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Cos'è successo a Duffy?

27.03.2026 Scritto da Elena Palmieri

Tutto venne raccontato direttamente da Duffy il 25 febbraio 2020 con un post condiviso sul suo profilo Instagram. In quella lunga confessione la cantante gallese, che ebbe un enorme successo grazie al singolo “Mercy” nel 2008, tanto da essere considerata al tempo come “la nuova Amy Winehouse” prima di allontanarsi dalla ribalta, cercò di spiegare la sua prolungata assenza dai riflettori e raccontò di essere stata "stuprata e drogata e tenuta in ostaggio per alcuni giorni" da una persona non identificata. Ora, a distanza di sei anni dal suo ritorno sulle scene, Aimée Anne Duffy, conosciuta semplicemente come Duffy, ha deciso di raccontare in prima persona la sua storia e l’incubo che ha vissuto in un nuovo film-documentario che uscirà su Disney+.

Cos’è successo a Duffy?

Per anni la scomparsa di Duffy dalla scena pubblica è rimasta uno dei misteri più fitti del pop contemporaneo, un’assenza improvvisa e mai davvero spiegata che aveva lasciato sospesa la traiettoria di una delle voci più riconoscibili della sua generazione. Il 25 febbraio 2020, però, la cantante decise di rompere il lungo silenzio con un messaggio pubblicato sui social, in cui, con parole dirette e prive di qualsiasi filtro, raccontò di essere stata "stuprata, drogata e tenuta in ostaggio per alcuni giorni", senza indicare né il momento né il luogo in cui l’aggressione era avvenuta. "La verità è che, e per favore credetemi, ora sto bene e sono al sicuro: sono stata stuprata, drogata e tenuta prigioniera per diversi giorni. Ovviamente sono sopravvissuta", aveva scritto la cantante del post - ora non più disponibile su suo account: "La guarigione ha richiesto tempo. Non esiste un modo leggero per dirlo. Ma posso dirvi che nell’ultimo decennio, nelle migliaia e migliaia di giorni in cui mi sono impegnata a voler sentire di nuovo il sole nel mio cuore, ora il sole splende". Senza specificare tempi o luoghi dell'accaduto, Duffy aveva poi spiegato di aver deciso di raccontarlo successivamente essere stata contattata da un giornalista e aveva aggiunto: "È stato gentile ed è stato incredibile poter finalmente parlare. Vi chiederete perché non ho scelto di usare la mia voce per esprimere il mio dolore. Non volevo mostrare al mondo la tristezza nei miei occhi. Mi sono chiesta: come posso cantare con il cuore se è spezzato? E lentamente si è ricomposto".

Dopo aver raccontato l'incubo vissuto e tenuto segreto per anni, Duffy aveva poi fornito ulteriori dettagli sul rapimento sul suo sito web. In un passaggio dello scritto, ancora disponibile online, la cantante narrava: "Era il giorno del mio compleanno, sono stata drogata in un ristorante, poi sono stata drogata per quattro settimane e portata in un paese straniero. Non ricordo di essere salita sull’aereo e mi sono ripresa sul retro di un veicolo in viaggio". Aveva continuato: "Sono stata portata in una stanza d’albergo e l’aggressore è tornato e mi ha stuprata. Ricordo il dolore e il tentativo di restare cosciente nella stanza dopo che era successo. Sono rimasta con lui per un altro giorno, non mi guardava, dovevo camminare dietro di lui, ero in parte cosciente e chiusa in me stessa. Avrebbe potuto sbarazzarsi di me". Sottolinenando di non sapere come avesse "trovato la forza per sopportare quei giorni", la postar aveva sostenuto che l’aggressore aveva fatto "allusioni velate al desiderio di uccidermi", prima di sottolineare di aver deciso di condivdere la sua esperienza perché "viviamo in un mondo malato". E ancora: "Spero che possa darvi conforto sentirvi meno soli e meno vergognosi, se vi sentite soli. Non mi vergogno più che qualcosa mi abbia ferita tanto profondamente. Credo che se si parla dal cuore, il cuore degli altri risponderà. Per quanto oscura sia la mia storia, parlo dal cuore, per la mia vita e per la vita di altri che hanno sofferto lo stesso". Concludendo il proprio racconto facendo sapere di essere riuscita a scappare da quell'incubo "fuggendo", senza fornire dettagli su come sia riuscita a liberarsi, aggiungendo di "non ricordare come sia tornata a casa", Duffy aveva quindi raccontato di aver inizialmente avuto paura di rivolgersi alla polizia, ma di aver poi raccontato tutto a un’agente donna dopo che qualcuno aveva minacciato di "rendere pubblica la sua storia". La cantante aveva anche fatto sapere di essere stata vicina a "togliersi la vita" dopo l’accaduto e di aver trascorso "quasi 10 anni completamente da sola". Dichiarando infine di sentire di poter "lasciare quel decennio alle spale", la cantante aveva inoltre fatto sapere di sperare di pubblicare "un progetto musicale un giorno", aggiungendo: "Dubito molto che sarò mai la persona che la gente conosceva un tempo".

