“Siamo sommersi dai messaggi e dalla musica. Voglio solo offrire uno spazio per dove si può stare con noi stessi”, racconta Brian Eno, entrando nei Giardini di San Paolo di Parma.
Eno era a Parma per l’inaugurazione di “SEED” e “My Light Years”, due progetti aperti dal 1° maggio al 2 agosto: da una parte un’installazione sonora site-specific pensata per l’oasi verde cittadina assieme alla giornalista e scrittrice turca Ece Temelkuran, dall’altra un mostra dedicata al lavoro di Eno sulla luce come mezzo artistico: all’Ospedale Vecchio, un edificio del 1400 recuperato dopo lungo tempo, ci sono opere storiche come “77 Million Paintings” assieme a lavori inediti e nuove creazioni, come cinque nuove Light Boxes. Un esempio di arte funzionale “non fine a se stessa ma per valorizzare i luoghi”, secondo il sindaco della città Michele Guerra.Politica e pensiero
Eno si presenta con la bandiera palestinese appuntata sul bavero e lega subito il senso del progetto al presente, perché tutto quello che facciamo è politico, spiega. “Una delle cose di cui abbiamo smesso di essere consapevoli è che viviamo in un’assoluta alluvione di messaggi che ci dicono a cosa dovremmo pensare, come dovremmo pensarci, quanto dovremmo pensarci, cosa dovremmo trascurare e così via”. Per questo, spiega, il compito dell’artista oggi può essere un altro: “Sapete una cosa? Potete pensare a ciò che vi pare. Potete pensare a questo uccello. Potete pensare a come vi sentite seduti su questa panchina. Non sarebbe bello vivere così, in questo tipo di situazione, invece di vivere in un mondo in cui ogni anno vengono spesi 25 trilioni di dollari per le armi?"
Gli fa eco Ece Temelkuran: “Penso che questo giardino abbia un messaggio: fermatevi e pensate. Non andate oltre, fermatevi e pensate. E quale modo migliore per dirlo se non attraverso gli uccelli, che in realtà non dicono nulla. Vi stanno permettendo di pensare, di fermarvi e pensare. E penso che questo sia il giardino per fermare la crudeltà con il nostro impulso innato a creare bellezza. Quindi spero che la gente di Parma possa venire qui, fermarsi e pensare”.
Il senso di “SEED” sta proprio qui. “Ci sono già troppi messaggi. Non voglio dare messaggi. Mi piacerebbe solo offrirvi uno spazio con voi stessi”. L’installazione, realizzata con Temelkuran, è pensata come un luogo di quiete dentro il rumore del presente. Alla fine dell’esperienza, il suono raccolto nel parco sarà inciso su un unico vinile curato dallo stesso Eno e destinato alla Casa del Suono di Parma.
Intelligenza artificiale?
C’è tempo anche per qualche considerazione sul ruolo della tecnologia dell’intelligenza artificiale, per un artista che da sempre usa i software per generare arte e musica: “77 Million Paintings”, la sua opera più famosa, deve il titolo alle quasi infinite combinazioni che si generano lentamente sugli schermi, e che richiederebbero un anno per essere viste per intero. La stessa mostra “My Light Years” è pensata, assieme al curatore Alessandro Albertini, come uno spazio dove accomodarsi vedendo le opere che cambiano forma e colore, su uno dei tanti divani. Un approccio diverso da quello dell’intelligenza artificiale così come la intendiamo ora.
“Un sistema non è come viene descritto. Un sistema è ciò che fa. Quello che mi preoccupa ora non è l’IA in sé, perché in realtà stiamo usando versioni dell’IA da molti anni. È la reingegnerizzazione dell’intelligenza artificiale per fini politici, come ennesimo sistema di controllo, e come un altro modo per rendere ancora più ricche poche persone già ricche”.La musica ieri e oggi
Tra le opere più belle c’è il suo “turntable”, un giradischi che muta in continuazione, e che gli U2 hanno preso a modello per il palco del loro show alla Sphere di Las Vegas. Eno prova a raccontare come è cambiato il suo e il nostro rapporto con la musica: “Ogni epoca ha una forma che è il canone, al centro delle discussioni: negli anni Sessanta e Settanta era la musica, ora non lo è più. C’è troppa musica perché tutti possano condividere le stesse cose. A un certo punto, tutti sapevano cosa ascoltavano tutti gli altri. Non lo sappiamo più”. Per Eno questo non significa perdita di centralità assoluta, ma trasformazione: “Ha un ruolo diverso nell’ecologia della cultura”.
Ma, ci tiene a sottolineare, “Non chiamatemi pessimista. Trovo che oggi ci sia in giro musica più interessante che mai prima d’ora. C’è così tanto da ascoltare”. E scherza sugli anni Sessanta idealizzati: “Chi dice che una volta era meglio dimentica che c’era molta robaccia negli anni Sessanta. Se prendete la Top 20 del 1966, 17 di quelle canzoni non vorreste mai più sentirle in vita vostra”.
Secondo Eno, però, il caos attuale potrebbe produrre un nuovo ordine condiviso: “Nei prossimi 10 o 20 anni ci sarà un nuovo accordo sulla musica che non abbiamo visto negli ultimi 25 anni circa. Ci sarà un altro canone”. Poi precisa con ironia: “Quando dico presto, non intendo durante la mia vita”.“SEED” e “My Light Years” sono realizzati dal Comune di Parma con la curatela di Alessandro Albertini (Influxus) in collaborazione con Dominic Norman-Taylor, Juliana Consigli e Martin Harrison (Lumen London). “My Light Years” è sostenuta da Fondazione Cariparma e Gruppo Davines, mentre “SEED” è sostenuto dal PAC2025 - Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Entrambe sono visitabili dal 1° maggio al 2 agosto, rispettivamente all’Ospedale Vecchio e al Complesso Monumentale di San Paolo.
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