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10 successi fondamentali della carriera di Prince

21.04.2026 Scritto da Michele Boroni

"I Wanna Be Your Lover" (1979)

Il primo singolo di successo arriva al secondo album, dietro alle forti pressioni dell’insoddisfatta Warner Bros. Records, l’etichetta discografica che aveva riposto massima fiducia nel giovanissimo Prince, concedendogli la produzione del primo disco e il permesso di suonare tutti gli strumenti. Così incalzò Prince per avere qualcosa di più accessibile e lui scrisse questo brano in fretta, ottenendo un posizionamento nella top 40 di Billiboard. Grande groove che cavalca l’onda della disco music rendendola però più asciutta, elettrica e “minimalista" con quei synth caratteristici che sembrano fluttuare. 

 

"Little Red Corvette" (1982)

Con questa canzone prende forma il suono di Minneapolis che poi impazzerà per tutti gli anni ’80 e ’90 non tanto per mano di Prince quanto per tutte le sue protégés e per le future produzione di Jimmy Jam & Terry Lewis. Insieme a “Billie Jean” di Michael Jackson è stata la prima canzone di un artista black a entrare nella heavy rotation di MTV, peraltro con un testo tutto basato sulla metafora auto e sesso, desiderio e vulnerabilità. È la prima canzone di Prince a entrare nella top 10 USA. 

 

"When Doves Cry" (1984)

“When doves cry” non è solo il primo singolo di Prince che raggiunge il N.1 delle classifiche USA e di molti altri paesi, ma è quello che segna il profilo artistico rivoluzionario di Prince. Pur essendo un brano di matrice r&b, genere tipicamente supportato dal basso, Prince decide coraggiosamente allultimo di togliere la linea di basso per creare uno spazio di vuoto claustrofobico che rende subito riconoscibile il pezzo. Il testo mette in scena lo specchiarsi di due amanti nei difetti dei propri genitori, scavando in modo originale nel trauma generazionale.

 

"Purple Rain" (1984)

Prince è anche capace di creare inni e “Purple Rain” ne è il fulgido esempio. Title track del suo album e film di successo, è una power ballad con uno stile di scrittura che è un omaggio a Stevie Nicks e anche al sound di Nashville, ma riletto in chiave black e gospel. Peraltro la canzone che ascoltiamo sull’album (e nel film) è stata registrata dal vivo al club First Avenue di Minneapolis, dove Prince presentò il brano per la prima volta.

Negli oltre otto minuti c’è anche un lungo assolo di chitarra dove lo strumento diventa una sorta di estensione della voce umana. Grazie all’episodio finale di “Stranger Things” la canzone ha vissuto anche una nuova giovinezza facendola scoprire anche alla Gen Z.

 

"Raspberry Beret" (1985)

Con questo pezzo Prince si scopre anche un grande artigiano di pop psichedelico capace di scrivere melodie perfette e solari. Tratto dall’album “Around the World in a Day” fortemente influenzato dai Beatles di "Sgt. Pepper" e dalla psichedelia anni ’60. Il testo è una sorta di cortometraggio in musica dove Prince scrive un racconto nostalgico e incredibilmente visivo. Al posto dei classici synth qui ci sono degli archi ben orchestrati e che fanno da contraltare alla batteria elettronica tipica del Minneapolis Sound.

 

“Sometimes it snows in April” (1986)

Una ballata malinconica che diventa un requiem eterno. "Sometimes it snows in April / Sometimes I feel so bad, so bad / Sometimes I wish that life was never ending / And all good things, they say, never last”. Non è possibile parlare di questa canzone senza menzionare l'inquietante coincidenza storica della morte il 21 aprile 2016. La registrazione fu un “buona la prima” della registrazione in studio con Wendy & Lisa: si sentono i respiri, il fruscio dei vestiti, lo scricchiolio del pedale del piano e persino un piccolo errore di esecuzione. Ma Prince decise di non correggere nulla. 

 

“Cream” (1991)

“Cream” è stato il suo ultimo grande singolo n.1 nella classifica di Billboard. Al contrario di quello che si può pensare, “Cream” non è dedicato a una donna, bensì a se stesso; è una sorta di manifesto all’autostima radicale. Musicalmente è un omaggio a Marc Bolan: la ritmica richiama “Get it on” dei T. Rex, ma Prince immerge la canzone nel funk di Minneapolis e lo ripulisce con una produzione pulitissima in stile anni 90. Con questo pezzo introduce la New Power Generation, la nuova band di musicisti sopraffini che lo accompagnerà per molti anni. Come tutti i suoi pezzi di grandissimo successo, anche “Cream” venne scritta da Prince in pochi minuti.  

 

"My Name Is Prince" (1992)

Si tratta del manifesto definitivo di un uomo che stava per dichiarare guerra all'intera industria discografica. Proprio mentre Prince stava per "uccidere" il suo nome di battesimo per diventare un Simbolo impronunciabile, in polemica con la Warner Bros, pubblicò una canzone che ripeteva ossessivamente: "My name is Prince and I am funky”. Il pezzo è un New Jack Swing - sottogenere dell’r&b che andava di moda negli anni 90 - che contiene campionamenti di precedenti sue canzoni come "Controversy", "I Wanna Be Your Lover" e “Partyup”, ma anche chitarre elettriche distorte. È un pezzo denso, massimalista, rumoroso e, a tratti, arrogante. 

 

“Musicology” (2004)

Dopo anni di sperimentazione e battaglie legali con l’intero mercato discografico (ma pochi dischi memorabili) Prince torna a chiamarsi con il proprio nome e incide questa “Musicology” che è un un omaggio purissimo ai suoi maestri: James Brown, Sly & the Family Stone, Earth, Wind & Fire. Questo funk minimale e percussivo è una lezione di storia della musica black: Prince cita i grandi del passato non per nostalgia, ma per rivendicare una continuità. Inoltre con “Musicology” Prince decide di regalare una copia del CD a chiunque comprasse un biglietto per il suo tour: una mossa geniale che costrinse le classifiche di Billboard a cambiare le proprie regole e che dimostrò come un artista può controllare la distribuzione della propria musica, bypassando i canali tradizionali che in quel periodo stavano morendo.

 

"Baltimore" (2015)

Negli ultimi anni della sua carriera emerge il Prince attivista e leader comunitario. “Baltimore” fu scritta in pochi giorni in risposta alla morte di Freddie Gray e ai disordini che ne seguirono a Baltimora. È un pezzo di cronaca cruda e coraggiosa che divenne uno delle canzoni simbolo ad accompagnare il movimento Black Lives Matter. La canzone ricorda il  folk-rock californiano degli anni '70 alla Crosby, Stills, Nash & Young dove Prince fa un passo indietro lasciando ampio spazio alla meravigliosa voce di Eryn Allen Kane.  


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