“Che cosa significa ‘enfant terrible’, è francese?”. Blanco lo chiede davvero, senza ironia, mentre ripensa a un’etichetta che negli anni gli è stata cucita addosso più volte, tra esordi importanti, gesti impulsivi e una presenza scenica sempre sul filo della fisicità. “In realtà io sono un ragazzo tranquillissimo, proprio normale”, afferma con un sorriso la voce di “Blu celeste”, che finora non aveva mai adottato quel termine francese per riferirsi a se stesso come un ragazzo di grande spregiudicatezza e sfrontatezza, anticonformista, bizzarro o di aperta provocazione. Alla vigilia dell’uscita di “Ma’”, suo nuovo e terzo album in studio in arrivo domani, 3 aprile, Blanco trasmette la sensazione di un artista che ha attraversato sicuramente qualcosa, senza però volerlo rivelare del tutto o apertamente.
“Secondo me la poesia è dove non c’è poesia. Questa frase non è mia, è di Mogol, credo, però è verissima”, afferma Riccardo Fabbriconi, classe 2003, nel corso della chiacchierata per Rockol: “Quando si cerca la poesia a tutti i costi spesso non c’è. Mentre finisci per trovarla nelle cose più normali, nella quotidianità, anche nelle persone più semplici. È una cosa che appartiene molto a noi italiani, ed è una roba figa davvero”.
Sono passati cinque anni da quando il cantante ha fatto irruzione sulla scena con un album di impatto come “Blu Celeste”, e tre dall’ultimo disco, “Innamorato”, in cui quella stessa irrequietezza si era già smussata. Il percorso si è fatto quindi intricato, non lineare, e “Ma’”, come un nuovo capitolo, vede ora la luce dopo una pausa, inserendosi come un ritorno, ma soprattutto come un punto di rielaborazione.
“Il cambiamento è figo”
“Errori” è una parola che Blanco ha usato nell’anticipare l’annuncio del nuovo album, e che sembra essere diventata quasi una chiave di lettura di parte del percorso. Alcuni di questi sbagli sono emersi pubblicamente, tracciando il percorso del cantante quando è diventato l'artista più giovane a essersi esibito sul palco dello Stadio Olimpico nel 2023, fino al documentario “Bruciasse il cielo” e al singolo del 2024 interpretato interamente in spagnolo, “Desnuda”. Il giovane cantautore è quindi ripassato dalle origini per rimettersi in carreggiata, tornando a lavorare con la Eclectic Music Group di Stefano Clessi, e ripresentandosi sotto i riflettori lo scorso anno con “Piangere a 90”, primo singolo del nuovo disco, per guardare in faccia passato, presente, fragilità e inciampi - appunto.
Il nuovo album “Ma’” confessa inoltre errori personali, più difficili da decifrare, che attraversano le trame delle canzoni. Il disco sembra costruito anche su questa consapevolezza, lasciando che siano le immagini e i frammenti a parlare, senza però esporsi troppo, come anche lo stesso Blanco fa durante l’intervista. Due brani del nuovo lavoro di studio sembrano raccontare in modo velato proprio un pezzo in comune della storia. “Troppe decisioni vado in tilt / Anche se ci provo non son pronto mai / Ti meriti uno meglio di così / Tipo con la giacca e la cravatta sai”, riporta “15 dicembre (Prima)” su una stratificazione pop anni Duemila. La successiva canzone, “27 luglio (dopo)”, continua e su un giro di chitarra il cantante si lascia andare alla malinconia: “Oggi mi sento a pezzi / Sono già passati nove mesi / Tu mi crederesti / Se adesso crollo / Quando guardo il cielo / Un volta detto tutto / una bimba e un farabutto / Non siamo niente di più / Una volta fatto tutto”. Eppure, nonostante gli sbagli riconosciuti e confessati, gli ultimi tre anni sono stati pieni di nuove esperienze, e cambiamento. Ad anticipare “Ma’” è stato infatti un periodo di crescita, di lavoro, di scrittura per altri artisti - da Giorgia a Noemi fino a Irama a Sanremo - e soprattutto di trasformazione personale.
“Ci ho messo tanto tempo perché volevo che fosse qualcosa che mi rappresentasse davvero, non solo in un momento preciso ma anche nel tempo, come persona”, afferma Blanco raccontando la genesi del disco:
E quando il discorso si sposta proprio su questo cambiamento, la risposta arriva con immediatezza: “Sono cambiato sotto tutti i punti di vista: fisicamente, come persona. E meno male, perché il cambiamento è figo visto in maniera positiva”, dichiara Riccardo: “Non saprei dire bene cosa è cambiato, ma so che sono contento. E questo è importante”.
