Per secoli, la Monna Lisa è stata il simbolo universale del mistero e della bellezza, ma soprattutto è stata definita dallo sguardo altrui. La donna dietro quel quadro è rimasta un oggetto immobile: la ‘Gioconda’ da ammirare, da possedere, da proteggere dietro una teca di vetro.
Cosa accadrebbe se, finalmente, la Monna Lisa smettesse di subire il nostro sguardo e iniziasse, invece, a guardare noi?
Portiamo la Monna Lisa in scena non come un’icona statica, ma come una donna in carne e ossa che si spoglia del suo ruolo per tornare protagonista della propria storia. Questo mito, il più conosciuto al mondo, diventa lo strumento per scardinare la narrazione che vede la donna come un oggetto. Dalla violenza invisibile della sottomissione storica fino alle forme più brutali dell’abuso moderno, il filo conduttore è sempre lo stesso: il tentativo di silenziare la soggettività femminile.
Attraverso la sua voce, vogliamo parlare di parità di genere: non come una concessione, ma come un diritto imprescindibile che richiede una rivoluzione culturale profonda. Non siamo qui per guardare al passato, ma per usare l’arte come uno specchio puntato sul presente. L’obiettivo è che, uscendo dal teatro, il pubblico non veda più un quadro, ma una persona. Vogliamo che impari a guardare ogni donna non come un bene da possedere, ma come un essere umano libero di definire se stesso.
Il ritratto di Leonardo è celebre per quello sguardo che sembra seguirci ovunque. Ebbene, noi ci siamo chiesti: se quella donna potesse davvero guardare il nostro tempo, cosa vedrebbe? Vedrebbe le crepe di una società che fatica ancora a garantire dignità e sicurezza alle donne.
Ci siamo lasciati ispirare da Leonardo, pioniere nell’indagare i moti dell’animo umano, per esplorare le sfumature psicologiche della violenza. Una violenza che spesso è subdola, invisibile, annidata nelle pieghe della quotidianità. Abbiamo scelto di lavorare sullo ‘sfumato’ leonardesco proprio come metafora: un modo per raccontare come la violenza di genere si insinui nelle relazioni, perdendo i contorni netti del conflitto per diventare una nebbia che, silenziosamente, soffoca la libertà.
La nostra sfida è questa: trasformare un mito silenzioso in una voce che non accetta più di essere messa a tacere.