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Tazenda e Pierangelo Bertoli, a Sanremo 35 anni fa

01.03.2026 Scritto da Franco Zanetti

Ieri, sabato 28 febbraio, sono stati esattamente 35 anni da quando i Tazenda, con Pierangelo Bertoli, aprirono la seconda serata del Festival di Sanremo del 1991, regalando al pubblico in sala e a quello televisivo una emozionante, vibrante, commovente interpretazione di “Spunta la luna dal monte (Disamparados)”. All’epoca fummo in molti a scrivere che quella canzone, e quell’esecuzione, avrebbero meritato più del quinto posto nella classifica finale. Del resto, quel Sanremo fu vinto da Riccardo Cocciante con “Se stiamo insieme”, secondo si classificò Renato Zero con “Spalle al muro”, terzo Marco Masini con “Perché lo fai”, quarto Umberto Tozzi con “Gli altri siamo noi”, e “La fotografia” di Enzo Jannacci – premio della Critica – si classificò undicesima (ogni confronto fra queste canzoni di sette lustri fa, che ancora oggi ricordiamo benissimo, e quelle che abbiamo ascoltato al Festival 2026, sarebbe ingeneroso. Quante se ne ascolteranno ancora fra 35 anni?).

Ai Tazenda lo storico della canzone Felice Liperi ha dedicato un libro, “S’istoria infinida”, da poco pubblicato nella collana Chinaski dall’editrice Il Castello (la copertina in coda all'articolo). A Liperi ho chiesto una playlist ragionata del gruppo sardo, che vi propongo qui di seguito.

Carrasecare. Scritta da Luigi Marielli con testo di Piero Marras nel 1988. Al di là del valore simbolico legato all’incontro con Mara Maionchi questo brano è importante perché segna in modo indelebile lo stile folk-rock del gruppo.

 

Mamoiada. Pezzo vibrante e pieno di ritmo è una canzone che si esalta per l’omaggio alla Sardegna profonda. Non a caso i Tazenda la utilizzano come bis dei concerti.

 

Spunta la luna dal monte. Brano simbolo del loro successo ma anche formalmente importante per il dialogo, che sembrava improbabile nel 1991, fra due voci così diverse, quella possente di Bertoli e quella d’angelo di Andrea Parodi. Un’antifona che celebra l’incontro ideale fra lingua sarda e italiano.

 

Pitzinnos in sa gherra. Trovo questa canzone, presentata a Sanremo 1992, particolarmente emozionante per la sua forza poetica e la dimensione profetica se si pensa che pur essendo stata scritta nel 1992 in collaborazione con Fabrizio De André, ha anticipato l’attenzione per la catastrofe che ha travolto Gaza nei tempi recenti. La questione palestinese era già esplosa nel 1992 ma ciò che è accaduto dopo sembra un evento apocalittico di cui i pitzinnos (i bambini) pagano i costi più drammatici. Senza dimenticare il piccolo ma geniale intervento di De André nel ritornello: trenta, quaranta, ecc. 

 

Domo mia. Del 2007, è segnata da una melodia estremamente coinvolgente a dimostrazione di come si possa intrecciare una canzone pop – non a caso interpretata con Eros Ramazzotti – con il sentimento dell’isola.

 

Astrolicamus. E’ una canzone che apprezzo molto perché mette insieme una storia di sogni fantascientifici su una bella melodia particolarmente coinvolgente.

 

Sos ojos de sa jana. Questo pezzo è uno dei più attenti ad omaggiare i personaggi mitici della Sardegna, in questo caso le fate (jana), ed è esaltato nella versione della voce sublime di Andrea.

 

No potho reposare. Pur non essendo un brano scritto dal gruppo, la sua versione è stata fondamentale per dare indicazione di una nuova forma che ha fatto scuola per tutti quelli che l’hanno eseguita.

 

Chelu nieddu Pur non essendo un super appassionato del prog, mi piace questo pezzo perché ci si ritrovano l’amore del gruppo per i gruppi di progressive rock e il racconto di una dramma terribile per l’isola come gli incendi.

 

 

Limba. Questo pezzo è importante perché consacra l’impegno fondamentale dei Tazenda nei confronti della lingua sarda, e lo fa con un percorso scorrevole e diretto.

 

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