Nel brano che dà il titolo all’album, “Ma’”, ci sono versi come “Io non mi voglio bene, questa vita fa schifo” che, almeno all’ascolto, suonano quasi come una confessione, uno di quei momenti di fragilità che si condividono solo con un genitore. In questo senso, anche l’intero disco sembra muoversi più come una confessione che come un semplice racconto: “In generale quello che voglio far emergere dall’album è sempre la speranza”, sottolinea Riccardo: “Il messaggio deve essere positivo, non di disperazione totale. Io però sono uno che guarda alla canzone nel suo insieme, non alle singole frasi, perché isolate possono essere fuorvianti, un po’ come prendere un titolo e tagliarlo a metà. In realtà ogni frase è legata all’altra, e quella dopo completa il senso di quella prima. Quel brano è indubbiamente una confessione a mia mamma, però è anche il modo in cui riesco a esprimermi meglio. Riesco a esprimermi meglio con la musica che a parole. È una cosa un po’ strana, ma è così, lì riesco a essere più diretto”.
“Un album importante”
“Importante” è una parola che torna spesso quando Blanco parla di “Ma’”. Non è solo una definizione, ma quasi una necessità, una presa di posizione rispetto a un lavoro che è il frutto di quello che l’artista voleva fare. “Innanzitutto, è importante perché c’è mia mamma”, spiega il cantante: “Ma anche perché l’ho lavorato in maniera diversa, nel modo in cui ho vissuto le cose. Io sono un grande fan dei dettagli: a volte contano più del quadro generale. In questo disco volevo che ogni canzone avesse un messaggio preciso. Ci tenevo davvero a ogni singolo dettaglio”.
Oltre che nella foto di copertina e in una dimensione simbolica, il legame con sua madre viene tradotto da Blanco nella decisione di intraprendere un cammino di 42km (che sarà trasmesso live su YouTube dalle 10:30 di oggi, 2 aprile), per consegnarle l’album personalmente nel giorno antecedente all’uscita, partendo da Cisano e arrivando a Calvagese della Riviera.
Come un viaggio, anche “Ma’” è un album lungo, composto da quindici tracce, segnato da cambi di atmosfera e ambientazioni sonore, nonostante il contesto discografico odierno - soprattutto italiano - in cui spesso si punta su lavori brevi, singoli immediati e tante collaborazioni. È un tema da porsi durante la realizzazione di un disco? “In realtà è proprio il fatto che non ci penso troppo. Faccio quello che mi piace, senza stare lì a seguire strategie o schemi”, è la risposta di Blanco: “Secondo me, quando un artista riesce davvero a essere se stesso, questa cosa arriva. In Italia abbiamo artisti fortissimi come Marracash, Madame. Quando esprimono il loro essere se stessi, questa cosa arriva. Si capisce che stanno facendo una cosa perché hanno il bisogno di farla. Quando invece si segue uno schema, quella cosa si sente altrettanto. Per me il punto è essere coerenti con se stessi e farlo per l’arte. Penso, per esempio, a un disco come quello di Rosalía, che è un lavoro incredibile, e dal vivo ancora di più, è qualcosa di oggettivamente potentissimo”.
Questo approccio si riflette anche nel processo creativo di Blanco, totalmente libero, privo di metodo. Alla domanda come nasce una sua canzone, Riccardo spiega: “È molto variabile, non ho mai un metodo fisso. Secondo me non esiste proprio un metodo scientifico, né per fare musica né, in generale, per qualsiasi cosa che abbia a che fare con la creatività. Ed è anche questa la cosa figa. Più vai in profondità nelle cose più non c'è una risposta. Non c’è uno schema replicabile. E forse è giusto così, perché nel momento in cui c’è uno schema, la magia si perde. E quando si perde la magia, diventa tutto meno affascinante”.
Questa libertà non è cambiata negli anni, nemmeno dopo le esperienze come autore per altri artisti, che per Blanco sono state un’occasione per “creare cose che reputo belle”. Aggiunge: “A me non interessa il discorso dell’ego, non mi interessa emergere in quel senso: mi interessa scrivere. Mi piace scrivere delle canzoni, mi piace tutto quello che si può creare e può creare qualcosa. E infatti mi sono sempre trovato bene con le persone con cui ho condiviso momenti di lavoro, proprio perché nessuno metteva davanti il proprio ego: c’era solo la voglia di fare qualcosa di figo, qualcosa che potesse creare poi altro”. E ancora: “Lavorando come autore per altri mi ha aiutato molto, anche perché mi è piaciuto tantissimo condividere. Per me la musica è principalmente condivisione”.
Dal punto di vista musicale, il disco ha visto Blanco ancora affiancato da Michelangelo, con Stefano Clessi alla direzione artistica, oltre a Federico Nardelli, Parisi, Simonetta e Zazu alla produzione. All’ascolto, l’album raccoglie anime diverse, riprendendo alcuni ambienti sonori già attraversati da Riccardo Fabbriconi nel suo percorso, dall’elettronica, all’urban, senza mai definirsi davvero in un genere . In questo nuovo lavoro si trova anche l’uptempo anni Novanta in “Tanto non rinasco”, la chitarra acustica di “Los Angeles” ricrea un paesaggio e un’attitudine ben precise e per questo facili da immaginare, “Woo” parte quasi in modo acustico, con una chitarra un po’ alla “Minority” dei Green Day, per poi aprirsi a richiami quasi pop punk Anni Duemila. “Il mood musicale di ogni canzone nasce dai momenti che stavo vivendo”, spiega Blanco: “Alla fine, siamo anche quello che ascoltiamo, e io ascolto davvero di tutto: amo la musica in qualsiasi forma, soprattutto quella dove sento che poi si sta veramente facendo qualcosa perché si ama la musica. In realtà il mood musicale è quindi dettato solo dal mood della giornata, senza pensare ‘adesso voglio fare l'album rock’. Non ho mai fatto progetti così. Faccio quello che mi sento di fare, basta”.
