Gli interpreti e i loro strumenti
VahidHosseinî (cetra su tavola percossa santûr) è un giovane musicista iraniano che da diversi anni abita a Roma, dove opera con diversi ensembles di musica tradizionale persiana, quali Toranj e Sarawan. Svolge una notevole attività concertistica che lo ha portato a suonare in vari teatri in Europa e negli USA.
Il santûr è una cetra su tavola che viene percossa con delle sottili bacchette dette mizrab. Anche questo strumento ha una storia che si perde nel passato più lontano: il prototipo dello strumento può esser stato l’arpa, che si pensò bene di disporre orizzontalmente e di percuotere con sottili bacchette, come è possibile osservare nelle fonti iconografiche d’epoca babilonese (1600-911 a.C.) e neo assira (911-612 a.C.). In seguito, lo strumento viene citato nei versi del poeta di lingua persiana Manuchehri (m. 1041) ed appare in miniature che lo ritraggono nell’ambiente della corte persiana di ShâhAbbâs (XV secolo).
Stefano Albarello (cetra su tavola pizzicata qanûn) sin dal 1985 si occupa di musica antica, approfondendone l’aspetto musicologico, la prassi del canto e degli strumenti a pizzico medioevali, rinascimentali, barocchi ed arabi. Opera da anni nel concertismo come solista e direttore di insiemi, tra i quali l’Ensemble Cantilena Antiqua. È autore di diversi articoli di carattere musicologico. Il qanûn è uno strumento di grande antichità molto diffuso in area Mediorientale: il suo stesso nome mostra particolari legami con il mondo greco ellenistico perché esso sembra derivare proprio dal greco kanon (“legge, regola, sistema”), alludendo, forse, alla regolata, ordinata, sistematica disposizione delle sue corde tese su di una tavola armonica trapezoidale.
Giovanni De Zorzi (flauto ney), è allo stesso tempo musicista e studioso: allievo del M.oKudsiErguner, negli anni ha svolto una notevole attività concertistica; dottore di ricerca in Etnomusicologia, dal dicembre 2011 è docente di questa materia all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia.
Il flauto di canna ney è uno strumento dal passato millenario: i primi resti archeologici datano al 2500 a.C. ma esso ha assunto un nuovo ruolo nell’opera poeta di lingua persiana MevlânaJalâl ud-DînRûmî (1207-1273) e nei repertori musicali della confraternita dei “dervisci rotanti” (mevlevîye) che fiorì dal suo impulso.