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Arlo Parks: “Sono cresciuta. Sogno di collaborare con Rosalía”

16.04.2026 Scritto da Elena Palmieri

Sono passati cinque anni da quando Arlo Parks, allora poco più che ventenne, debuttava con “Collapsed in sunbeams”, partendo dalla poesia per dare forma a un linguaggio musicale intimo e riconoscibile. Oggi la cantautrice londinese, classe 2000, continua ancora a prendere ispirazioni anche dal proprio diario, ma il raggio delle esperienze si è ampliato, attraversando città diverse e nuovi spazi, fino a portarla a innamorarsi anche su una pista da ballo. Dopo “My soft machine” del 2023, arriva così “Ambiguous Desire”, terzo album in studio pubblicato lo scorso 3 aprile, che segna un nuovo capitolo nella crescita personale e artistica di Anaïs Oluwatoyin Estelle Marinho.

Il nuovo album di Arlo Parks è un disco nato tra la vita notturna e comunitaria di New York e momenti più introspettivi, costruito insieme al produttore Baird (Brockhampton, Kevin Abstract), in cui l’energia dei club - tra suggestioni house, elettroniche e alternative - si intreccia con la scrittura riflessiva e intima, che resta il tratto distintivo dell’artista. È un lavoro tra fisicità e vulnerabilità, in cui convivono movimento e introspezione, corpo e parola. "Sono cresciuta, ho vissuto un grande amore, ho lasciato andare certe cose, sono stata ferita in modi nuovi. Questo disco riflette la nuova vita che ho vissuto", racconta a Rockol.

Che tipo di sensazioni, emozioni, paure o aspettative hanno accompagnato la pubblicazione del nuovo album “Ambiguous Desire”?
Arlo Parks
: Onestamente mi sento molto tranquilla, c’è questa sensazione silenziosa di appagamento che mi attraversa, perché so di aver dato tutto a questo disco e che è esattamente ciò che doveva essere. Dall’immaginario visivo al packaging, dalle immagini alle percussioni, ogni cosa è davvero al posto giusto.

“Ambiguous Desire” segna un’evoluzione significativa del suono di Arlo Parks: quanto è stato naturale spostarsi verso un immaginario sonoro più legato alla club culture?
Arlo Parks
: La direzione dei miei dischi riflette sempre ciò che mi circonda, le mie passioni e il percorso della mia vita: sono come capsule del tempo che uso per conservare le cose che mi hanno colpito di più. Passavo tantissimo tempo nei club, innamorandomi - e innamorandomi anche sulla pista da ballo - quindi è stato completamente naturale che quella musica e quello spazio influenzassero il suono dell’album.

Il titolo “Ambiguous Desire” è molto evocativo: cosa significa questo “desiderio ambiguo”, e in che modo attraversa il disco?
Arlo Parks
: “Ambiguous Desire” parla di fluidità, mistero e desiderio. Impariamo moltissimo su noi stessi attraverso le persone e le cose che desideriamo. Questo disco sembra un collage di spazi liminali, amore e desiderio, quindi quella frase mi è sembrata il contenitore perfetto per racchiudere tutto questo.

Quali caratteristiche ha, per Arlo Parks, un “desiderio ambiguo”?
Arlo Parks
: Un desiderio ambiguo è come la foschia sulla pista da ballo, specchi appannati, lampioni al neon metallici, la catena della persona che ami, che indossi quando ti manca.

"When I catch a / glimpse of heaven / I know I can’t / take it with me / Maybe knowing that is closure", è un passaggio del testo di "Heaven". Mentre alcuni versi di "Luck of life" recitano: "I need a sign / I can’t find a way out / without you", is a quote from "Luck of life". Nelle nuove canzoni convivono intimità e impulso fisico, introspezione e movimento. Quale lavoro è stato condotto per mantenere questo equilibrio?
Arlo Parks
: Non mi sembra un equilibrio costruito intenzionalmente, ho la sensazione di limitarmi a osservare la vita e, in un certo senso, a osservare me stessa. Essere vivi è complicato, quindi quelle frizioni e contraddizioni convivono tutte nel mio lavoro.

Come nasce di solito una canzone di Arlo Parks? Da una melodia, da un testo o da qualcos’altro?
Arlo Parks
: Per questo disco ho iniziato a costruire i brani partendo da melodie oppure da appunti sul mio diario. A volte una melodia mi si fissava in testa dal nulla, altre volte era una conversazione, una storia o un momento che continuava a tornarmi in mente e sentivo il bisogno di metterlo da qualche parte.

Negli ultimi anni hai vissuto tra Londra, Los Angeles e New York: in che modo questi luoghi e le loro scene musicali hanno influenzato il suono dell’album?
Arlo Parks
: Tutte e tre queste città per me sono molto diverse tra loro - nell’architettura, nel clima, nei vestiti, nella forma stessa dell’underground. Londra è casa, ha qualcosa di cupo e torbido: penso alla Croydon post-dubstep, a cose come i primi lavori di James Blake o Kode9, penso ai rave a dicembre e a quando ti perdi nei boschi. New York mi dà l’idea di avere una storia ricchissima legata alla house e alla disco, è vibrante, e tutto e tutti sono sempre in movimento. Los Angeles è estesa, soleggiata e più lenta - le persone si spostano in macchina e collaborano con grande fluidità. Sono tutte e tre delle città speciali a modo loro e le loro energie hanno contribuito ciascuna a modo proprio.