Cosa racconterà il nuovo docu-film?

La "storia onesta e coraggiosa" della vita e del rapimento di Duffy, come scritto in una presentazione stampa ripresa dai media internazionali, saranno al centro di un nuovo documentario prodotto da Disney+ e Hulu. Il lungometraggio, attualmente senza titolo, né data di uscita, promette un "accesso senza precedenti" alla storia della cantante e che per la prima volta metterà insieme, in forma compiuta, il racconto del successo, della caduta e della sopravvivenza. Annunciato lo scorso 25 marzo, e diretto da Gill Callan, il documentario ripercorrerà quindi la vita di Duffy dalla sua infanzia in Galles fino all’ascesa al successo, oltre al suo ritiro dalla scena pubblica dopo il rapimento. Secondo un comunicato stampa, includerà interviste con familiari, amici e "stretti colleghi" dell’industria musicale.

Sean Doyle, vicepresidente dei contenuti non fiction di Disney+, ha dichiarato: "Quindici anni fa, Duffy era una delle cantanti più famose al mondo. La sua voce era immediatamente riconoscibile e potente. E poi è scomparsa. Questo film darà a Duffy la possibilità di raccontare la sua storia con le sue stesse parole. Ci siamo messi alla ricerca di storie significative guidate da donne, in collaborazione con Northern Ireland Screen, ed è un privilegio che quella di Duffy sia la prima che possiamo contribuire a raccontare. Ma soprattutto, sono profondamente ammirato da Duffy per la sua onestà e il suo coraggio nel condividere la sua storia". Il regista Gill Callan ha aggiunto: "La vita di Duffy è stata segnata dal successo e dalla fama, ma anche dal dolore, dalla resistenza e da un senso di sé indomabile. Sono attratta dalla tensione tra vulnerabilità e sicurezza nella sua storia e da come una persona possa essere profondamente segnata dalle proprie esperienze, ma riuscire comunque a trovare una voce potente ed espressiva, inconfondibilmente sua".

E la musica?

Prima che tutto si interrompesse, Duffy era stata una delle rivelazioni più clamorose della fine degli anni Duemila: il suo album di debutto, "Rockferry" del 2008, aveva dominato le classifiche britanniche e conquistato il pubblico internazionale grazie a un suono che mescolava soul, pop e suggestioni rétro, trainato dal successo travolgente di “Mercy”, diventato rapidamente una hit globale, e accompagnato da riconoscimenti come il Grammy Award e tre Brit Awards, che l’avevano consacrata come una delle nuove voci di riferimento del pop britannico. Il secondo album, "Endlessly" del 2010, pur non replicando l’impatto del debutto, segnò l’ultima tappa di una carriera che sembrava destinata a svilupparsi ulteriormente, prima di interrompersi bruscamente nel 2011, quando la cantante scomparve dalla scena senza spiegazioni, cancellando apparizioni e progetti e lasciando dietro di sé solo interrogativi.

La verità sarebbe arrivata quasi dieci anni dopo, insieme a due brani pubblicati nel 2020 - “Something Beautiful” e “River in the Sky” - che suonavano come tentativi fragili ma necessari di tornare a esprimersi, più che veri e propri ritorni discografici, segnati da un tono intimo e riflessivo, distante dall’immediatezza pop degli esordi. Da allora, però, il silenzio è tornato a imporsi, tanto che il suo profilo Instagram resta fermo proprio al 18 giugno 2020, giorno in cui condivise “River in the sky”, come se anche quel ritorno fosse rimasto sospeso.


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