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Dietro le quinte della colonna sonora di Peaky Blinders

29.03.2026 Scritto da Gianni Sibilla

È cominciato tutto con “Red right hand” che accompagna l’entrata in scena di uno degli antieroi più affascinanti delle serie TV: Tommy Shelby, il gangster che controlla la Birmingham di inizio ‘900, raccontato e accompagnato dalle parole di Nick Cave. La sua storia dura sei stagioni e un film, in cui arriva fino ad essere deputato, a vedere amici e famiglia crescere e scomparire in mezzo alla violenza, a confrontarsi con l’ascesa di fascismo e nazismo. Sempre con una canzone a raccontare la sua storia: Thom Yorke, Jack White, Arctic Monkeys, Iggy Pop sono solo alcuni dei nomi che creano il mondo sonoro della serie, per arrivare a Grian Chatten, la cui voce risuona in “The immortal man”, l’epilogo della saga, uscito la settimana scorsa su Netflix. Il cantante è stato coinvolto da Antony Genn, che è il Creative Music Supervisor della serie, oltre che autore delle musiche originali assieme a Martin Slattery. Lo abbiamo raggiunto via Zoom nel suo studio londinese per farci raccontare come si racconta la storia di un personaggio con le canzoni, e come hanno convinto Nick Cave a reincidere la sua canzone più famosa per una delle scene più intense del film.

“Peaky Blinders” è ambientato nell’Inghilterra della prima metà del ‘900. Come avete creato un mondo sonoro con canzoni e musiche contemporanee?
Scegliere “Red Right Hand” come canzone per iniziare un period drama è stata una scelta coraggiosa di Otto Bathurst, il regista. Io ho iniziato a lavorarci dalla quarta stagione e il mio compito era anche quello di occuparmi della supervisione musicale creativa del progetto e di scegliere le canzoni: quella scelta è stata una bandiera, per così dire, che ha guidato le scelte successive.

“The Immortal man” è un film, non la stagione di una serie. Come è cambiato il lavoro su canzoni e musiche?
In questo caso si tratta di un’idea più ampia e ambiziosa, la storia è diversa. Tommy si trova in mezzo alla Storia con la S maiuscola, una guerra, una guerra mondiale. Si tratta dei nazisti, si tratta della fottuta fine del mondo…
È la storia a plasmare il mondo che crei musicalmente e in questa storia c’è un vero e proprio arco narrativo: Tommy se ne sta nascosto e vive da recluso, si aggira in una casa vuota, e poi all’improvviso tutto diventa vasto e imponente. Il punto centrale della storia è che Tommy torna per risolvere la situazione. Dal punto di vista musicale, questo ci porta a poter passare da essere piccoli a grandi con tutto il resto nel mezzo.

A che punto della storia entra in gioco una canzone, dopo che una sequenza è stata scritta o in fase di scrittura? E come lavorate con Steven Knight, l'autore, per scegliere canzoni e musiche?
Nel copione del film c’era solo una canzone, “Red Right Hand”. Ma quando è arrivato il momento, l’originale non funzionava. Ho parlato con Cillian e gli ho detto: “Devi andare da Nick (Cave) e chiedergli di registrarla di nuovo. Deve essere più lenta”. Nick Cave ha esperienza nel mondo del cinema ed è anche un ottimo narratore, e ha capito la situazione.

In “Peaky Blinders” ci sono già versioni diverse di “Red Right Hand”, ma solo cantate da altri artisti.
Sì, ne avevamo già realizzata una versione più lenta nella quarta stagione con Laura Marling, quindi sapevamo che quell’idea funzionava. Nick ha mantenuto la parola, e l’ha reincisa.

