I Calibro 35 sono una band da sempre nel cuore della nostra testata che, tra le altre cose, in passato li ha anche premiati ai Rockol Awards come artisti dell’anno. E, da diciotto anni, la band è… in missione. Quale?
“Il recupero di tutta una parte della musica italiana bellissima e apprezzata in tutto il mondo, spesso relegata solamente a territori passati, come se l’avessero messa nelle teche di un museo”.Quando iniziarono, in effetti, i Calibro lo fecero rispondendo a una domanda: “Perché non fare un progetto musicale che ci renda fieri del posto da cui veniamo e portare questa musica ovunque invece di partire sempre da quello che hanno fatto all’estero?”. Fu l’inizio di un percorso che continua, come spiegano Tommaso Colliva e Massimo Martellotta.
“Per noi è un viaggio bellissimo che parte dal nostro primo disco, tutto fatto di musiche altrui, ma ben presto ci ha portato a fare musiche originali per i nostri album e per le immagini di documentari, film e serie TV che viaggiano ben oltre i confini dello stivale comunicando a pubblici vicini e lontani. Solo nell’ultimo anno ci sono stati “Exploration” (Record Kicks) - disco preso in considerazione per i Grammy, molti concerti in Europa e negli Stati Uniti, un tributo ai 50 anni di Profondo Rosso con un disco di musiche per bambini ispirato alla storia, le colonne sonore per due serie come “Blanca” e “Sandokan” che dall’Italia vengono distribuite in tutto il mondo e quella per un documentario in cui James Ellroy ci racconta la sua Los Angeles - diretto da un’eccellenza italiana come Francesco Zippel.
Le Olimpiadi
Con l’obiettivo di riportare in vita quella musica ingiustamente trascurata, riappropriarsi dei suoni e dei metodi con cui veniva fatta, per poi utilizzare gli strumenti a disposizione per crearne di nuova, I Calibro 35 sono arrivati fino a un appuntamento con la storia: la partecipazione alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. “È stata un’altra pietra miliare del nostro percorso: siamo partiti da quattro colonne sonore enormi per continuare in una rivisitazione di un songbook tutto italiano, insieme a Margherita Vicario e Davide Shorty e concludere con un nostro brano mentre gli atleti sfilavano attorno a noi in uno dei momenti in cui tutto il mondo aveva gli occhi puntati sull’Italia. Tutto per fare una cosa bella e ribadire che la musica italiana può essere anche altro oltre all’opera e alla musica dance che infatti erano ben presenti negli altri segmenti della serata”.
Come ci si è arrivati?“Un giorno, direi sei mesi fa, arriva un messaggio da Vittorio Cosma - direttore musicale per le parti protocollari: “Ciao, vi andrebbe di suonare alla Cerimonia di chiusura delle Olimpiadi?”. Vittorio è di sicuro un gran burlone ma lo scherzo sarebbe stato un po’ campato in aria per cui si risponde: “Parliamone, volentieri. Ci dovremo allenare per bene ma se possiamo essere utili perché no”. L’idea del team creativo - Stefania Opipari, regista, Adriano Martella, direttore creativo, e il già citato Vittorio in primis - era chiara: rappresentare durante l’evento tutte le sfumature che rendono e hanno reso la musica italiana unica e riconoscibile dall’opera alla dance passando per colonne sonore iconiche e canzoni memorabili che tutto il mondo ha cantato.
Parata delle bandiere – Le colonne sonore
“Le colonne sonore sono un territorio in cui con Calibro abbiamo una certa esperienza, ma fare musica di altri è ogni volta una sfida. Per questa occasione serviva un suono epico in grado di riempire un luogo enorme in tutti i sensi come l’Arena, ma anche sognante e positivo al tempo stesso in modo da sottolineare il momento in cui un'Olimpiade si conclude. Non potevamo quindi ripiegare solamente sulla nostra comfort zone - fatta principalmente di suoni crime e tensivi - e ci siamo dovuti spingere oltre affrontando tre colonne sonore iconiche come “Il Postino” (Luis Bacalov), “Anonimo Veneziano” (Stelvio Cipriani) e “Amarcord” (Nino Rota), portandole nel nostro mondo di quartetto formato band e facendole precedere da un pezzo gigante del nostro spirito guida, Ennio Morricone: “Per un pugno di dollari”. Tutto giusto sulla carta, ma finché non ci siamo trovati sul palco, in mezzo a centinaia di atleti che sventolavano le bandiere dei propri paesi, non sapevamo se l’effetto avrebbe funzionato. E invece è stato grandioso, col giusto bilanciamento di muscoli e dolcezza musicale ad accompagnare un momento bello di celebrazione felice”.
Parata degli atleti – Le canzoni
“Finito il momento delle bandiere dei paesi partecipanti è arrivato quello della parata degli atleti, per il quale l’idea era di avere un medley di canzoni italiane del passato, fruibili da un pubblico internazionale ma che esprimessero appieno la loro provenienza”. Com’è stato scegliere le canzoni?
