News

Peter Gabriel continua a sfidare il mercato

07.07.2026 Scritto da Lucia Mora

L'operazione legata al rilascio del progetto o/i rappresenta un punto di rottura radicale con le logiche della discografia contemporanea, ma sarebbe un errore interpretarla come una novità o il frutto di estrosità tardiva. Osservando la parabola cinquantennale di Peter Gabriel, emerge chiaramente come la sua intera carriera solista sia stata un sistematico atto di guerriglia semiotica e strutturale contro le regole del mercato.

Laddove l'industria discografica ha sempre cercato la standardizzazione del prodotto per massimizzare il profitto, Gabriel ha risposto decostruendo i formati, l'estetica, la tecnologia e, infine, il tempo stesso della fruizione musicale. Il suo non è mai stato un semplice esercizio di stile, bensì una ricerca ostinata volta a restituire alla musica quella dignità culturale e quella forza di mediazione sociale che avevano caratterizzato la grande stagione degli anni Settanta, un'epoca in cui la complessità formale camminava di pari passo con l'impegno intellettuale collettivo.

o/i: a che punto siamo

o/i (seguito concettuale di i/o) sta riproponendo la stessa formula di rilascio legata ai cicli lunari che abbiamo visto nel 2023: i brani escono uno alla volta in corrispondenza del plenilunio (con i "Bright-Side Mix" curati da Mark "Spike" Stent) e del novilunio (con i "Dark-Side Mix" di Tchad Blake). Il disco esplora temi legati all'intelligenza artificiale, alla transizione tecnologica e al nostro rapporto con la natura.

Il 3 gennaio è uscita Been Undone, la traccia di apertura del progetto. Gabriel l'ha definita un mix di pensieri sul futuro e su come potremmo reagire alle ondate dell'AI e dell'informatica quantistica. Put the Bucket Down del primo febbraio è il secondo estratto, annunciato fin dall'inizio come parte del "brain project", un concept legato al cervello umano che Gabriel esplora da anni. What Lies Ahead (3 marzo) è un brano che include un bellissimo arrangiamento per violoncello di Linnea Olsson, orchestrato da John Metcalfe, e il ritorno del coro maschile svedese Orphei Drängar (già presente in i/o).

Till Your Mind Is Shining (2 aprile): Gabriel ha descritto questa canzone come la cosa più vicina a un brano prettamente pop sia di questo disco che del precedente. È un invito ad aprire la mente e a guardarsi dentro per rispondere al mondo con maggiore compassione. Il primo maggio è uscito Won't Stand Down, un brano dal forte intento attivista, originariamente pensato per incoraggiare il lavoro di The Elders (il gruppo di leader globali fondato da Nelson Mandela, supportato dallo stesso Gabriel). Musicalmente, presenta influenze cubane ispirate a Sexual Healing di Marvin Gaye.

A Hard Lesson (31 maggio) è il pezzo più antico del progetto. Le prime idee risalgono tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90, quando Gabriel viaggiava in Senegal; è basato su una complessa stratificazione di poliritmie. Infine, l'ultimo brano rilasciato in ordine cronologico è I Belong to the Sky, del 30 giugno. Originariamente candidato per l'album i/o, nasce da un pattern ritmico sui tom ispirato al batterista jazz Chico Hamilton. Tematicamente, parla della malleabilità della realtà e di come i pensieri diventino materia.

Ostinatamente fuori dagli standard

Questo progetto sembra quasi un sabotaggio, nell'era degli algoritmi. L'odierna industria musicale viaggia su un tempo standardizzato e geometrico, simboleggiato dal ciclo settimanale che si consuma nello spazio iperattivo di poche ore. A questo battito artificiale, l'artista britannico oppone il ciclo sinodico di ventinove giorni e mezzo. Scegliendo la luna piena come unico vettore di rilascio, Gabriel costringe l'ascoltatore a deviare dal flusso bulimico delle playlist per sintonizzarsi su un tempo cosmico e naturale. Una precisa strategia comunicativa che trasforma l'ascolto da consumo solitario e passivo a rito collettivo e d'attesa, dove l'artista si riappropria della narrazione.