Nella serie si attingeva maggiormente a canzoni di repertorio, da riscoprire, ma nel film c’è un approccio diverso: canzoni originali e una colonna sonora strumentale.
Già nella serie avevamo inserito cover incise appositamente da Laura Marling, Iggy Pop e Jarvis Cocker. Quando ho iniziato a lavorare a questo film ho parlato a Cillian Murphy dei Lankum, e abbiamo inserito un paio di cover, ma avevo già qualche idea in mente ancora prima di leggere la sceneggiatura. Con il mio collega di lunga data, Martin Slattery, abbiamo iniziato a comporre la musica dopo aver letto la sceneggiatura. Musica di vario genere: pianoforte e chitarra acustica, brani punk… Tutto suonato con strumenti, non stando di fronte a un computer. La nostra musica è molto fisica, il che si adatta perfettamente a Peaky Blinders, che è un mondo imperfetto e molto fisico. I personaggi che lo popolano hanno vissuto momenti traumatici, a partire da Tommy Shelby, che è molto più complesso di una sorta di gangster malvagio. Questo ci offre quindi una possibilità di creare una musica ricca di sfumature, per inserire i personaggi in un contesto.

Grian Chatten è diventato la nuova voce musicale di Peaky Blinders. A che punto l’avete coinvolto nel progetto?
L’idea è stata mia. Avevo buttato giù qualche idea con Carlos dei Fontaines D.C., abbiamo lavorato con Amy di Amy and the Sniffers, e poi è arrivato Grian. A quel punto stavamo lavorando da qualche mese, avevamo un sacco di bozzetti, ma nulla che assomigliasse a delle canzoni. Lui è arrivato e ci ha preso gusto: è un narratore eccezionale.
Tutti i cantanti che abbiamo coinvolto sono dei grandi narratori: Girl in the Year Above, che ha reinterpretato “Teardrop” dei Massive Attack, i Lankum, Amy Taylor e Nick Cave, ovviamente. Grian Chatten è incredibilmente potente, trasmette autorevolezza.

Le serie TV sono diventate uno strumento potente per riscoprire canzoni classiche, anche per l’industria musicale. Hai mai sentito una pressione nel dover inserire un “needle drop”, una canzone di repertorio, o le scelte sono guidate dal racconto della storia?
Penso solo a ciò che è giusto per la scena. C’è qualche needle drop, ci sono due canzoni dei Fontaines D.C., c’è una canzone dei McCluskey, ma ci stanno bene.

Ci sono due cover dei Massive Attack: una versione potente di “Angel” cantata da Grian Chatten e una versione rarefatta di “Teardrop”.
È stato quasi un caso, frutto di pensieri del tutto indipendenti, e infatti sono state interpretate in modo molto diverso, anche se entrambe hanno un’atmosfera molto alla Peaky Blinders. Forse a un certo punto se ne è parlato, ma il mio modo di aggirare il problema è stato avere delle cover che avessero una loro identità.

Nella scena finale c’è una canzone dei Lankum, che però avete reinciso con la band e Grian Chatten.
Penso che i Lankum siano una band trascendentale, e credo che Radie Peat abbia una delle voci più potenti che abbia mai sentito. Nel primo incontro con il regista Tom Harper, gli ho suggerito di ascoltarli, perché avrei voluto molto lavorare con loro. Tom non ne aveva mai sentito parlare, poi li ha inseriti in quella scena e funzionava alla grande. Gli ho detto: “Fantastico, ma voglio registrarla di nuovo. Fidati, funzionerà anche meglio se potrò mettere le mie mani su ogni singolo aspetto”. Così abbiamo registrato gli archi ad Abbey Road, perché volevo un effetto più imponente, poi arriva anche la voce di Grian, sul finale.

Ripensando al progetto, serie e film, qual è stata la decisione musicale più difficile che hai dovuto prendere?
Alla fine abbiamo tolto due brani in due sequenze: è stata un’idea di Cillian Murphy, sofferta, ma alla fine funziona. Alcuni dei miei film preferiti, come “Il Padrino” o “Chinatown”, hanno pochissima musica, e quando arriva è bellissima. Il fatto è che c’è troppa musica nei film. Penso che il silenzio sia una cosa bellissima.


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