“Difficilissimo. Bisogna ridurre la storia delle canzoni di un intero paese in 15 minuti e una manciata di brani, rappresentando tutte le sfumature e i periodi… semplicemente impossibile. Per questo con il team creativo abbiamo deciso di concentrarci su un periodo che ci rappresentasse come suono, andando dalla fine dei sessanta all’inizio degli anni ottanta. Dovendo tenere in considerazione brani utilizzati in altre parti delle cerimonie di queste Olimpiadi e avere una buona dinamica all’interno del set… un gran mal di testa.
Dopo un lungo brainstorm con il team creativo, si è deciso di partire da “Nessuno mi può giudicare” di Caterina Caselli per arrivare a “Vieni via con me” di Paolo Conte passando per canzoni da brividi come “Se telefonando” e “Se bruciasse la città”. Una dozzina di pezzi da brividi da mettere in piedi e far risultare fluidi e coerenti uno dopo l’altro”.
Chi canta?
Calibro è un progetto strumentale, come si è deciso chi far cantare?“Anche qui, nodo non semplice da sciogliere. Il panorama delle canzoni che volevamo fare era davvero ampio, non semplicissimo tecnicamente e tutto necessitante di interpretazioni artistiche genuine e sentite. I nomi di Margherita Vicario e Davide Shorty sono stati abbastanza immediati pensando a qualcuno di molto bravo ma anche dotato di una caratura artistica riconoscibile. Due cantanti in grado di adattarsi alle esigenze imposte da un set veloce, che avrebbe cambiato tono ogni 45 secondi ma anche di rimanere solidi attraverso questi cambiamenti, portando un’identità individuale solida. Sono stati meravigliosi calandosi nel set a pieno e riuscendo a surfare tra interpretazioni di Mina, Paolo Conte, Ranieri e Caterina Caselli ma anche di Ricchi e Poveri e Raffaella Carrà. Davvero una prestazione notevolissima, la loro. Bravissimi”.
Arrangiamento
“Abbiamo messo in piedi l’arrangiamento dei brani in modo molto istintivo, pensando semplicemente a come avremmo suonato ognuno dei brani in un nostro concerto, rimanendo rispettosi del materiale di partenza ma anche confortevoli nell’eseguirlo con i nostri strumenti. Abbiamo trovato una quadra per ciascun brano, permettendoci dipartite maggiori su alcuni di essi - come “Via con me” di Conte o “Anonimo Veneziano” - ed essendo più fedeli su altri - come “Nessuno mi può giudicare” o “A far l’amore comincia tu” - mentre per l’omaggio conclusivo a Gino Paoli e Ornella Vanoni con “Senza Fine” abbiamo chiesto l’aiuto all’orchestra. La grossa incognita è stata la durata complessiva del segmento che dipendeva dalla velocità degli atleti nel completare la parata, per cui abbiamo dovuto trovare il modo di essere flessibili con le strutture e adattarci a quello che sarebbe successo durante l’evento, suonando con un occhio allo strumento e uno alla parata che ci circondava. Anche per questo abbiamo ritirato fuori dal cassetto un nostro brano composto per una colonna sonora tempo fa – “Cortina 1976” - che potesse estendersi o accorciarsi a seconda delle esigenze. Alla fine la durata è stata perfetta, ma almeno avevamo un paracadute”.
Sul palco: performance e strumenti
Una chiusura delle Olimpiadi è vista da tanta gente: come siete riusciti a essere accessibili per un settimo del globo terrestre?“Bisogna cercare di comunicare un concetto ben scolpito con tutto quello che ti permette il mezzo, sia il video che l'audio. E per comunicare il nostro immaginario al primo sguardo, anche gli strumenti ci hanno aiutato molto. Eccellenze italiane senza tempo. A cominciare dalle chitarre Wandré di cui ormai si parla, ma è sempre un privilegio usare una chitarra come la Roby in una manifestazione vista da tutto il mondo, ed è anche un ottimo modo sia per incuriosire (non c'è una volta che qualcuno non chieda di che chitarra si tratti dopo che l'ha vista) che per urlare l’Italia più geniale al mondo.
Come anche l'organo Tiger della EKO, che dal primo disco scolpisce il nostro suono e il nostro palco. O la batteria Hollywood Meazzi, sexy come poche cose, che ha sedotto noi ai nostri giorni e gente tipo Max Roach nei tempi che furono. Il Basso Manta della EKO, rosso fuoco e super veloce, e il Binson Echorec: scelto dai Pink Floyd, Led Zeppelin, Shadows e realizzato a Settimo Milanese, e poi gli amplificatori.
Cercavamo un set grande e tutto coordinato, e non potevamo che chiedere alla gloriosa e tuttora attivissima LOMBARDI, che ci ha fornito delle torri che hanno vestito il tutto come delle quinte, e per 20 minutii colpo d'occhio è stato davvero come uscire dagli anni 60. Gli abiti alla Alberto Lupo, super semplici, neri con cravattina e relativo ferma cravatta - accuratamente scelti per noi da Simone Furlan - hanno fatto il resto”.
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