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Cosmo: “Nel nuovo disco ho fatto incontrare Alva Noto e Battisti”

08.04.2026 Scritto da Mattia Marzi

Dopo un lungo volo, il cavallo bianco è atterrato alla Fonte. Nel decennale de “L’ultima festa”, il disco del 2016 il cui tour superò le novanta date e un numero sorprendente di sold out, Cosmo si rigenera con un album che segna una svolta nella sua discografia. “La fonte” esce venerdì prossimo, 17 aprile, a due anni dal precedente “Sulle ali del cavallo bianco” ed è il secondo nato dalla collaborazione con Not Waving, nome d’arte di Alessio Natalizia, produttore e musicista italiano di base a Londra con il quale Cosmo aveva lavorato già ai tempi dei Drink To Me: «Dopo “Cosmotronic”, nel 2018, ho avuto una crisi. L’attesa che circondava il mio ritorno, in seguito al successo de “L’ultima festa”, mi faceva sentire a disagio. Con “La terza estate dell’amore” pensavo di aver esaurito le idee. Poi Alessio mi ha tolto d’impaccio», spiega lui. Che nelle undici canzoni che compongono l’album, il sesto da solista dopo l’esperienza con i Drink To Me, strizza l’occhio alla canzone italiana classica, «quella strofa e ritornello».

Come è avvenuta la svolta?
«Merito di Alessio. Lo cito sempre nelle interviste perché glielo devo: senza di lui io ora musicalmente non sarei qui. Adesso il progetto Cosmo è a tutti gli effetti un progetto a due. Ha liberato elementi latenti nei miei brani: “La cosa più forte che hai sono le canzoni”, mi ha detto. Prima di riavvicinarmi a lui io mi stavo addentrando sempre di più nell’esplorazione del mondo clubbing. È stato lui a riportarmi alla canzone. Un paradosso, perché lui non viene da li, ma dal mondo dell’elettronica, che in questo disco è espresso nei suoni, storti, strani. Abbiamo campionato Alva Noto mischiandolo a chitarre battistiane».

E in mezzo c’è anche Fiordaliso: tra le reference di “Ciao” citi il pop italiano degli Anni ’80. La melodia è un accenno di quella di “Non voglio mica la luna”. Confermi?
«In effetti mi ricordava qualcosa di classico. Ma non capivo cosa. A me sembrava più un rimando a qualcosa di Ornella Vanoni o Patty Pravo. Ad ogni modo, è una melodia che fa parte del mio inconscio. Non l’avrei mai detto».

Rispetto a “La terza estate dell’amore” e “Sulle ali del cavallo bianco”, musicalmente parlando che tipo di lavoro hai fatto questa volta?
«Siamo andati a sottrarre. Partendo da una ballad, da una canzoncina più leggera, melodica, abbiamo cercato il modo per rendere il suono più strano, se lo osservi da vicino, ma allo stesso tempo meno ingolfato possibile di roba. Così siamo arrivati a una forma di semplicità estrema. Con Alessio abbiamo questa idea: meno roba c’è nei dischi a livello di suoni e strati sonori e più è facile ascoltarli, i dischi. Anche se questo disco arriva dopo “Sulle ali del cavallo bianco”, in realtà è un prequel più che un sequel. “La fonte” è un luogo in cui si originano certi sentimenti che nel “cavallo bianco” erano espressi in maniera più tagliente: qui sono meno agitali, spogliati di certe spigolosità. Anche a livello di suoni. Ci siamo detti: “Andiamo dritti, facciamo qualcosa di piacevole”».

Quali sono questi sentimenti?
«Nelle canzoni parlo di dolore, amicizia, amore per un fratello o una sorella, rapporti affettivi».

Il Cosmo di “Quando ho incontrato te” nel 2018 avrebbe cantato: “Quanto è borghese tutto questo, mi vergogno un po’”.
«Ma già ne “L’ultima festa” c’erano temi simili, magari in maniera meno dritta che ne “La fonte”. Vado a spanne, seguo il flusso del momento».

Nel decennale de “L’ultima festa” questo disco apre una nuova fase della tua carriera?
«Non so. Non credo che da questo momento in poi farò il cantautore. Questo è un capitolo che prende spunto da brani come “Talponia” e “L’abbraccio” e sviluppa quel linguaggio lì. È il secondo capitolo di una trilogia».

Il terzo?
«Chissà».

Questo lavoro sulla canzone ti porterà per caso a Sanremo, che per te - fatta eccezione per la partecipazione da ospite con il blitz del 2022 accanto a La Rappresentante di Lista - rimane un tabù?
«No. Ora come ora non ci andrei».


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