L'hanno fatto di nuovo. I Duffer Brothers, i creatori di "Stranger Things", si sono rivolti ancora una volta alla musica per accompagnare - e dare significato - a una scena clou della serie fenomeno Netflix. Era accaduto, nelle precedenti stagioni, con "Should I stay or should I go" dei Clash, con "Heroes" di David Bowie (inclusa nella prima stagione nella versione di Peter Gabriel) e ovviamente con quella "Running up that hill" di Kate Bush finita nel 2022 in testa alle classifiche mondiali proprio grazie a "Stranger Things". Nell'episodio conclusivo della quinta ed ultima stagione - in attesa di eventuali sequel e spin-off, che sicuramente ci saranno: scommettiamo? - della serie la musica non è solo un accompagnamento emotivo: diventa parte integrante della narrazione. E lo fa nel modo più potente possibile, grazie a due canzoni di Prince utilizzate con un’intelligenza e una coerenza rare anche per una serie da sempre attentissima alla colonna sonora.
Dettagli tutt'altro che casuali
L’episodio conclusivo entra nel vivo quando “When doves cry” accompagna una delle sequenze più spettacolari dell’intera saga: la partenza del conto alla rovescia della bomba nel Sottosopra, che squarcia il muro del wormhole e avvia il processo di soppressione del portale interdimensionale. Ma il vero colpo di genio sta nel fatto che la musica non è extradiegetica: non è solo lo spettatore a sentirla, cioè, ma anche i personaggi. La bomba, infatti, viene azionata tramite un giradischi che riproduce il lato B dell’album "Purple rain" di prince. Un dettaglio tutt’altro che casuale: il lato B si apre proprio con “When doves cry” e si chiude con la title track, “Purple rain”. È il disco stesso a scandire il tempo della distruzione e della rinascita, trasformando un gesto tecnico in un momento carico di simbolismo.
Perché i Duffer Brothers hanno scelto Prince
Sono stati gli stessi Matt e Ross Duffer a spiegare a Netflix come sono arrivati alla scelta di Prince e di "Purple rain": «Una volta che abbiamo avuto l’idea che un disco avrebbe innescato la bomba, sapevamo che ci serviva un’esplosione epica. Sono state lanciate tantissime idee, ma non c’è niente di più epico di Prince». I creatori cercavano un album che iniziasse con un brano energico, quasi festoso, e si concludesse con una canzone densa di significato e di forte carica emotiva: "Purple rain" si è rivelato perfetto. Piccolo problema: bisognava convincere gli eredi di Prince, che notoriamente non concedono facilmente le licenze per utilizzare in film e serie tv le canzoni del folletto di Minneapolis. E qui è entrata in gioco Nora Felder, l'abilissima music supervisor di "Stranger Things", che già nel 2022 si rese protagonista dell'impresa di mettersi sulle tracce di Kate Bush, da tempo sparita dalle scene, per convincerla. I Duffer hanno ammesso di non aver mai discusso tanto sulla scelta di una canzone come per quella sequenza del finale di "Stranger Things": «Quando abbiamo spiegato che volevamo includere entrambe le canzoni di Prince nel finale, ci è stato detto che era un’ipotesi molto remota. Abbiamo incrociato le dita. Grazie a Dio hanno accettato».
Un finale agrodolce
A far scattare il detonatore a distanza ci pensano Hopper (David Harbour) e Murray (Brett Gelman), facendo partire la riproduzione del lato b di "Purple rain". Sulle note di "When doves cry" il cast fugge dal ponte interdimensionale sulle note leggere e apparentemente spensierate del primo brano del lato b del disco di Prince: tutti sono convinti di aver messo fine all’incubo. «Bene, comincia il conto alla rovescia», dice Murray. È un momento di sollievo, quasi di euforia. Ma quando la troupe esce finalmente dal Sottosopra prossimo al collasso e torna nel mondo reale, fuori dal portale trova i militari ad aspettarla: cercano Undici (Millie Bobby Brown), per usarla come cavia da laboratorio, prelevando il suo sangue per creare dei cloni dotati, proprio come lei, di poteri psicocinetici. L'atmosfera cambia. I toni si fanno decisamente meno festosi. Parte "Purple rain", la traccia conclusiva del lato b dell'omonimo disco: è il segnale che la bomba sta per esplodere, facendo implodere il Sottosopra. Mike (Finn Wolfhard), Dustin (Gaten Matarazzo), Will (Noah Schnapp) e gli altri protagonisti del cast vengono immobilizzati dai militari. Ma Undici non c'è. La telecamera si gira e Undici appare sul varco che divide il mondo reale dal Sottosopra: ha scelto di sacrificarsi (ma è davvero così? Il finale è aperto e lascia agli spettatori la libertà di immaginare la fine del personaggio) per impedire che il governo americano continui a condurre esperimenti su bambini da usare come armi contro i russi, in piena Guerra Fredda. È la scena clou del finale, quella che spezza l’illusione del lieto fine e carica emotivamente lo spettatore come poche altre. E lo fa proprio sulle note di "Purple rain".
Il testo di "Purple rain" e il significato del finale
Undici si sacrifica per permettere all'intero gruppo di andare avanti: la sua scomparsa - a prescindere se sia morta o meno - segna la fine di un ciclo. Se avesse varcato la soglia che divideva il Sottosopra dal mondo reale e si fosse lasciata catturare dai militari, il governo americano avrebbe continuato a condurre quei pericolosi esperimenti che avevano portato alle tragiche conseguenze raccontate dalla serie. Con la sua scomparsa, termina l'adolescenza dei protagonisti della serie. E non a caso la serie si conclude proprio come era cominciata, nel 2016: con Mike, Will, Dustin e Lucas - più Max, che nella prima stagione non c'era - nello scantinato della casa del primo, seduti intorno a un tavolo a giocare a Dungeons & Dragons. Al termine della campagna, i ragazzi ripongono il gioco sugli scaffali e se ne vanno: Mike chiude la porta della cantina, e facendolo chiude la porta della sua, della loro adolescenza. Il testo di "Purple rain" si lega proprio alla scelta di Undici e all'amore con Mike. «I never meant to cause you any sorrow / I never meant to cause you any pain / I only wanted to one time to see you laughing / I only wanted to see you / Laughing in the purple rain», «Non ho mai avuto intenzione di causarti sofferenze / Non ho mai avuto intenzione di causarti dolore / Volevo solo vederti una volta ridere / Volevo solo vederti ridere sotto la pioggia viola», cantava il folletto di Minneapolis. E ancora: «I know times are changing / tt's time we all reach out», «Lo so che i tempi stanno cambiando / È tempo che tutti cerchiamo qualcosa di nuovo». La botta emotiva è fortissima.
L'exploit di Prince
La scelta dei fratelli Duffer si è rivelata ancora una volta vincente. E ha già prodotto effetti concreti. “When doves cry” e “Purple Rain” sono virali da due giorni e sono tra le canzoni più cercare su Shazam, l'app che permette di trovare i titoli dei brani. La prima è attualmente la canzone più cercata negli Stati Uniti e nel Regno Unito e la terza a livello mondiale. Un segnale chiaro di come "Stranger things" fino alla fine non si sia limitato a celebrare il passato, ma sia riuscito ancora a riattivarlo, rendendolo vivo, necessario e sorprendentemente attuale.
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