Anche nel finale di "Stranger Things", conclusosi lo scorso 1° gennaio con l’ottavo episodio della quinta stagione dopo nove anni, la musica continua a occupare una posizione centrale all’interno della narrazione. Le canzoni che accompagnano la chiusura della serie più seguita di Netflix arrivano ancora una volta dagli anni Ottanta (qui l’elenco e qui la playlist ufficiale) e, come successo nella precedente stagione con "Running up that hill" di Kate Bush - tornata addirittura in classifica dopo 35 anni - e "Master of puppets" dei Metallica, funzionano come elementi narrativi veri e propri, punti di riferimento emotivi e temporali in grado di connettere personaggi, epoche e piani diversi del racconto. Dopo “Purple rain” di Prince (qui il nostro approfondimento), non c'è spazio per il rumore di fondo nemmeno quando la narrazione tradizionalmente si chiude e i personaggi sembrano lasciare la scena. La serie affida infatti a una sola canzone, "Heroes" di David Bowie il suo ultimo respiro, trasformando i titoli di coda in un gesto di sintesi, memoria e senso, capace di tenere insieme racconto, storia e immaginario collettivo.
La scelta non nasce da una strategia di marketing né da un calcolo nostalgico, ma da una decisione maturata nel momento in cui la serie stava definendo il proprio epilogo. "È stato proprio Joe Keery a suggerire di usare la versione di Bowie", racconta a Netflix Tudum Ross Duffer, creatore, sceneggiatore e regista insieme al fratello Matt Duffer della celebre serie.
Un’affermazione che chiarisce come "Heroes" non viene utilizzata come semplice accompagnamento emotivo, ma come elemento narrativo finale, capace di riassumere il percorso di una serie costruita su amicizia, sacrificio, resistenza e perdita. Non è un caso che "Stranger Things" avesse già intrecciato il proprio linguaggio musicale con quello di Bowie attraverso la celebre reinterpretazione di Peter Gabriel, utilizzata nel terzo episodio della prima stagione, "Chapter Three: Holly, Jolly" ("Capitolo tre: Luci natalizie"), nel momento in cui la polizia recupera quello che tutti credono essere il corpo di Will Byers, e poi nuovamente nell’episodio conclusivo della terza stagione, "Chapter Eight: The Battle of Starcourt" ("Capitolo otto: La battaglia di Starcourt"). La cover di Gabriel aveva dato alla canzone una dimensione funebre e sospesa. L’originale di Bowie, scelta per il finale, restituisce invece il senso di una chiusura consapevole, attraversata da una forma di dignità e di resistenza.
Pubblicata nel 1977, "Heroes" nacque nell'estate del 1977 durante il periodo berlinese di David Bowie, negli Hansa Studios di Berlino Ovest, a pochi metri dal Muro, mentre l’artista era impegnato in una fase di ricostruzione personale e creativa che porterà alla cosiddetta Trilogia Berlinese. L’idea del brano prese forma a partire da un’immagine osservata casualmente, di due persone che si baciavano vicino al confine, un gesto minimo che Bowie trasformò in racconto di resistenza quotidiana e possibilità, anche temporanea, di vittoria. All’uscita, la canzone non ottenne un successo immediato e restò ai margini delle classifiche, ma nel tempo assunse un peso crescente, diventando uno dei brani più rappresentativi del suo autore. Incisa con Brian Eno e prodotta da Tony Visconti, con contributi decisivi di Carlos Alomar e Robert Fripp, "Heroes" attraversò decenni e contesti diversi, fino a caricarsi di un significato politico esplicito durante i concerti berlinesi del 1987, quando Bowie la eseguì vicino al Muro davanti a un pubblico diviso. Da allora, e ancora di più dopo la morte dell’artista nel 2016, "Heroes" si è imposta come una canzone capace di superare il proprio tempo di origine, trasformandosi in un punto di riferimento culturale, continuamente riletta e reinterpretata, anche attraverso cover celebri come quella di Peter Gabriel, appunto, entrata a far parte dell’immaginario di "Stranger Things" fin dalla sua prima stagione.
In occasione del finale della serie Netflix, sui canali ufficiali dedicati a David Bowie è stato pubblicato un lungo testo su "Heroes" con alcuni ricordi dello stesso autore scomparso il 10 gennaio 2016:
È dentro questo accumulo di storia, memoria, musica e immaginario che "Stranger Things" sceglie di collocare il proprio addio, come atto di coerenza narrativa e non come citazione ornamentale. "Heroes", nei titoli finali, non racconta solo la fine di una serie, ma riporta il senso di una resistenza condivisa, di una comunità che ha combattuto insieme, anche solo "per un'ultima campagna di 'Dungeons & Dragons'”, contro ciò che sembrava invincibile.
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