"Segreti nel Nero" è un'operazione filologica di alto livello. Se il prog contemporaneo spesso fa di tutto per suonare "pulito", chirurgico e digitale, questo disco fa l'esatto opposto: abbraccia il suono sporco, saturo e inquietante delle colonne sonore degli sceneggiati gialli italiani anni '70.
Agostino Macor (tastiere e orchestrazioni), Fabio Zuffanti (basso), Martin Grice (sax e flauto), Andrea Orlando (batteria) e Alessandro Corvaglia (tastiere e voce) si riuniscono sotto il marchio L'Ombra della Sera per riportarci là, davanti allo schermo in bianco e nero, a rivivere le atmosfere esoteriche e misteriose di "Ritratto di donna velata", "Il segno del comando", "L’amaro caso della baronessa di Carini". Con una piccola sorpresa extra.
Una macchina del tempo
Dal punto di vista tecnico, il lavoro di missaggio cerca di emulare la risposta in frequenza dei nastri magnetici dell'epoca, con un uso sapiente della compressione analogica per dare quel senso di urgenza tipico delle produzioni di Bixio, Frizzi & Tempera.
Il cuore dell'album batte nel dialogo tra la sezione ritmica e le tastiere vintage-oriented. È un trionfo di mellotron, organo Hammond e sintetizzatori monofonici. Il suono non è mai statico; c'è una ricerca costante di modulazioni che creano inquietudine, per simulare la tensione cinematografica.
Il basso Fabio Zuffanti torna alle sue radici più cupe. Non è solo accompagnamento, ma è trattato con distorsioni fuzz che lo rendono quasi un secondo strumento solista, richiamando lo stile di Fabio Pignatelli dei Goblin. Le chitarre spaziano da arpeggi sinistri in stile "Twin Peaks" a esplosioni psichedeliche. Non c'è spazio per lo shredding e per il virtuosismo, perché ogni nota è pesata per evocare un'immagine visiva.
Da ascoltare in cuffia
Come ogni progetto prog che si rispetti, è ricco di sfumature sonore e, pertanto, è ancora più godibile se ascoltato in cuffia. Anche perché quasi tutte le tracce sono instrumental, ma niente lunghe digressioni solistiche tipiche del prog classico anni '70 (tranne in un caso, di cui parleremo tra poco): i brani sono incisivi e costruiti su un groove ipnotico che a tratti sfiora il trip hop più oscuro o il dark jazz.
È un disco che vive di dinamiche: si passa da sussurri sonori a esplosioni di batteria e synth, con l'atmosfera cinematografica a impreziosire l'ascolto. Chicca a sorpresa: la colonna sonora di uno sceneggiato mai realizzato, tratto dal romanzo di Giorgio De Maria "Le venti giornate di Torino" (1977). Il progetto venne ai tempi abbandonato, non ne restavano che pochi frammenti di girato e alcuni temi musicali composti da un misterioso autore di cui si sono perse le tracce. Ma, grazie a ricerche in archivio, l’Ombra della Sera ha trovato gli spartiti originali e li ha rielaborati in una suite di quasi 20 minuti. Anche questa da gustare, rigorosamente, in cuffia.
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