Il Festival di Sanremo è un grande racconto collettivo e l'edizione 2026, al via domani, non è immune da questa definizione. Quella che sta per cominciare sarà un’edizione che ha scelto di mettere al centro le fragilità, le dichiarazioni d’amore e uno sguardo lucido sull’Italia di oggi. Un mosaico di canzoni diverse per stile e generazione, ma unite da un filo rosso: la ricerca di autenticità. Ad anticipare il mood di questa edizione ci pensa la playlist che trovate qui sotto, che potete ascoltare cliccando su "play". Se Sanremo è una fotografia in movimento della musica italiana, la playlist - che unisce le hit degli ultimi anni ai brani del 2026 - racconta proprio questo: un Festival che cambia, ma che resta sempre fedele alla sua missione più semplice e potente — mettere le canzoni al centro.
Volare (o imparare a farlo)
Ad aprire simbolicamente il percorso è Enrico Nigiotti con la sua “Ogni volta che non so volare”, una ballata intima che parla di cadute e ripartenze. Nigiotti all'Ariston canterà l’incertezza come condizione naturale dell’essere umano: non sapere volare diventa il punto di partenza per provarci ancora. Sulla stessa linea emotiva si inserisce Tredici Pietro con “Uomo che cade”, brano urbano e introspettivo. La caduta, qui, è quasi una dichiarazione di poetica: riconoscere la propria vulnerabilità come atto di coraggio. Due linguaggi diversi – pop cantautorale e rap generazionale – che dialogano sorprendentemente bene.
L’amore, tra fiaba e disincanto
Ermal Meta porterà sul palco dell’Ariston “Stella stellina”, una ninna nanna moderna che fonde dolcezza e inquietudine, con la guerra in Medio Oriente sullo sfondo. Il romanticismo torna in chiave più pop con Tommaso Paradiso e “I romantici”, un inno a chi continua a credere nei sentimenti nonostante il cinismo contemporaneo. Paradiso firma una delle canzoni più immediate del Festival: melodica, nostalgica, pronta a diventare colonna sonora primaverile. E se l’amore è anche conoscenza reciproca, Mara Sattei con “Le cose che non sai di me” racconta il lato nascosto delle relazioni: quello della cantautrice romana è un pop elegante e introspettivo che parla di identità, aspettative e bisogno di essere visti davvero.
Generazione Z e nuove alleanze
Tra i momenti più attesi dal pubblico più giovane c'è la collaborazione tra LDA e Aka7even con “Poesie clandestine”. Il duo campano porta sul palco una scrittura giovane ma consapevole, fatta di amori segreti e sogni condivisi. Più tagliente l’intervento di Nayt con “Prima che”, brano che unisce introspezione e critica sociale. Nayt guarda al tempo che scorre, ai rimpianti, ma anche alle responsabilità individuali in un mondo che cambia troppo in fretta.
Italia, ironia e felicità possibile
Se ci sarà una scossa ironica, arriverà da J-Ax con “Italia starter pack”, in salsa country. Una fotografia pop e sarcastica del nostro Paese, tra cliché e verità scomode, sulla falsariga di Elio e le Storie Tese e la loro "La terra dei cachi". A riportare tutto su un piano più spensierato ci penseranno Maria Antonietta e Colombre con “La felicità e basta”. Una canzone semplice solo in apparenza, che sceglie di sottrarre invece di aggiungere. La felicità come atto rivoluzionario, come scelta quotidiana.
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