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Come erano le rockstar negli Anni Novanta

24.03.2026 Scritto da Elena Palmieri

Tra i personaggi famosi, da esponenti del cinema alla musica fino alle personalità della televisione, soprattutto internazionali ma non solo, ha preso piede un nuovo trend social che mostra com’erano negli anni Novanta. Questa tendenza, riassunta dal titolo “What were you like in the ’90s?”, ha portato al proliferare sulle varie piattaforme di brevi video costruiti come piccoli montaggi della memoria, in cui a un’immagine presente - spesso girata oggi, in slow motion o in posa - segue una sequenza di fotografie e clip d’archivio capaci di riportare il pubblico indietro di trent’anni. È un meccanismo semplice ma potente, che si innesta in un movimento più ampio di nostalgia e revival che da anni attraversa la cultura pop, tra ritorni estetici, riferimenti continui a MTV, al linguaggio del videoclip e a una forma di esposizione pubblica ancora analogica, meno filtrata, più fisica, dove l’identità artistica si costruiva attraverso immagini iconiche prima ancora che attraverso l’algoritmo.

A fare da sottofondo a questo trend, neanche a dirlo, è “Iris” dei Goo Goo Dolls, che già dalle prime note riattiva una memoria collettiva, capace di attraversare generazioni diverse. La canzone, originariamente pubblicata dalla band di John Rzeznik nel suo sesto album in studio del 1998, “Dizzy up the girl”, è un brano che i millennial non hanno mai davvero abbandonato e che la Gen Z ha riscoperto, contribuendo a riportarlo ciclicamente al centro dell’ascolto contemporaneo. Lo scorso anno è tornata tra i brani più ascoltati negli Stati Uniti, anche grazie alla sua presenza nella colonna sonora di “Deadpool & Wolverine” e nella serie “Shrinking”, tanto da spingere il frontman a definire in un’intervista al "Wall Street Journal” questo come il momento di massimo successo del gruppo. Oggi “Iris” diventa la colonna sonora perfetta per accompagnare una domanda solo apparentemente leggera, “Com’eri negli anni ’90?”, che si trasforma in una riflessione visiva su identità, trasformazione e permanenza. Non sorprende che tra i primi a partecipare al trend ci siano proprio i Goo Goo Dolls, perché la loro traiettoria negli anni Novanta racconta perfettamente la transizione di un’intera scena, da una matrice più ruvida e alternativa, ancora legata ai circuiti indipendenti e alle college radio, fino a una progressiva apertura verso un suono più accessibile e adulto, culminata nel successo di “Name” e poi definitivamente consacrata da “Iris”, che segna l’ingresso della band in una dimensione globale, tra colonne sonore e rotazioni radiofoniche continue.

Tra i partecipanti a questo recente trend social si ritrovano molti artisti che sono diventati un simbolo degli Anni Novanta o che hanno legato un momento significativo della loro carriera a quel decennio, come Billy Corgan degli Smashing Pumpkins e Bryan Adams, ma anche i Bon Jovi. Accanto a loro, altre icone di quell’epoca - dagli Oasis ai Blur, dai Pearl Jam ai Foo Fighters - non hanno necessariamente aderito al format, ma alcuni di loro continuano comunque a lavorare sulla memoria, riproponendo materiali d’archivio, performance storiche o immagini che riattivano lo stesso tipo di nostalgia. I Red Hot Chili Peppers, per esempio, nei giorni scorsi hanno recuperato gli scatti di Ross Halfin del 1990, i Pearl Jam hanno riproposto un video live di “Black” dall’MTV Unplugged del 1992, mentre i Blur fanno della condivisione d’archivio una pratica costante. Anche Lenny Kravitz, ma soprattutto i No Doubt, continuano a proporre foto o video di trent’anni fa. Per la band di Gwen Stefani arrivano soprattutto nell’ottica di sfruttare la popolarità di “Don’t speak” per ricordare la reunion che avverrà con la residency prevista a maggio alla Sphere di Las Vegas. C’è chi poi non vuole essere da meno partecipando al trend, ma a modo proprio, come Robbie Williams, che dopo un suo selfie attuale - invece di proporre vecchie sue foto degli Anni Novanta - burla tutti con uno scatto storico di Norman Wisdom.

