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Tedua: “Ryan Ted” è un mixtape e si sente

27.05.2026 Scritto da Claudio Cabona

Tedua, a dieci anni da “Aspettando Orange County”, torna al formato che più lo rappresenta: il mixtape. “Ryan Ted Mixtape” non è soltanto un modo per allargare il repertorio in vista del primo live a San Siro, in programma a giugno 2026, ma anche un progetto per certi aspetti liberatorio. Un disco con cui l’artista prova a scrollarsi di dosso aspettative, pressioni e critiche accumulate dopo il successo de “La Divina Commedia”, blockbuster da otto dischi di Platino che, soprattutto con il capitolo “Paradiso” del 2024, aveva attirato anche accuse di essersi spostato troppo verso il pop. Tedua, in realtà, aveva già anticipato tutto: il lavoro successivo sarebbe stato più rap. Ed è esattamente ciò che è successo.

“Ryan Ted Mixtape” è un mixtape nel senso più autentico del termine: tanti freestyle, continui cambi di flow, struttura fluida, tributi, meno attenzione alla costruzione della “canzone perfetta” e più voglia di trasmettere energia e istinto. Anche dal punto di vista dei contenuti il progetto segue questa filosofia: meno densità narrativa rispetto ai suoi lavori più concettuali, ma comunque diversi momenti personali e significativi. Non è un album tout court e non va preso come tale. Non va caricato di eccessive aspettative.  In “Lettera a Tedua”, per esempio, l’artista fa i conti con le proprie cicatrici e con gli attacchi ricevuti negli ultimi anni. La barra più bella è: “Ma cerchi consenso nel pubblico perché tu non avevi una famiglia”, che racconta nel migliore dei modi alcune delle sue paranoie nei confronti delle critiche.

Come già accaduto ne “La Divina Commedia” con la valorizzazione di Kid Yugi, anche stavolta Tedua usa il progetto per spingere nuovi nomi: in questo caso Latrelle, presente in due tracce. Il mixtape riesce anche a tirare fuori lati inediti degli ospiti. In “Felpa nera”, Anna non si limita al featuring di circostanza, ma racconta episodi personali, parlando di “discografici arrapati” e ricordando il bullismo subito da ragazzina. È uno degli esempi di come il clima libero abbia spinto tutti a esporsi un po’ di più. C’è poi un altro elemento: le tracce sono collegate da intro e outro, come se il disco fosse un unico flusso continuo. Una scelta che rafforza la sensazione di trovarsi davanti non tanto a una forzata raccolta di hit, quanto a uno sfogo creativo.

Tra i momenti riusciti ci sono “Rap Leggenda”, aperta dalla barra “fanculo alla guerra”, “Ryan Ted Freestyle”, che ha un’atmosfera quasi estiva, "Gravità", “Chuniri”, sorretta da una produzione particolarmente ispirata di Shune, il pezzo d’amore “Blue” e “Veliero di carta”, vero tributo alla cultura rap, con un ritornello composto da voci storiche della scena, e al processo di scrittura dell’artista. “Ryan Ted Mixtape”, insomma, è intrattenimento con un pizzico di contenuto. È divertimento, energia, libertà. Ma è anche un disco smaccatamente di passaggio: una rottura delle catene, delle paranoie e delle ansie che potrebbe permettere a Tedua di affrontare il prossimo album con meno peso sulle spalle e più libertà creativa. Del resto, nella sua discografia i mixtape, da quelli che hanno anticipato “Orange County Mixtape” e “La Divina Commedia”, non sono mai stati semplici parentesi, ma passaggi verso ciò che sarebbe arrivato dopo.


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