Vi sono album che più di altri hanno la sfortuna di subire un trattamento iniquo da parte della critica, finendo spesso per essere ricordati come non meritevoli di attenzioni. Se parliamo di una band storica come gli AC/DC, è in particolare il loro decimo capitolo da studio a essere interessato, inspiegabilmente, dal trattamento di cui sopra: 'Fly On The Wall', del 1985. E dire che pure ve ne sarebbe, nella ormai sconfinata discografia degli australiani, di materiale in surplus da scartare: difficile non trovarne, in chi ha avuto una lunga carriera (vedi Bob Dylan), ma davvero non si capisce perché si dovrebbe schifare un album così pieno di brani schiettamente rock & roll, lungo il quale infuriano riff ad alto voltaggio e un suono globale che, sebbene intrinsecamente AC/DC, riesce a essere a suo modo fresco e rinnovato: dai detonanti singoli "Shake Your Foundations", "Sink The Pink" e "Danger", all'irruenza del brano eponimo; da "First Blood", "Playing With Girls" e "Stand Up", un altro di quei classici mancati, alla combinazione finale composta da "Hell Or High Water", "Back In Business" e "Send For The Man".
Un album dal potenziale incolto
Remare contro 'Fly On The Wall' è, a ben vedere, un esercizio osservato spesso da chi dovrebbe pur capirci qualcosa, in fatto di "rock duro", come il rotocalco inglese "Classic Rock", che non pago di averlo inserito in una delle tante liste dei "peggiori album di sempre", lo ha pure abbandonato fra gli ultimi gradini dell'opera omnia degli AC/DC. Storicamente, però, a maltrattarlo per primo fu il magazine americano "Rolling Stone", che in tempi non sospetti lo liquidò come "sessista e politicamente scorretto", lamentando come fosse impossibile "decifrare una sola parola della glottide da trapano da dentista del cantante Brian Johnson". Vista l'impossibilità addotta, non si capisce tuttavia in che modo fu tratto il giudizio di cui sopra ("Rolling Stone" sarebbe poi lo stesso che già nel 1969 osò bocciare l'omonimo esordio dei Led Zeppelin, accampando tesi inverosimili per demolire la credibilità artistica di Plant, Page, Jones e Bonham - lo saprà chi ha visto il documentario 'Becoming Led Zeppelin'). Fortuna che a spezzare una lancia in favore di 'Fly On The Wall' ci hanno pensato personaggi che la musica la suonano - e anche piuttosto bene -, come il cantante/chitarrista Danko Jones, del trio che porta il suo stesso nome, o il country rocker Ryan Adams, secondo il quale sarebbe oggettivamente impossibile rintracciare in 'Fly On The Wall' un momento sonoro superfluo. A produrre il disco in questione, comunque, furono gli stessi fratelli chitarristi della band, Angus e Malcolm Young, perlopiù spinti dall'idea di catturare lo spirito dei loro esordi. Portando all'attenzione dei fan la competenza ritmica del batterista Simon Wright, scelto come sostituto ufficiale di Phil Rudd, 'Fly...' rivelò insieme un carattere degli AC/DC insolitamente sollazzevole, corroborato da una fumettistica copertina a opera di Todd Schorr, esponente della Lowbrow art (o "pop surrealismo" - della stessa corrente anche il Robert Williams autore del quadro 'Appetite For Destruction', poi impresso sul primo storico album dei Guns N' Roses, titolo compreso). Particolarmente rifinito nell'aspetto della colorazione, il disegno di Schorr combinava un certo vocabolario visivo - chiaramente influenzato dai cartoni animati - con una raffinata abilità tecnica basata sui rigorosi metodi di pittura degli antichi maestri del disegno. Anche se poi, più genericamente, l'intento primario del disegnatore sarebbe stato quello di tessere narrazioni intricate e pungenti, ma altrettanto umoristiche nel loro commentare l'umana condizione.
Il contesto storico correlato a 'Fly On The Wall'
Con 'Back In Black' gli AC/DC erano entrati negli anni Ottanta a colpi di cannone, come testimoniato dall'artwork del seguito non così degno di quello stesso top seller, 'For Those About To Rock We Salute You'. E se già i responsi riguardo al pur discreto 'Flick Of The Switch' erano stati tiepidi, quando il quintetto si recò in Svizzera per stendere su nastro il materiale di 'Fly On The Wall', lo fece con una consapevolezza diversa: prendendo atto, cioè, che non sarebbe stato più tanto semplice restare agevolmente in bilico in un business dove ora, a dettare le regole del mercato, erano perlopiù i canoni imposti da un medium televisivo come MTV. Anche per questo, probabilmente, fu dato mandato di realizzare, in accordo con la loro label, la Atlantic Records, un gruppo di cinque bizzarri video promozionali, tutti speculari, per promuovere al meglio 'Fly On The Wall': quello per la title track, quello per i suoi tre singoli, e quello per "Stand Up", poi pubblicati in toto nel formato più gettonato dell'epoca, il VHS. L'esito dell'operazione fu positivo, poiché certamente aiutò l'album nel sua ascesa, seppur lenta, verso il disco di platino.
La band coinvolta in un inquietante caso di true crime
I fan non fecero mancare la loro sentita partecipazione al tour di 'Fly On The Wall' (che vide come supporto il virtuoso chitarrista Yngwie Malmsteen - quanto di più lontano dallo stile asciutto dei fratelli Young), ma qualcosa andò storto quando la stampa cominciò a gettare fango sugli AC/DC, dopo che sulla scena di un crimine fu rinvenuto un cappellino con impresso il loro famoso logo (quello col fulmine fra le lettere). Autore del misfatto il killer seriale Richard Ramirez, un soggetto disturbato che era solito irrompere in orario notturno nelle case delle sue vittime e che per questo era stato soprannominato "the night stalker" dalla polizia californiana che gli era alle calcagna. Qualcuno si spinse a ipotizzare l'esistenza di un improbabile nesso fra quel soprannome e un brano della band, tratto dall'album 'Highway To Hell' e intitolato "Night Prowler", ma l'accanimento sugli Young e i tre soci non si esaurì lì. Piovvero accuse infondate di satanismo, e su di essi si allargò l'assurdo teorema secondo il quale le quattro iniziali del loro nome avrebbero trovato un sicuro "match" - passateci il termine forense - nella frase "Anti-Christ, Devil's Child" (un po' come i Kiss, sulla stessa falsariga, sarebbero stati i "Knights In Satan Service", "cavalieri al servizio di Satana"). Un tal ciarpame contribuì senz'altro, in un modo o nell'altro, a far passare 'Fly On The Wall' in sordina, ed è per questo che a quarant'anni esatti dalla sua originaria pubblicazione, sembra doveroso restituirgli il valore che sinora non gli è stato conferito. Un valore che è prima di tutto quello di un disco che nei suoi quaranta minuti, la durata perfetta per un album, aggrada e intrattiene. Nel 1990, dopo essere apparso ancora sull'apprezzabile 'Blow Up Your Video', il seguito di 'Fly On The Wall', Simon Wright figurerà nei Dio (la band del grande Ronnie James), rendendosi protagonista di una rispettosa prova strumentale sul poco fortunato 'Lock Up The Wolves'. Il tutto mentre gli AC/DC si appresteranno a riabbracciare il grande successo commerciale con 'The Razors Edge' e il suo principale singolo, "Thunderstruck" (oggi il terzo brano della band più ascoltato in streaming, dopo "Highway To Hell" e "Back In Black").