Nel 2015 alla vigilia del suo sessantaquattresimo compleanno citò "Whem I'm sixty-four" dei Beatles: «C'è una canzone dei Beatles che si intitola "When I'm sixty-four" e che è caratterizzata da una melodia felice e gioiosa: ecco, io mi rispecchio in quella musichetta. Il mio futuro sembra gradevole, mi diverte: non posso chiedere di più». Undici anni dopo la colonna sonora perfetta per rappresentare la sua età rimane quella melodia lì, quella «musichetta», anche se gli anni non sono più 64 ma 75. C'è una stagione della vita in cui molti artisti scelgono di rintanarsi nella loro zona di comfort. Diventano, per citare Umberto Tozzi, dei "vaffanculisti". E poi c'è Francesco De Gregori, che invece sembra aver intrapreso il percorso opposto. Per decenni è stato il cantautore schivo per eccellenza. Il Principe, non a caso. Burbero con i giornalisti, parsimonioso nelle interviste, allergico alle semplificazioni. L'emertismo dei suoi testi lo ha reso una figura quasi austera nel panorama musicale italiano: un poeta restio a spiegarsi, più incline a sottrarre piuttosto che ad aggiungere. Eppure proprio ora che con la sua storia artistia potrebbe permettersi il lusso della distanza, a 75 anni De Gregori sembra divertirsi (come nella foto in alto) e sorprendere come non ha mai fatto nel corso della sua vita e della sua carriera: è come se stesse vivendo una nuova giovinezza artistica, fatta di aperture inattese, sperimentazioni, divertissement. E anche piccoli tradimenti della propria immagine.
I fan storici non presero benissimo, due anni fa, la sua disponibilità a concedere le proprie canzoni ad aziende, per alcuni spot. De Gregori non lo aveva mai fatto. E nessuno pensava potesse mai farlo. Le canzoni in questione erano "La storia" e "Sempre e per sempre", entrambe finite nelle martellanti pubblicità di una nota compagnia dell'energia. Una mossa sorprendente, per chi ricordava il suo rigore quasi ascetico, ma che per il Principe deve aver rappresentato qualcosa di significativo, forse il segnale di un diverso rapporto con il proprio repertorio, meno sacrale che in passato. Forse, banalmente, in questa fase della sua carriera - e della sua storia - De Gregori non vuole fare come il Bufalo Bill della nota canzone, che rievoca i tempi gloriosi del West. «Ma non lo vedi come passa il tempo, come ci fa cambiare?», cantava del resto lui nel 1996 in "Battere e levare".
Ancor prima dell'operazione relativa a "La storia" e "Sempre e per sempre" un segnale di apertura, di leggerezza, De Gregori lo aveva lanciato con la collaborazione con Checco Zalone per l'album "Pastiche". Un incontro che, sulla carta, avrebbe fatto storcere il naso a molti custodi dell’ortodossia degregoriana, ma che racconta invece la curiosità del Principe in questa fase della sua storia. Mettersi accanto a una figura simbolo della comicità popolare significa accettare il rischio del fraintendimento, uscire dalla torre d’avorio per entrare in un territorio dove ironia e leggerezza convivono con il mestiere della canzone: «Sono andato a molestare Checco nella sua città, non lo conoscevo. Da lì poi abbiamo fatto amicizia, ci siamo confrontati e frequentandolo ho sentito come suonava il pianoforte. Così è venuta l'idea di fare qualche cosa insieme, di utilizzare questa sua dote sì conosciuta ma fino a un certo punto».
Questa nuova leggerezza non cancella il De Gregori di "Rimmel" (di cui peraltro l'anno scorso ha festeggiato i 50 anni: qui il nostro speciale) o di "Viva l'Italia". Semmai, lo completa. Lui che per anni ha praticato la reticenza, nei suoi settanta ha deciso di concedersi una libertà ulteriore: non dover più corrispondere all’immagine costruita attorno a lui. La libertà più grande, forse, è proprio questa: tradire il proprio passato. Non rinnegarlo, ma sottrarsi alla sua tirannia.
«Will you still need me, will you still feed me / When I’m sixty-four?», domandava Paul McCartney alla sua innamorata in quella canzone dei Beatles. Lo parafrasiamo: abbiamo bisogno di questo De Gregori, a 75 anni? La risposta è alla Sal Da Vinci: per sempre sì.A questo link il nostro speciale su Francesco De Gregori
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