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Con "Holy show" i Big Sleep non fanno una brutta figura

24.02.2026 Scritto da Paolo Panzeri

I Big Sleep sono un quartetto di Dublino composto dal cantante Rónán Connolly, il batterista fiorentino Matteo Poli, il bassista Aidan Gray e la chitarrista Naiara Clarke LaFuente. La band è nata nel 2019 dall'incontro di Ronan e Matteo, ai due, si sono aggiunti, a completare la formazione, Aidan e Naiara. Il gruppo irlandese deve la propria notorietà a una incessante attività dal vivo che gli ha regalato un nutrito numero di fan (in continua crescita) particolarmente fedeli e affezionati. Con giustificato orgoglio, in una intervista, l'assunto lo ha confermato anche Connoly: "Le persone vengono a sapere di noi quando vengono a un concerto e iniziano a parlarne con gli amici, e questo passaparola è fondamentale. Questa è la mia impressione." Ora, dopo avere pubblicato una serie di singoli, i quattro ragazzi si misurano finalmente con il loro primo album intitolato "Holy show". Un titolo il cui significato può essere reso come 'fare una figuraccia'.

L'amore che si conquista e che si perde

Orecchiabile è la prima definizione che viene da spendere ascoltando il disco, a cui si aggiunge immediatamente dopo da gradevole. Sì, il pop rock dalle molte sfumature e intuizioni dei Big Sleep è parecchio orecchiabile e gradevole. Il tema sviscerato dalle canzoni presenti nell'album è quello della mancanza di una linearità nell'amore, della inevitabile complessità e confusione che ogni relazione amorosa porta con sé. Il punto di vista della band al riguardo potrà apparire forse troppo permeato da un realismo che va a sconfinare nel cinismo oppure nel fatalismo, ed è così esposto da Naiara: "Abbiamo parlato molto di ciò che lega insieme l'album e abbiamo cercato di dare grande risalto al tema dell'amore che si conquista e si perde. È solo un viaggio, come la rotazione di un giorno, tra conquistare e perdere l'amore e la transitorietà che c'è tra questi due." Insomma, accettare la prospettiva e la convinzione che il mettersi in gioco, il rischiare, il prendersi dei rischi, il passare attraverso le esperienze, nel bene o nel male, nel dolore o nel piacere, non possono che portare a una crescita personale come essere umano.

Su disco e dal vivo

Le canzoni di "Holy show" tendenzialmente non innestano le marce alte, preferiscono mantenersi in controllo preferendo accarezzare con la melodia che colpire con il distorsore. L'affiatamento maturato nei molti concerti suonati insieme si riflette in positivo nell'armonia e nella complicità che i quattro hanno offerto anche in sala di registrazione. Il primo album dei Big Sleep si merita quindi un voto alto e le canzoni di "Holy show" dal vivo promettono di essere ancora più convincenti e trascinanti che su disco, così da poter conquistare altri proseliti alla loro causa. Un'opera prima di grande maturità per una band a cui forse mancano le hit per poter sedurre il grande pubblico ed imporsi nelle classifiche di vendita, ma credo che a noi e ai Big Sleep possa stare davvero bene anche così.


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