Hai spesso parlato della scoperta della club culture come spazio di connessione: cosa hai trovato lì che prima mancava nella tua musica o nella tua personalità?
Arlo Parks
: La club culture, per me, mescola pubblico e privato in un modo nuovo, e mi ha spinta ad accogliere gli opposti nella mia musica. Potevo guardare dentro di me e allo stesso tempo verso l’esterno. Potevo vivere un’esperienza privata, quasi trascendente, in una stanza piena di migliaia di persone. Potevo mettere insieme batterie abrasive e voci morbide. Credo che questa dualità fosse ciò che mancava.

Il mondo della club culture emerge anche nei tuoi testi: in “Blue Disco” c’è un verso che cita Goldie e Prince. Che tipo di immaginario vuoi evocare e cosa ti ha attratto di quella combinazione?
Arlo Parks
: Stavo semplicemente parlando di quello che mettevo sull’AUX quando facevo la DJ per gli amici. È una frase molto semplice che, secondo me, rende la canzone vissuta, come una fotografia.

Rispetto ai tuoi lavori precedenti, più intimi e da “camera”, “Ambiguous Desire" sembra più aperto e condiviso. C’è una presenza più forte del corpo, del movimento e del ritmo - senza perdere in delicatezza: è stato anche un modo per andare oltre un approccio alla scrittura più interno e introspettivo? Ti sembra anche un cambiamento emotivo, oltre che musicale?
Arlo Parks
: Sì, sicuramente è qualcosa di emotivo. Sono cresciuta, ho vissuto un grande amore, ho lasciato andare certe cose, sono stata ferita in modi nuovi. Questo disco riflette la nuova vita che ho vissuto.

Ci sono stati artisti, produttori o album che ti hanno influenzata in modo particolare durante la realizzazione di “Ambiguous Desire”?
Arlo Parks
: Tantissimi! Per quanto riguarda gli artisti penso a Underworld, Madonna, Burial, Jeff Mills e Solange. Per quanto riguarda gli album penso all'album di remix di “The King of Limbs” dei Radiohead ("TKOL RMX 1234567", ndr), a “Resonant Body” di Octo Octa, e a “For You” di Prince. E poi, come produttori, Shep Pettibone, PinkPantheress e Dev Hynes.

Se dovessi indicare il tuo “album del momento” — qualcosa che senti particolarmente vicino in questo periodo — quale sarebbe, e perché?
Arlo Parks: Il mio album del momento è un disco che si chiama “First Hand Smoke” di DJ Swisha. È un DJ incredibile e il disco è un mix di juke, house e footwork. È davvero molto divertente.

Nel 2022 sei salita sul palco di Glastonbury insieme a Lorde e Clairo. Avete mai parlato di collaborare in studio?
Arlo Parks
: Non ancora, ma penso che sarebbe fantastico, sono persone splendide.

In passato hai già collaborato con Phoebe Bridgers. E per “Ambiguous Desire” hai collaborato con Sampha. C’è una collaborazione che sogni più di altre?
Arlo Parks
: Mi piacerebbe tantissimo collaborare con Rosalía, credo che sarebbe qualcosa che ti cambia la vita.

“Ambiguous Desire” sarà supportato da un lungo tour tra America, Europa e Regno Unito. Come immagini di portare queste nuove canzoni dal vivo? Vuoi portare sul palco l’energia del club oppure reinterpretarle in modo più intimo?
Arlo Parks
: Sicuramente voglio che le persone sentano il basso nel corpo e che ci sia l’energia del club, mantenendo però l’intimità e la poesia dei miei lavori precedenti.

Guardando alla scena musicale degli ultimi anni - soprattutto per gli artisti della tua generazione - cosa pensi sia cambiato di più nel modo in cui la musica viene scritta, prodotta e vissuta?
Arlo Parks
: Penso che oggi la musica si possa produrre ovunque e si è in qualche modo democratizzata: qualcuno può realizzare un disco straordinario anche da casa, ed è una cosa bellissima. Abbiamo più accesso che mai alla creatività.

All’inizio della tua carriera sei stata definita “la voce di una generazione”: senti ancora quel peso, oppure hai trovato un modo diverso di relazionarti a questa etichetta?
Arlo Parks
: Non credo di aver mai sentito la pressione di essere "la" voce per eccellenza, però l’idea di essere una voce mi risuonava, perché sentivo di raccontare storie in cui le persone della mia età potevano riconoscersi. Ora penso solo a fare un buon lavoro e a dire la verità.

Guardando al tuo passato, presente e futuro, quale momento del tuo percorso - artistico o personale - rappresenta per te “Ambiguous Desire”?
Arlo Parks
: Penso che rappresenti un momento in cui sto trovando una vera fiducia in me stessa e imparando a fidarmi del mio istinto.


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