Quando, nel 2015, la musicista australiana Courtney Barnett debuttò con l'album "Sometimes I sit and think, and sometimes I just sit", venne salutata con dei convinti evviva da parte della comunità che si riconosceva ed apprezzava il cosiddetto indie-rock. Le sue qualità vennero immediatamente notate da Jack White che le produsse un paio di singoli.
Poi accadde che Kurt Vile, uno dei campioni del folk rock e della scena alternativa statunitense, fosse in concerto in Australia e Courtney fosse chiamata ad aprire il suo live. I due evidentemente trovarono una certa quale affinità artistica ed umana tanto da decidere di realizzare un album congiunto. Così, nel 2017 uscì, "Lotta sea lice" (leggi qui la recensione), il secondo passo discografico della Barnett. Fu indubbiamente una buona idea collaborare con Vile, poteva rivelarsi una sorta di paracadute in caso il disco fosse riuscito male e un lasciapassare per avvicinarsi a un'ulteriore fetta di pubblico portata in dote dal cantautore già nei War on Drugs. Ma, soprattutto, cosa più importante, fu un buon disco.
A quel punto, quello che per molti si rivela essere il 'difficile secondo disco', in realtà per Courtney si era trasformato nel 'difficile terzo disco'. Nel 2018, l'anno seguente la collaborazione con Kurt Vile, ecco che spedisce sul mercato “Tell me how you really feel” (leggi qui la recensione). Courtney canta Courtney ed è la conferma che la ragazza ha la qualità per rimanere a un certo livello.
Ora facciamo un salto in avanti. Il prossimo fine settimana Courtney Barnett pubblicherà il suo nuovo album solista, "Creature of habit", cinque anni dopo il precedente, leggero e acustico, "Things take time, take time" che si discostava, seppure solo un poco da quanto sempre composto, lei liquidò quel cambiamento dicendo: "E' solo un’estensione di quello che ho sempre fatto".
Nel frattempo più di qualcosa però è cambiato nel mondo della cantautrice da quando, era il 2021, uscì quel disco. A quel tempo viveva ancora in Australia, la sua madre patria, mentre ora la 38enne ha spostato la sua residenza a Los Angeles. Questo probabilmente è uno dei motivi per cui il nuovo album "Creature of habit" è stato registrato tutto sommato vicino casa allo studio di registrazione Rancho de la Luna a Joshua Tree nel deserto di Mojave, in California. Quanto a collaborazioni in una canzone dell'album al basso c'è Flea dei Red Hot Chili Peppers e in un'altra canta Waxahatchee.
Sempre a proposito di cambiamenti, il cambio di nazione ha conciso con la dolorosa chiusura della sua storica etichetta discografica, Milk! Records. In risposta a questi mutamenti Courtney ha deciso di riversare tutta quella confusione nel processo di registrazione. "Creature of habit" musicalmente si preannuncia come un ritorno alla Courtney Barnett primigenia e a un rock più teso e garage, mentre il tema principale dell'album riguarda il come superare i propri blocchi mentali per poter vivere appieno la propria vita. Sulle diversità che distinguono i suoi ultimi lavori la Barnett in una intervista ha dichiarato: "Avevo molto spazio per fare molto rumore, a differenza di "These Things Take Time...", che è stato scritto durante il lockdown per il COVID a Melbourne, mentre cercavo di non disturbare i vicini. Se quell'album risulta timido, tranquillo e riflessivo, "Creature of Habit" è l'esatto opposto. Inoltre mi ero appena trasferita in America e stavo vivendo questa nuova avventura, facendo un sacco di cose nuove e vedendo un sacco di posti nuovi. Quindi volevo che questo album fosse davvero gioioso e divertente." Una anticipazione del mood del disco la si può avere ascoltando i singoli "Stay in your lane", "One thing at a time" e "Site unseen".
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