LA TRAVIATA
Opera in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
con Elisa Verzier, Matteo Falcier, Angelo Veccia, Janessa Shae O’Hearn, Bronislawa Sobierajska, Raffaele Feo, Giulio Riccò, Lorenzo Liberali, Nicola Ciancio, Teodora Fornari, Simone Cristofori
Coro Sinfonico di Parma e dell’Emilia Romagna
Maestro del coro - Andrea Bianchi
Orchestra Filarmonica Italiana
Direttore d'Orchestra: Jacopo Brusa
Regia Andrea Bernard
Scene Alberto Beltrame
Costumi Elena Beccaro
Luci Marco Alba
Assistente alla regia e coreografa - Giulia Tornarolli
Assistente alla scenografia - Giulia Turconi
Assistente ai costumi - Emilia Zagnoli
Assistente alle luci - Alberto Cannoni
Nuovo allestimento
produzione IMARTS
In questa nuova lettura di La Traviata, Violetta è una donna contemporanea: un’escort di successo, costantemente esposta allo sguardo pubblico, celebrata e consumata da una società che trasforma il corpo in immagine e merce. Al centro di un mondo ipocrita, maschilista e ossessionato dalle apparenze, ha imparato a padroneggiare le regole del gioco, ma dietro la sua immagine patinata si nasconde una profonda solitudine.
L’incontro con Alfredo apre uno spiraglio verso una vita diversa, lontana dalle convenzioni e dai ruoli imposti. Il loro amore, tuttavia, si scontra con le pressioni sociali e con le contraddizioni di un sistema che non ammette deviazioni. Anche Germont, custode della rispettabilità borghese, rivela tutta l’ambiguità di una morale fondata sul giudizio e sulla rimozione delle proprie colpe.
Lo spettacolo si sviluppa attorno a un unico elemento scenico: un grande tavolo che si trasforma in red carpet, luogo di successo, esposizione e prigionia. Spazio simbolico della vita di Violetta, il tavolo accompagna la sua parabola fino a richiudersi su di lei come una tomba.
Attraverso una lettura che mette in dialogo il presente di Verdi con il nostro presente, La Traviata si conferma una storia di straordinaria attualità: il racconto di una donna che cerca di sottrarsi allo sguardo degli altri per ritrovare, nel momento estremo, la propria verità.