La stessa ironia viene attuata anche in Italia da Cleo, la cantante delle Bambole di Pezza. Rimanendo dentro i confini del nostro Paese, J-Ax decide invece di prendere sul serio il trend su TikTok. Alice Cooper, invece, fa tutto di testa propria piegando il trend alla propria estetica, e partecipando con un video con la giusta didascalia, ma scegliendo una sua canzone, la hit “Poison”, invece che “Iris”. Non mancano poi le popstar come Natalie Imbruglia, che ha legato gran parte della sua fortuna agli Anni Novanta con “Torn”, e le star del rap come Snoop Dogg o i gruppi simbolo di quella decade come Spice Girls e Backstreet Boys. SZA partecipa invece al trend rileggendo personalmente il classico dei Goo Goo Dolls. In mezzo, anche istituzioni come gli Abbey Road Studios, che cavalcano l’onda della tendenza con un carosello di grandi musicisti che tre decenni fa hanno varcato la soglia degli storici studi.

Tra le band che trent'anni fa hanno attraversato un passaggio importante ci sono i Bon Jovi, ad esempio, che negli anni Novanta abbandonarono l’estetica eccessiva della decade precedente per costruire un’identità più matura, sia sul piano sonoro sia su quello visivo, passando da “Keep the faith” a “These days” e dimostrando una capacità di adattamento che li tiene al centro della scena anche in un contesto dominato dall’alternative rock. Per la band di Jon Bon Jovi la partecipazione al trend è addirittura doppia, sia attraverso il profilo del locale del frontman su Instagram che quello ufficiale della band su TikTok:

Anche gli Aerosmith non si tirano indietro, ricordando come hanno attraversato il decennio trasformando il proprio hard rock in un linguaggio sempre più ibrido, capace di dialogare con MTV e con il cinema, fino a trovare in “I don’t want to miss a thing” una sintesi perfetta tra ballata e spettacolo globale.

Immancabile la partecipazione al trend di, tra gli altri, Bryan Adams che con il suo rock radiofonico è stato uno dei protagonisti del decennio tra il 1990 e il 2000, aprendo gli anni Novanta con “(Everything I do) I do it for you”, colonna sonora di “Robin Hood: Il Principe dei Ladri” con Kevin Costner, e numero uno del 1991 per la chart annuale dei singoli negli Stati Uniti di “Billboard”.

Parallelamente, il decennio costruì anche un’altra narrazione, più sotterranea ma altrettanto decisiva, che arrivò con l’affermarsi del punk e dell’alternative fuori dall’underground. I NOFX, con “Punk in Drublic”, incarnarono una forma di resistenza all’industria, rifiutando le major proprio mentre il genere tornava al centro dell’attenzione. Mentre continuava la saga di Eric Melvin contro Fat Mike, quest’ultimo ha condiviso sul proprio profilo ufficiale social un video per cavalcare l'onda del trend "Dad, what were you like in the 90’s?”, con foto che rimandano al periodo d’oro del gruppo negli Anni Novanta.

Gli Offspring, con “Smash” e poi “Americana”, trasformarono quello stesso linguaggio in un fenomeno globale, contribuendo a portare quei suoni frenetici ispirati all’hardcore melodico, ma accattivanti, fuori dall’underground e dentro il mainstream. La band ha partecipato al trend scegliendo come protagonista del suo video Guy Cohen, il "white guy" del noto videoclip di "Pretty fly (For a white guy)", hit del gruppo e canzone simbolo degli Anni Novanta e dell'imporsi del punk rock nelle radio e su MTV.

Gli Smashing Pumpkins, invece, rappresentarono forse la sintesi più complessa del decennio, imponendosi come una band capace di muoversi tra introspezione, ambizione artistica e successo commerciale, passando da “Gish” a “Siamese dream” fino a “Mellon Collie and the Infinite Sadness”, e costruendo un immaginario visivo e sonoro che ancora oggi definisce l’idea stessa di alternative anni Novanta. Non sottraendosi al trend, Billy Corgan riporta il pubblico a quel periodo con un carosello di foto d’archivio che in qualche modo ripercorrono con i suoi cambi di stili e acconciature i primi anni della band.

Anche chi non era ancora protagonista in quegli anni, come i Simple Plan, ha deciso di utilizzare il trend per raccontare il periodo della propria formazione e della gavetta, prima del debutto vero e proprio agli inizi del Duemila. “I’m just a kid”, riprendendo il titolo del loro primo singolo del 2002, è la risposta che la formazione canadese dà alla domanda del trend “What were you like in the ‘90s?”.

Su TikTok anche i Queen si sbizzarriscono e non si tirano indietro dal partecipare al trend sugli Anni Novanta. Dopo una clip di Brian May e Roger Taylor dei Queen tratta dal loro discorso per ricevere il Polar Music Prize nel 2025, il filmato propone una serie di foto dei tuoi artisti per ricordare il loro decennio dopo la morte di Freddie Mercury nel 1991. Alcune immagini del carosello sono infatti tratte dall’evento tributo a Freddie tenuto il 20 aprile 1992 allo stadio di Wembley a Londra.


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