Pochi artisti al mondo possono vantare una voce come la sua. Un'estensione vocale di oltre tre ottave, capace di passare dal sussurro al grido, dal canto lirico al blues, dalla preghiera al lamento greco. Figura di riferimento per la cultura dark e queer, Galás ha attraversato la musica classica, il jazz sperimentale, il gospel, il blues delle piantagioni, la musica sacra, il teatro musicale. Non per eclettismo, ma per necessità espressiva. Ogni genere che ha toccato lo ha piegato alla sua visione, restituendolo trasformato.
Pianista prodigio — a quattordici anni solista con la San Diego Symphony Orchestra — ha debuttato dal vivo nel 1979 al Festival di Avignone. Da allora ha costruito un corpus di lavoro che non ha paragoni nella musica contemporanea.
Un concerto di Diamanda Galás è un evento. Raro, irripetibile.
Il tour europeo, inaugurato a febbraio in Portogallo, è cominciato con clamorosi sold out nei teatri più prestigiosi del paese. A settembre arriverà in Italia, con tre concerti.