di creare un contrasto tra un live molto dance, quindi con un’anima club, e una componente più teatrale. È un accostamento un po’ agrodolce, inaspettato, e proprio per questo mi interessa.
Vorrei che tutto l’universo di questo album - l’irriverenza e la teatralità, che ho già portato anche a Sanremo - fosse presente nei concerti, anzi ancora più amplificato.Anche perché è un periodo in cui vediamo pop star che lavorano sempre di più su live che sembrano avvicinarsi molto alla forma del musical, soprattutto all’estero.
Ditonellapiaga: Sì, anche se molto spesso dipende dal budget. Però credo che si possano creare cose interessanti anche senza produzioni enormi: bisogna ingegnarsi, avere le idee giuste. Ad esempio, anche i live di TonyPitony sono super teatrali. Al suo concerto di Londra ha fatto entrare Voldemort, una follia! Ma è proprio questo il bello: a un concerto non ti devi aspettare solo la musica, ma anche qualcosa di diverso, se l’artista ha voglia di farlo. E a me piace molto questa idea.Di solito si dice che l’album di debutto è quello della scoperta, il secondo è il più difficile, il terzo è quello della conferma. A che punto della tua carriera ti senti oggi? E come vivi questo momento, anche come donna nella musica?
Ditonellapiaga: Per me questo disco, soprattutto rispetto al momento difficile che ho attraversato, è stato fondamentale, quasi come se fosse un primo album. È un lavoro che mi ha rimessa in asse, per questo lo vivo come una sorta di rinascita.
Adesso sento di voler sperimentare di più: mi piacerebbe esplorare anche altri linguaggi, pensare a contenuti più audiovisivi, magari arrivare un giorno a scrivere un musical. Ho capito che non devo limitarmi da sola e che, anzi, più mi concedo spazio e trovo nuove forme per esprimermi, più la mia creatività si alimenta.
Sul quarto disco non so ancora dire quando arriverà. Per ora è il momento di vivere questo, portarlo dal vivo e vedere cosa succede.
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