“In quel periodo il Whisky a Go Go stava attraversando una fase di transizione. Ai lati del palco c’erano ancora le gabbie per le go-go girl: quella era più o meno l’epoca di Johnny Rivers. Noi, invece, in qualche modo stavamo dando il via all’era psichedelica”. Nel ricordo di John Densmore c’è tutta la fotografia di un momento irripetibile della musica americana. Sessant’anni fa, il 23 maggio 1966, i Doors iniziavano la loro residency al Whisky a Go Go di Los Angeles e nel giro di poche settimane quel piccolo club della Sunset Strip sarebbe diventato il laboratorio in cui Jim Morrison, Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore avrebbero trasformato un gruppo ancora acerbo in una delle band più importanti della storia del rock. In quel locale da appena cinquecento persone i Doors affinarono il proprio linguaggio, dilatarono le canzoni, sperimentarono tra blues, jazz e psichedelia e portarono sul palco una tensione teatrale che il rock americano non aveva ancora visto in quella forma. La loro storia al Whisky a Go Go durò soltanto tre mesi. Bastarono per entrare nella leggenda.
La storia del Whisky a Go Go
Quando il Whisky a Go Go aprì nel gennaio del 1964, la Sunset Strip stava diventando il centro nevralgico della nuova cultura giovanile americana. Il locale fondato da Elmer Valentine, Phil Tanzini, Shelly Davis e Theodore Flier prese ispirazione dalle discoteche francesi e all’inizio sembrava più vicino al mondo dei nightclub che a quello del rock. Le go-go girl ballavano nelle gabbie sospese ai lati del palco, i DJ mettevano dischi tra un set e l’altro e il pubblico cercava soprattutto divertimento e spettacolo. Poi qualcosa cambiò rapidamente.
Il Whisky iniziò a ospitare gruppi dal vivo e nel giro di poco tempo divenne il punto di incontro della nuova scena losangelina. Da una parte c’erano i musicisti che stavano cambiando il rock americano, dall’altra attori, artisti e personaggi simbolo della controcultura che affollavano i separé del locale. Era il posto in cui potevi vedere Buffalo Springfield, The Byrds, Love oppure i Them di Van Morrison davanti a un pubblico in cui potevano esserci Steve McQueen, Warren Beatty, Timothy Leary o Andy Warhol. Il Whisky a Go Go non fu soltanto un locale. Fu il punto in cui il rock americano smise di essere intrattenimento da club e iniziò a trasformarsi in linguaggio culturale.
I Doors arrivarono lì dopo i mesi trascorsi al London Fog, un club molto meno prestigioso in cui avevano imparato a stare sul palco per ore ogni sera. Fu lì che il gruppo iniziò ad allungare i brani e a lavorare sulle improvvisazioni che sarebbero poi diventate centrali nella loro identità musicale. Quando il Whisky li chiamò come house band, la sensazione era che qualcosa di nuovo stesse prendendo forma.
A ricordarlo fu anche Mario Maglieri, storico proprietario del locale e figura chiave della Sunset Strip:
La storia dei Doors al Whisky a Go Go
Tra maggio e agosto del 1966 i Doors suonarono praticamente ogni sera al Whisky a Go Go, spesso due set per notte, aprendo concerti di artisti già affermati e costruendo lentamente una reputazione sempre più grande a Los Angeles. In quei mesi il gruppo sviluppò il materiale che sarebbe poi finito nel primo eponimo album, ma soprattutto imparò a controllare il palco e il pubblico. Le loro esibizioni erano ancora sporche, istintive e aperte all’improvvisazione, ma proprio per questo sembravano vive in modo diverso rispetto a qualunque altra band del periodo.
Le scalette mescolavano materiale originale e classici blues reinterpretati in chiave psichedelica. In una tipica serata del luglio 1966 i Doors potevano aprire con “Break On Through”, “Take It As It Comes” e “Moonlight Drive”, passare attraverso “Twentieth Century Fox”, “Unhappy Girl” e “When The Music’s Over”, per poi infilare cover come “Money”, “Little Red Rooster”, “Gloria”, “In The Midnight Hour” o “Crawling King Snake”. Dentro quei set si poteva già intuire tutto quello che i Doors sarebbero diventati. Il blues ipnotico di Robby Krieger, le tastiere liquide di Ray Manzarek, il drumming jazzato di Densmore e soprattutto la presenza scenica di Jim Morrison stavano trasformando il gruppo in qualcosa di completamente diverso dal rock americano dell’epoca.
Ray Manzarek ricordò così quei giorni:
Il Whisky diventò rapidamente il luogo perfetto per la crescita dei Doors perché consentiva alla band di suonare per ore davanti a un pubblico diverso ogni sera. C’erano gli habitué della Strip, i curiosi, gli hippie, gli addetti ai lavori, ma anche musicisti che osservavano attentamente quel gruppo ancora sconosciuto. I Doors usarono quel palco come un laboratorio aperto. Ogni sera modificavano arrangiamenti, allungavano finali, sperimentavano nuove improvvisazioni e spingevano sempre più avanti la tensione teatrale delle loro esibizioni.
A riassumere meglio di chiunque altro lo spirito di quel periodo fu John Densmore.
This is the end...
L’ultima esibizione dei Doors al Whisky a Go Go arrivò il 21 agosto 1966 e finì per trasformarsi nella notte che cambiò definitivamente la storia della band. Quel concerto rappresentò allo stesso tempo la fine della residency e l’inizio del mito.
La scaletta seguiva ancora la struttura tipica dei loro set di quell’estate. Nel primo blocco comparivano “Break On Through”, “Take It As It Comes”, “Moonlight Drive”, “Twentieth Century Fox”, “I Looked At You”, la cover di “Money”, “The Little Red Rooster”, “Unhappy Girl” e “When The Music’s Over”. Nel secondo set la band suonò “My Eyes Have Seen You”, “Alabama Song”, “Summer’s Almost Gone”, “Light My Fire”, “The Crystal Ship”, “Gloria”, “End Of The Night”, “Soul Kitchen” e infine “The End”.
A raccontare quella serata fu anni dopo Ray Manzarek:
Tre giorni prima di essere licenziati, però, i Doors avevano firmato il loro primo contratto con la Elektra Records. La residency era finita, ma la leggenda stava appena iniziando.
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link