La voce di Anna Calvi è incisiva e ammaliante quando dialoga con quella di Iggy Pop nel singolo “God’s lonely man”, dove prende forma il canto di un monologo interiore distruttivo, attraversato da tensione e desiderio di azzeramento. Solida ma al tempo stesso versatile, in grado di modulare con naturalezza ritmo e intensità, la cantautrice britannica lascia scivolare la propria vocalità dal morbido alle impennate più acute, passando pr sfumature quasi sussurrate senza mai mostrare cedimenti. In “I see a darkness”, rilettura del brano di Bonnie Prince Billy, la voce di Anna Calvi si fa invece profonda e magnetica, mentre insieme a Perfume Genius indaga la solitudine come spazio di rivelazione e fragilità condivisa. Quando risponde al telefono, raggiunta da Rockol per farsi raccontare due importanti progetti che vedono la luce nel mese di marzo, la voce della musicista inglese arriva invece con dolcezza, filtrata da calma e tranquillità. Dopo aver collaborato al progetto Help(2)” (qui la nostra recensione e qui l'approfondimento), la nuova raccolta benefica di War Child uscita il 6 marzo, Anna Calvi ha pubblicato il 20 marzo il suo nuovo Ep collaborativo “Is this all there is?”.
Quattro brani, quattro collaborazioni, quattro personaggi: il nuovo progetto della cantautrice si muove come una piccola architettura narrativa, quasi cinematografica, in cui ogni voce diventa corpo e prospettiva di una stessa domanda, quella evocata dal titolo, traducibile letteralmente in italiano in "È tutto qui?". Calvi lo racconta a Rockol con chiarezza, lasciando emergere il nucleo emotivo che tiene insieme il progetto:
È proprio questa idea di costruzione per figure a rendere il disco un organismo in continuo movimento, dove le differenze diventano struttura. In questa narrazione convivono la spavalderia e la fisicità di Iggy Pop, che apre il lavoro con un groove minaccioso sospeso tra pulsazione e tensione punk, al sussurro fragile e trattenuto di Perfume Genius, fino allo straniamento lucido della “Computer love” interpretata da Laurie Anderson, che sembra smontare e ricomporre il senso delle parole mentre le pronuncia. Il finale, affidato al duetto con Matt Berninger sulla title track, torna invece a un territorio più riconoscibile, ma lo fa attraversando un paesaggio emotivo più ampio, stratificato, quasi industriale, in cui le voci si cercano e si rincorrono.
Ogni collaborazione nasce da un’immagine precisa, da una voce immaginata prima ancora di essere reale. La curiosità è se siano guidate da un’affinità emotiva, da un allineamento artistico oppure anche da quella possibile frizione creativa che può generare nuove direzioni. Anna Calvi spiega quindi:
In questo senso, “Is this all there is?” non è un semplice esercizio di collaborazione, ma un lavoro costruito per sottrazione e scelta, in cui ogni presenza è funzionale a un’idea precisa di racconto. Anche il modo di lavorare riflette questa tensione tra distanza e connessione: "Oggi, molto spesso, non si riesce a lavorare insieme fisicamente, a lavorare nella stessa stanza", racconta la musicista inglese: "Per esempio, Iggy ha registrato la sua voce a Miami, mentre io ero in studio con Mike - ovvero Perfume Genius - a New York. È stato davvero stimolante vederlo lavorare, perché Mike è un cantante incredibile. È stato bellissimo vedere come ha affrontato il brano. Ho rifatto le mie parti vocali dopo le sue, per adattarmi alla sua energia". Aggiunge: "Il processo è diverso per ogni canzone, ma i momenti migliori restano quelli in cui puoi essere nella stessa stanza con un cantante".
Quello che resta, al di là delle singole tracce, è un’idea di musica come spazio condiviso ma rigoroso, dove l’apertura non esclude una forte identità autoriale. Alla domanda su quale sia il dono o l’aspetto più forte che le collaborazioni per “Is this all there is?” le hanno lasciato, Calvi sintetizza la sua risposta con una lucidità che sembra riflettere anche una fase nuova del suo percorso:
Nel suo presente, questa urgenza si muove su più piani. Accanto all’EP, infatti, Calvi è stata recentemente coinvolta anche in “Help (2)”, per cui ha inciso “Sunday light” insieme a Ellie Rowsell, Nilüfer Yanya e Dove Ellis. Un brano che nasce da lontano, da un contesto teatrale, e che trova qui una nuova collocazione. La storia è quella di un’infanzia fragile ma resistente, raccontata attraverso immagini intime e una scrittura essenziale. Rielaborando un materiale già esistente, Anna Calvi ha mantenuto intatto il cuore del pezzo, spostandone leggermente il senso per adattarlo al progetto, che prende forma anche grazie all’invito di James Ford. L’atmosfera, costruita su una chitarra acustica e su una dimensione corale, restituisce un senso di sospensione che richiama proprio quell’idea di immaginazione e speranza che attraversa anche il nuovo EP.
C’è una coerenza sottile, ma evidente, tra i due lavori, che si traduce nella ricerca di uno spazio in cui la musica possa ancora essere un gesto libero, svincolato dalle logiche più immediate. Anche per questo Calvi insiste su un principio che torna più volte nel suo racconto, dando importanza a lasciare spazio, a togliere, e a non saturare. Nel ripercorrere il suo percorso, è inevitabile soffermarsi su come, dopo “Hunter” del 2018, il suo ultimo album in studio di inediti, Anna Calvi abbia progressivamente spostato il proprio baricentro creativo verso la composizione per immagini, firmando tra le altre cose la colonna sonora della quinta stagione di "Peaky Blinders" e lavorando anche per il cinema, come nel caso di "The Souvenir". Queste esperienze hanno portata la musicista a immergersi completamente nella psicologia dei personaggi - fino a entrare, come aveva raccontato lei stessa, nella mente di Tommy Shelby - trasformando il rapporto con la scrittura musicale in una forma di dialogo con ciò che accade sullo schermo. È proprio da qui che nasce la domanda su quanto questo lavoro abbia inciso sul suo modo di intendere il suono, il tempo e la costruzione dell’atmosfera, e su come queste dinamiche si riflettano oggi anche nella sua scrittura.
"Lavorare alle colonne sonore mi ha insegnato a fidarmi di più dell’istinto", spiega Anna Calvi:
È forse proprio in questa apertura che si gioca la forza di “Is this all there is?”, che si presenta come un disco breve, ma capace di espandersi oltre la sua durata, lasciando in sospeso la domanda da cui prende il titolo e trasformandola in un movimento continuo, in una tensione che non cerca risposte definitive. Una soglia, più che un punto d’arrivo. Per Anna Calvi, questo Ep apre al futuro e a una nuova fase. Alla domanda esplicita se sente di star entrando in un nuovo capitolo della sua carriera, magari con un nuovo materiale e forse un nuovo album in studio all'orizzonte, la musicista risponde:
Con questa consapevolezza, resta anche il desiderio di tornare a quel luogo in cui tutto, ancora una volta, prende forma davanti agli altri: "Mi piacerebbe tanto tornare sul palco. Spero di farlo molto presto", conferma Anna Calvi.
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