Cinque anni fa ci lasciava, troppo prematuramente, Stefano D’Orazio, batterista e paroliere dei Pooh. Per ricordarlo ho chiesto a Andrea Pedrinelli, che dei Pooh è indubitabilmente il massimo esperto italiano, di scegliere dieci canzoni i cui testi siano stati scritti da Stefano. Ecco la sua lista.
ELEONORA, MIA MADRE (Pooh, Un po’ del nostro tempo migliore, 1975)
(Facchinetti/D’Orazio)
Il primo testo che Lucariello lo spinge a scrivere, e poi intitola con il proprio stile “lucarelliano”. Stefano autore si ispira a Valerio, ma già mostra un lirismo più concreto e un’attenzione sensibile al femminile, che esalterà e rispetterà sempre.
FARE, SFARE, DIRE, INDOVINARE (Pooh, Poohlover, 1976)
(Facchinetti-Battaglia/D’Orazio)
Il D’Orazio caustico che osa nel repertorio dei Pooh appuntite critiche alle mode. Ma questo è anche il primo brano del gruppo in cui si sente la sua voce solista.
LA LEGGENDA DI MAUTOA (Pooh, Boomerang, 1978)
(Facchinetti/D’Orazio)
Gioiello fra l’epico e il favolistico, nel quale però Stefano nasconde il ritratto di uno dei tanti giovani sognatori del Sessantotto i quali, persi nei massimalismi, alla fine si erano trovati soli e senza alcun sogno realizzato.
RUBIAMO UN’ISOLA (Pooh, Viva, 1979)
(Facchinetti/D’Orazio)
È già voglia di fuggire dai Pooh e dalla loro routine, in uno dei pezzi che lui più amava, e che meglio parlano della sua anima. (E che i Pooh non hanno saputo o voluto riprendere tornando in scena dopo il 2016, malgrado continui consigli…)
NUMERO UNO (Pooh, …Stop, 1980)
(Facchinetti/D’Orazio)
Capolavoro di profondità, nel quale ben prima dei talent e del degrado discografico si fotografano pochezze, errori ed orrori del mestiere del far canzoni in Italia.
BUONA FORTUNA (Pooh, Buona fortuna, 1981)
(Facchinetti/D’Orazio)
Stefano racconta Stefano: un’autobiografia sardonica e indifesa, scritta alla grande sul piano lirico.
LETTERA DA BERLINO EST (Pooh, Tropico del Nord, 1983)
(Facchinetti-Canzian/D’Orazio)
I sogni e le disillusioni della gente perbene costretta dalla Guerra Fredda dietro la Cortina di Ferro, gente da Stefano incontrata più volte in tour e qui resa materia di gran bella canzone.
LA RAGAZZA CON GLI OCCHI DI SOLE (Pooh, Oasi, 1988)
(Battaglia/D’Orazio)
Il lato di Stefano che per ritrosia nascondeva dietro battutacce e ironie: romanticismo, tenerezza e melanconia, per un viaggio nella sua adolescenza dentro un amore platonico realmente vissuto su un tram romano. Dopo Se c’è un posto nel tuo cuore del 1985, questo è anche il brano che fa di Stefano il quarto cantante solista ufficiale dei Pooh, su spinta di Roby, ma anche il quarto frontman dal vivo: qui in assoluto, dato che cantava il brano, acustico, al centro del proscenio senza venire nascosto dai suoi tamburi.
50 PRIMAVERE (Pooh, Il cielo è blu sopra le nuvole, 1992)
(Battaglia/D’Orazio)
La sua famiglia, i suoi valori. Cantata sempre con commozione estrema sul palco.
RINASCERÒ RINASCERAI (Roby Facchinetti, edito a singolo nel marzo 2020)
(Facchinetti/D’Orazio)
L’ultima volta che ho sentito Stefano, poche settimane prima della sua morte, ridendo mi disse “Ma lo sai che questo è il brano che ha venduto di più di tutta la mia storia e di quella di Roby?”: un capolavoro toccante, scritto nel buio della pandemia, con i diritti d’autore donati in beneficenza per trovare una cura al Covid, e divenuto il suo addio quando egli stesso, per tragico contrappasso, è stato stroncato dal virus otto mesi dopo averlo scritto.
Per Stefano,
amico vero, artista poliedrico, persona sensibile e profonda,
cinque anni dopo
A.P.
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Andrea Pedrinelli è l'autore dei due libri qui sotto illustrati.