In Italia i Dead South si erano esibiti una sola altra volta, nel 2022. Sempre all'Alcatraz di Milano, sempre in primavera. Lo ha ricordato anche Nate Hilts dal palco. Quindi, a distanza di quattro anni la band canadese è tornata a suonare per i fan italiani che - vedendo come è gremita la venue milanese, seppure in modalità 'ridotta', con il palco posizionato sul lato corto - sono indubbiamente parecchi, calorosi e desiderosi di partecipare a una festa. Il quartetto originario della regione canadese del Saskatchewan non ha un album nuovo di zecca da presentare. O almeno, non nuovissimo. Il loro ultimo disco, "Chains & Stakes", risale al febbraio 2024. Sempre Hilts, a un certo punto del concerto si mette a disposizione del pubblico chiedendo se ci sono domande per la band, nel divertente 'question and answer' che ne segue, informa che il gruppo sta lavorando a un prossimo album la cui uscita è programmata per il febbraio del prossimo anno, con un sorriso chiede di avere ancora un poco di pazienza.
Per comodità spicciola i Dead South sono archiviati alla voce bluegrass ma, naturalmente, come accade per ogni artista o gruppo la realtà racconta che non è mai tutto bianco oppure tutto nero: sono le sfumature a definire il contenuto del quadro generale. E allora nella loro musica non mancano rimandi a country, folk, western, financo al punk. Il canzoniere del quartetto che viene dal Canada prende le mosse dalla tradizione per stravolgerla, rivisitarla, attualizzarla, e innervarle nuova linfa e vita. La messa in scena del palco rimanda all'immagine di copertina di "Chains & Stakes": un paese fantasma, forse di frontiera, di una qualsiasi prateria di cui abbonda il Nord America. I quattro Dead South si presentano on stage con la divisa di ordinanza: camicia bianca pantaloni neri e bretelle, tranne Nate Hilts che indossa anche una giacca nera e ha calato in testa un cappello a larghe tese, anch'esso nero. Il cappellaccio orna il capo anche del barbuto Scott Pringle. Gli strumenti sono quelli di sempre: banjo, mandolino, chitarre, violoncello e una cassa che alla bisogna fornisce gravità e spessore alle loro ballate che trattano di amore, tradimenti, omicidi, alcol, fantasmi, il tutto condito da dosi massicce di ironia e umorismo nero, di quella che si può trovare in gran parte delle fiabe che si raccontano ai bambini.
A parte il suonatore di banjo (addetto anche alla cassa che aziona con il piede), gli altri tre Dead South sono praticamente intercambiabili al microfono. Ciò aiuta a movimentare il live, gli assoli ora di questo ora di quello strumento, furiosi oppure in punta di dita, sono sempre puntuali e funzionali alla buona riuscita dei vari brani e all'equilibrio dell'esibizione. La band ha un affiatamento e una unità che, insieme alla qualità delle canzoni, è il vero segreto – se poi di segreto si può parlare – del gradimento che riscuote presso il pubblico. L'Alcatraz non fa eccezione e risponde entusiasta battendo convinto le mani travolto da un ritmo che spesso si fa davvero irresistibile. Per non dire dalla simpatia e della disponibilità del gruppo, primo fra tutti il 'portavoce' Nate Hilts, che scherza a più riprese con i presenti senza per questo abbassare la temperatura dello show. Dopo una indiavolata ora e un quarto la band passa ai saluti, ma non è ancora giunta l'ora del commiato, dopo qualche minuto nel backstage il gruppo torna alla musica, mancano ancora una quarantina di minuti prima degli auguri della buona notte. Sui volti dei presenti – un pubblico che raccoglie in egual misura donne e uomini, giovani e meno giovani – si legge evidente la soddisfazione di avere assistito e partecipato a un gran concerto.
Setlist:
Snake Man Pt. 1
Snake Man Pt. 2
20 Mile Jump
Son of Ambrose
Boots
Yours To Keep
Time for Crawlin'
The Recap
People Are Strange (cover dei Doors)
That Bastard Son
Black Lung
A Little Devil
Broken Cowboy
The Dead South
In Hell I'll Be in Good Company
Honey You
Clemency (Reprise)
Completely, Sweetly (Reprise)
Travellin' Man (Reprise)
Banjo Odyssey (Reprise)
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link