Dopo trent’anni insieme, i Subsonica non hanno nessuna intenzione di trasformarsi in una macchina della nostalgia. In un’epoca in cui il passato è spesso una comfort zone, scelgono invece di restare dentro il presente, anche quando è scomodo, stratificato, difficile da decifrare. “Terre rare”, il loro undicesimo album in studio, in uscita venerdì, nasce esattamente da questa tensione: non è un bilancio, né una celebrazione, ma un lavoro che tiene insieme “presente spietato e immaginazione”, come lo definisce la band. Non è un caso che abbiano deciso di presentarlo in uno spazio pieno di mappe, indicazioni e coordinate: l’Accademia delle Scienze di Torino. Un disco che guarda avanti più che indietro, e che arriva dopo un momento di svolta già avvertito con “Realtà aumentata” del 2024. "Non abbiamo mai fatto scelte per semplicità, né musica per diventare famosi: vogliamo raccontare e raccontarci – dice Samuel – e dopo trent’anni è ancora quello che sentiamo necessario fare. Dopo ‘Realtà aumentata’ è successo qualcosa: questo disco è come una continuazione. Ci stiamo togliendo di dosso il peso delle classifiche. Quando riesci a lasciarlo andare, possono succedere cose incredibili".
Quella leggerezza è una forma di libertà. Ed è anche il terreno su cui si innesta il suono del disco, che torna a muoversi per contaminazioni. Una delle scintille nasce lontano dall’Italia, a Essaouira, in Marocco, dove la band ha trascorso una settimana lavorando a stretto contatto con musicisti locali, entrando in una dimensione musicale completamente diversa. "La musica lì è rituale, è spirituale – raccontano Ninja e Vicio – abbiamo suonato con strumenti come il grambrì, lavorato su percussioni e linee, fatto jam con musicisti Gnawa: tutto questo è finito nel progetto". Non è un’incursione esotica, ma un’estensione coerente di un percorso iniziato negli anni Novanta: elettronica, rock e cultura club che si aprono ad altri linguaggi, spostando ancora una volta il centro del suono. "Non ci siamo presi dei rischi, in realtà – aggiunge con un pizzico di provocazione Boosta – perché questo è il nostro posto sicuro, il nostro modo di fare musica. Il rischio non esiste se fai quello che ami".Dentro questo equilibrio tra libertà e identità si inserisce anche la dimensione più esplicitamente politica del lavoro. “Straniero” è uno dei brani centrali: una presa di posizione che passa anche da un video distopico diretto da Ivan Cazzola, in cui compaiono riferimenti evidenti agli scenari di guerra contemporanei. "Indossiamo divise militari, è una scelta di cui ci siamo presi il peso – spiega Max Casacci – non vogliamo estraniarci: non sentiamo le grida, non vediamo le macerie, ma quello che accade ci riguarda. Siamo consapevoli della provocazione di realizzare una canzone in cui si canta anche in arabo: fa parte del nostro modo di intendere l’arte. Il mondo lo immaginiamo unito, non diviso". “Terre rare” attraversa così temi come migrazioni, conflitti, controllo tecnologico, senza trasformare le canzoni in slogan, ma lasciando spazio a livelli di lettura diversi. Anche per questo nel disco convivono tensione e bisogno di protezione, come nel brano “Rifugio”, che resta volutamente aperto all’interpretazione. Anche la copertina, con una porta su qualche cosa di misterioso, stuzzica la fantasia.
"Per noi la musica non è mercato, è connessione – sottolinea Casacci – apparteniamo a una generazione che ha osato molto. In questo album parliamo di confini, di quelli che si attraversano e di quelli tra la vita e la morte. Raccontiamo un presente da cui non si può scappare". Se il presente è il centro, il passato però pesa, ma in modo diverso. In questi trent’anni i membri della band hanno costruito anche percorsi individuali, tra produzioni, colonne sonore e progetti solisti. Un movimento che oggi sembra riportarli al gruppo con una consapevolezza nuova. "Non potrò mai essere altro che la voce dei Subsonica – dice Samuel – l’ho capito davvero solo di recente. Anche quando ero sul palco con altri progetti, mi mancava lo scontro, quello sano, con gli altri. Non voglio essere altro: oggi lo so".I trent’anni diventano così anche un’occasione per incontrare il pubblico in una forma più ampia: dai concerti evento del 31 marzo, 1, 3 e 4 aprile alle OGR di Torino alla mostra fotografica diffusa in città, passando per dj set e appuntamenti speciali. Ma è soprattutto dal vivo che “Terre rare” troverà una nuova dimensione, con un tour di presentazione in partenza a fine giugno. È forse questo il vero punto: non la celebrazione di una storia lunga tre decenni, ma la scelta di restare dentro quella storia senza congelarla. Un equilibrio fragile, che per i Subsonica passa ancora da lì dove tutto è iniziato: stare insieme, fare musica, e continuare a cercare. Perché prima di essere musicisti, i Subsonica sono esploratori.
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