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Back to the trap: “King of Dark” non innova, ma diverte

23.02.2026 Scritto da Claudio Cabona

King of Dark” arriva a tre anni di distanza da “Love is war”, il disco in cui Pyrex, ex Dark Polo Gang, aveva tentato una netta virata. Un cambio di rotta evidente non solo nel suono, più aperto e pop, ma anche nell’identità: quel progetto era uscito infatti sotto il nome Dylan, il suo nome di battesimo, e non sotto lo storico moniker Pyrex. Un gesto simbolico, quasi una presa di distanza dal passato trap. Una traiettoria che, però il pubblico non ha mai davvero compreso. E che, con il senno di poi, non sembra nemmeno appartenere fino in fondo alla voce romana. Lo si capisce chiaramente ascoltando oggi “King of Dark”, secondo album solista ufficiale, a nome Pyrex, in cui torna senza esitazioni a sonorità trap più dure, scure e frontali.

Si tratta di un disco totalmente trap. Non prova ad aggiungere nulla al discorso del genere, non lo espande, non lo reinventa. E per questo non ha neppure raggiunto il podio FIMI-Album nella prima settimana di uscita (quello dei singoli sì, prima posizione con "Darkmoney"), nonostante la spinta dei feat. Ma è un album godibile. Chi lo demolisce tanto per demolirlo, ormai sembra più un poser. Lo dimostrano tracce come “Pool Techno”, la title track, “Flash Flash”, “Specchio Riflesso”: c’è perfino un po’ di varietà sonora, ma il filo rosso resta sempre lo stesso. Merito anche di un Drillionaire in forma, cosa che non si vedeva da un po'. Le produzioni sono capaci di sostenere un immaginario che Pyrex conosce e padroneggia. Certo, è un disco fuori tempo massimo. Suono e attitudine sembrano arrivare direttamente da qualche anno fa.

Ma proprio per questo funziona come un oggetto di puro intrattenimento: è un giro di giostra, non promette profondità contenutistica, e non la cerca. Le barre sono divertenti, spesso vuote sul piano lirico, ma chi ascolta trap non cerca il liricismo: cerca un mood. È come quando si torna, da grandi, al luna park con gli amici. E di amici qui, compresi gli ex Dark Polo, ce ne sono tantissimi, visto l’alto numero dei feat. In passato, parlando di “Santana Money Gang” di Sfera Ebbasta e Shiva, si era detto che quello rappresentasse una sorta di “mostro finale” della trap italiana, il punto oltre il quale il ciclo non poteva che chiudersi. Ed è davvero così. Dischi come “King of Dark” sembrano dei back to the future: non aggiungono tasselli, ma rimarcano un territorio già definito. Eppure, in un panorama recente in cui molta “trap nostalgia” si è rivelata superflua e svogliata, questo album almeno è fatto bene. Non è necessario, ma è solido e divertente. E per chi cerca semplicemente un buon disco trap, forse può bastare.

TRACKLIST
1. FLASH FLASH
2. FINEST FEAT. TEDUA
3. DARKMONEY FEAT. SFERA EBBASTA
4. COME UN LADRO FEAT. SHIVA
5. BUSINESS BOY FEAT. TONY EFFE
6. POOL TECHNO FEAT. CAPO PLAZA
7. K.O.D.
8. PROMESSE NON MANTENUTE FEAT. SIDE BABY
9. PELLE NERA FEAT. WAYNE SANTANA
10. VANIGLIA
11. CHE C’ È?! FEAT. RRARI DAL TACCO & FLACO G
12. SPECCHIO RIFLESSO


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