Addio a David Riondino. Il cantautore si è spento oggi, domenica 29 marzo, all'età di 73 anni, nella sua casa romana. Secondo quanto si apprende, il musicista e attore, di origini toscane, lottava da qualche anno contro una grave malattia. Capace di spaziare dalla musica al teatro, fu lanciato tra il 1978 e il 1979 da Fabrizio De André e la PFM, che lo vollero come artista d'apertura dei concerti della loro leggendaria reunion. Prima di quell'esperienza aveva fondato a Firenze la rock band Collettivo Victor Jara, battezzata così in onore del cantautore cileno assassinato Victor Jara, sostenitore di Allende: con il gruppo aveva inciso gli album "Collettivo Victor Jara" del 1974 e "Non vi mettete a spingere" del 1978. Portava la sua firma quella "Maracaibo" con la quale Lu Colombo nel 1981 conquistò le classifiche: la canzone fu la colonna sonora dell'estate di quell'anno e un pezzo di culto della musica pop italiana degli Anni '80.
La canzone l'anno scorso, a distanza di oltre quarant'anni dalla sua pubblicazione, finì al centro di una disputa tra lo stesso Riondino e Lu Colombo. Complice un'intervista concessa da Lu Colombo (vero nome Maria Luisa Colombo) a Repubblica, nella quale la musicista aveva dichiarato: «Non ho figli ma "Maracaibo" è come se lo fosse. Un figlio che mi ha dato tante soddisfazioni e altrettanti grattacapi. Mi sono sentita prigioniera di una canzone». Già nel 2018, in realtà, i due si fecero una battaglia proprio sul tema della paternità di "Maracaibo", come ricordò Riondino rispondendo a Lu Colombo: «Se le canzoni somigliano ai figli, ci sono canzoni che nascono “creandole” insieme. In qualche modo, sessualmente condivise. Non è questo il caso. La canzone è arrivata già compiuta, è stata adattata, da Colombo con un gruppo di lavoro consistente. Poi naturalmente cantata. Si potrebbe definire una maternità adottiva, o ‘adattiva’. Cosa che niente toglie alla genitorialità, naturalmente. Una canzone è in gran parte la voce che la identifica. Per questo fui io a proporre che questo mio pezzo, una volta adattato, dividesse a metà l’anagrafe. Dispiace molto che tu ti sia sentita, come dici, prigioniera di una canzone, ed è interessante il tuo cenno alla maternità che forse è il motivo per cui, sentendo tua figlia la canzone, hai riconosciuto la mia ‘paternità’ soltanto nel 2018, dopo una mia azione legale».
Dietro il ritmo dance caraibico "Maracaibo" nascondeva una storia cupa di spionaggio, amori proibiti, traffico d'armi e riscatto. Il testo racconta le peripezie di Zazà, una ballerina cubana, amante di Fidel Castro (citato come Miguel per censura), che, dopo essere scampata a un attentato, gestisce una "casa di piacere" a Cuba.
Riondino si decise a pubblicare la sua versione del tormentone nel 1995, nell'album "Quando vengono le ballerine?", il settimo della sua carriera. Sempre al 1995 risale la partecipazione come autore al Festival di Sanremo: Riondino firmò per l'allora compagna Sabina Guzzanti il brano "Troppo sole", eseguito dalla comica insieme al gruppo La Riserva Indiana, di cui lo stesso Riondino faceva parte insieme a Nichi Vendola, Sandro Curzi e Antonio Ricci. Si classificò al diciottesimo posto.
L'ultimo album, "Bocca baciata non perde ventura, anzi rinnova come fa la luna. Canzoni dal Decameron di Giovanni Boccaccio", è uscito nel 2017. L'ultima sua iniziativa, rimasta incompiuta, è la Scuola dei Giullari, un centro di formazione diffuso dedicato alla composizione di canzoni.
I funerali si svolgeranno martedì 31 marzo alle ore 11 alla Chiesa degli Artisti a Roma, in Piazza del Popolo.
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