Dire “X è il nuovo Y” è sia un classico del racconto della musica, sia un modo un po’ pigro di spiegare un artista: la storia è piena di “nuovi Dylan”, “nuovi Springsteen”, “nuovi Radiohead”, “nuove Amy Winehouse” e chissà quanti altri paragoni.
Però ascoltando Barry Can’t Swim è impossibile non pensare a Fred Again.. Ed è impossibile negare come quest’ultimo abbia creato un format e un modello di riferimento, negli ultimi anni - una sorta di “golden standard” per chi cerca di mettere assieme l’elettronica e il pop, senza tradire l’una né perdere l’immediatezza dell’altro.In questo scenario, Barry Can’t Swim (nome d’arte di Josh Mainnie) rappresenta una declinazione differente, ma altrettanto interessante di questo modello, e “Loner” conferma quanto di buono si era già capito con “When Will We Land” di due anni fa, che si era meritato una nomination al Mercury Prizw.
La formula di “Loner” è ben precisa: produzioni raffinate e campioni vocali, per unire l’elettronica al pop. Sulla carta, nulla di originale - in pratica, eseguito molto bene, con stile. in certi momenti, richiama il suono classico dei Chemical Brothers o del Moby di “Play” - per l’uso di melodie black. In altri, come nel caso di “Kimpton”, gioca su versanti etnici: chiaramente ispirata alle atmosfere di Bonobo, a partire dal collage vocale. In altri momenti spiazza e spariglia: “Machine Noise for a Quiet Daydream” è stata raccontata dall’artista come “una pausa, un respiro dentro il disco”, ma è uno dei momenti più intensi: una poesia di Séamus su cui viene costruito un tappeto sonoro in crescendo.“Loner” esplora anche dimensioni più intime e personali rispetto a “When Will We Land”, che aveva già segnato un successo che - per sua stessa ammissione - ha travolto Barry Can’t Swim, costringendolo a ridefinire la sua identità musicale e pubblica. Così il concept chiaramente dichiarato da Mainnie è la necessità di ricongiungere la sua identità reale (Josh) con il personaggio creato per il palco (Barry). Non è un caso che l’album si apra con un pezzo che si intitola “The Person You’d Like to Be”, che si apre con suoni che ricordano delle sirene e una voce artificiale che parla di cambiamento, su un beat incalzante; anche in questo caso il testo è di Séamus, e la voce poco per volta diventa umana, mentre persona e personaggio provano a riunirsi.
A Barry Can’t Swim manca la dimensione “social” - che è una componente fondamentale del successo del personaggio Fred Again.. - ma recupera in credibilità elettronica, anche uscendo per la Ninja Tune, etichetta che è una garanzia e che pubblica gente come Floating Points o Bonobo (altro termine di paragone che affiora in questo album). Con “Loner” dimostra di aver trovato una sua strada unica nel panorama dell’elettronica pop contemporanea.