“Springsteen: Deliver Me From Nowhere”, il film biografico su Bruce Springsteen diretto dal regista Scott Cooper che sarà interpretato dall'attore Jeremy Allen White, raggiungerà le sale cinematografiche il prossimo 24 ottobre. Ieri, però, il film è stato presentato in anteprima al Telluride Film Festival in Colorado, e negli Stati Uniti sono uscite le prime recensioni.
La maggior parte delle recensioni, come scritto da Ultimate Classic Rock, sono per lo più positive, soprattutto grazie alla buona prova dell'attore protagonista. Il film è basato sul libro del 2023 'Deliver Me From Nowhere', scritto da Warren Zanes. A differenza di altri film biografici, questo si concentra su un periodo specifico della vita di Bruce Springsteen, quello in cui scrisse e registrò il suo album del 1982, “Nebraska” (leggi qui la recensione).
Questi a seguire alcuni commenti della critica alla pellicola. "Se alcuni fan si aspettano l'equivalente di un greatest hits, ripensateci", ha scritto Pete Hammond di Deadline. "'Springsteen: Deliver Me From Nowhere' è una cosa seria, un viaggio intelligente e ritmato nell'anima di un artista". Il risultato finale, sottolinea Deadline, è stato raggiunto in gran parte grazie a Jeremy Allen White, che ha studiato per mesi con un insegnante di canto e chitarra pur non avendo alcuna precedente esperienza musicale: "È assolutamente convincente sotto ogni aspetto, ma questa non è una mera imitazione in stile Saturday Night Live. White coglie l'essenza dell'uomo senza copiarlo, ma la trasformazione è a dir poco sbalorditiva, ricordandomi ciò che Sissy Spacek è riuscita a realizzare interpretando Loretta Lynn in 'La ragazza di Nashville' (film del 1980 del regista Michael Apted per cui Sissy Spacek si aggiudicò il Premio Oscar quale migliore attrice protagonista, ndr)".
Concentrarsi su questo singolo momento della carriera di Springsteen ha però i suoi svantaggi e potrebbe essere considerato un lungometraggio per fan e 'iniziati'. Come ha scritto Peter Debruge su Variety, il film "non fa abbastanza per contestualizzare la svolta che ha portato alla realizzazione di “Nebraska”: un cantautore, solo nella sua camera da letto con un registratore a quattro tracce. Per gli standard del 2025, questo potrebbe non sembrare poi così impressionante, molti artisti oggigiorno registrano album a casa, ma all'inizio degli anni '80 non era la norma. È difficile immaginare che gli under 30 riconoscano l'importanza di una star del calibro di Springsteen che registra un album nella sua camera da letto, non il primo, ma il sesto, il che lo rende ancora più radicale, aprendo di fatto la strada al sound indie-rock fai da te che ne è seguito. Ma senza quel background, è una storia piuttosto noiosa."
La musica, ovviamente, è importante e parla da sola, anche se “Nebraska” è un album acustico. "La bella produzione è notevole soprattutto in termini di suono", ha scritto David Rooney su The Hollywood Reporter. "Una scena alla Power Station in cui la E Street Band si cimenta per la prima volta con “Born in the U.S.A.” è da brivido, anche se la musica in generale è meno in evidenza di quanto ci si potrebbe aspettare. A tratti, il bio-dramma sembra emotivamente poco potente, ma c'è una malinconica bellezza nel fatto che Springsteen abbia sentito il bisogno di mettere da parte canzoni come “Born in the U.S.A.”, “Glory Days” e “I'm on Fire” finché non si è liberato di “Nebraska”".