In alcune canzoni si percepisce anche un uso più controllato della voce, che in alcune canzoni arriva decisamente meno filtrata. Per anni si è parlato di “autotune” spesso in modo superficiale e dispregiativo, senza conoscerne davvero il funzionamento, soprattutto quando si faceva riferimento al mondo urban. “Quando crei è un po’ come cucinare”, scherza Riccardo: “Fai una pasta al pomodoro, ci metti basilico e olio, poi magari provi ad aggiungere il peperoncino. La ricetta tradizionale magari non lo prevede, ma ti viene voglia di sperimentare. Io stesso mi sono fatto mille viaggi su queste scelte. Io sono anche un grande fan delle cose più chiare, più pure. E infatti nel disco ci sono brani così. Però, allo stesso tempo, ho capito che non bisogna mai chiudersi o limitarsi, in generale. L’arte è sperimentazione, è trovare il modo più autentico per dire qualcosa. Il mezzo, alla fine, conta fino a un certo punto”. Aggiunge: “Ci sono pezzi che mi hanno emozionato tantissimo e che, se li avessi giudicati solo per come sono fatti, forse non avrei nemmeno ascoltato. E invece mi hanno toccato lo stesso. Quindi per me conta quello che una cosa ti lascia. Come è fatta passa in secondo piano. Anche fosse la cosa più assurda del mondo, se ti fa piangere, allora funziona”.
Dentro questo impianto si muovono anche le uniche due collaborazioni del disco, “Peggio del diavolo” con Gianluca Grignani, e “Ricordi” con Elisa, già pubblicato come singolo. “Con Gianluca ci sentivamo già da tempo”, spiega Blanco raccontando com’è nato il duetto con l’artista di “Destinazione Paradiso”: “Per me Grignani è uno dei numeri uno, ci scrivevamo, e in diversi momenti è stato anche una persona che mi è stata vicino. Avevo da tempo il desiderio di fare una canzone con lui, perché ha scritto pezzi senza tempo. Il brano è nato in modo molto naturale. Avevo una base che risaliva a due o tre anni fa, iniziata a Las Vegas e poi lasciata lì. Quando l’ho ripresa, ho pensato subito a lui e a ‘Peggio del Diavolo’. Secondo me abbiamo una cosa che ci accomuna, che è far trasparire le emozioni in maniera diretta, anche in modo puro, forse sbagliando a volte e commettendo degli errori. Però senza malizia, anche se a volte questi errori vengono fraintesi. Quello che vedo in Gianluca, e che mi piace molto, è che è una persona totalmente sincera, totalmente pura in quello che fa”.
Da Sanremo, agli stadi ai palazzetti
Il ritorno discografico si accompagna anche a quello dal vivo. Dopo tre anni lontano dai palchi, Blanco si prepara al suo primo tour nei palazzetti, in programma tra aprile e maggio 2026. “Sono molto curioso, perché è un nuovo disco e anche un nuovo tour. Lo show è diverso”, afferma il cantautore: “Voglio vedere cosa mi restituirà questa esperienza. So che voglio dare tanto, questo sì”.
Tra i brani che più lo incuriosiscono dal vivo, c’è proprio quello che dà il titolo al disco e Riccardo confessa: “’Ma’’ sono molto curioso di vederla live. Non è un disco facile da portare sul palco, però segna un momento figo”.
E quando lo sguardo si allarga al futuro, torna inevitabilmente anche il discorso su Sanremo, che Blanco non esclude, ma ridimensiona: “Secondo me, per assurdo, il Festival non ha uno schema vero e proprio. O meglio, lo schema lo crei tu con le tue canzoni”, afferma l’artista, vincitore all’Ariston nel 2022 con “Brividi” insieme a Mahmood: “Quindi non è che c'è uno schema, poi tutti pensano che ci sia, però in realtà lo schema lo fai tu con le tue canzoni, infine non è che ti dicono che brano devi portare. Sei tu che porti la tua canzone, sei tu che scegli cosa devi fare. Quindi non mi precludo l’idea di tornarci un giorno. Adesso però non ci sto pensando, perché sono concentrato sul tour”. Il pensiero di Blanco va poi oltre, verso una visione più ampia del sistema culturale italiano: “Quello che penso, invece, è che in Italia servirebbero più eventi grandi, più occasioni per fare cose belle, che diano vita al Paese”, dichiara Riccardo: “Non un unico momento concentrato, ma qualcosa di più diffuso, più vivo. Non solo incentrato sulla musica, ma proprio sulla cultura in generale. Fare più cose, creare movimento, dare vita a qualcosa - che sia musica, arte, pittura. Non aspettare sempre un unico evento all’anno, ma costruire più occasioni che facciano vivere davvero tutto questo”.
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