Questo scardinamento si riflette nella scelta di pubblicare simultaneamente i due mix della stessa opera. Presentando il lato chiaro e il lato oscuro di ogni brano, Gabriel sferra un attacco concettuale all'idea stessa di versione definitiva e immutabile. L'approccio di o/i dimostra come lo spostamento di una frequenza o il peso differente dato a un'istanza ritmica possano mutare radicalmente il senso profondo di una narrazione. È un'interessante lezione sulla manipolazione dei linguaggi: Gabriel ci ricorda che la realtà non è mai univoca, ma dipende sempre dal filtro attraverso cui decidiamo di osservarla.

Un'attitudine che ha radici lontane

Per comprendere la radice di questa attitudine, occorre fare un passo indietro fino alla fine degli anni Settanta. Nel momento in cui si sganciò dalla complessa macchina teatrale dei Genesis, Gabriel si trovò a fare i conti con un mercato che esigeva etichette rassicuranti e marchi di fabbrica riconoscibili. La sua risposta fu un clamoroso atto di anti-branding che mandò in crisi i dipartimenti di marketing delle major. Tra il 1977 e il 1982, i suoi primi quattro album solisti uscirono privi di qualsiasi titolo, riportando in copertina esclusivamente il nome dell'artista stampato con la medesima grafia, mentre l'apparato visivo mutava radicalmente grazie alle intuizioni dello studio Hipgnosis.

L'intento era assimilare la produzione discografica alle uscite periodiche di una rivista o alla sequenza di autoritratti di un pittore, dove l'evoluzione stilistica non ha bisogno di slogan commerciali per giustificare la propria esistenza; una (sana) follia, in un'epoca in cui la catalogazione fisica nei negozi e i passaggi radiofonici dipendevano strettamente dal titolo di un'opera. Gabriel riuscì così a imporre una fruizione sinestetica: l'opera d'arte poteva e doveva imporsi sul mercato attraverso il proprio peso specifico e visivo, rifiutando le scorciatoie della mercificazione.

Gabriel ha inventato il futuro

Nei primi anni Ottanta, l'avvento della tecnologia digitale aprì la strada a una progressiva omologazione dei suoni pop. Le produzioni di quel decennio tesero rapidamente verso una lucentezza sintetica e prevedibile. Gabriel, intuendo il potenziale rivoluzionario del Fairlight CMI, scelse la via opposta. Invece di attingere alla libreria dei suoni preimpostati dalla fabbrica, utilizzò il campionatore come uno strumento di indagine antropologica e sociale. I pattern ritmici di brani storici vennero costruiti partendo dal rumore di mattoni frantumati, dallo stridore di lamiere industriali o dal fruscio di elementi naturali. Il suono smise di essere un'astrazione elettronica per diventare un frammento concreto di realtà integrato nella struttura pop.

Questa stessa urgenza di decentralizzazione culturale portò alla nascita della Real World Records e dei Real World Studios a Bath nel 1989. In un momento in carenza di visibilità per le culture musicali non occidentali, spesso relegate a fenomeni folkloristici da consumare con condiscendenza, Gabriel scardinò il colonialismo culturale delle grandi etichette. Offrendo ad artisti provenienti dall'Africa, dall'Asia e dal Medio Oriente gli stessi standard tecnologici, gli stessi budget produttivi e la stessa dignità promozionale riservati alle popstar anglofone, Bath divenne il fulcro di un dialogo paritario. Il prog, nella sua accezione più pura di progressione e superamento dei confini, abbandonò l'alveo del virtuosismo accademico per farsi manifesto di inclusione.

La lungimiranza di Gabriel si è riverberata con identica forza nella gestione dei supporti e delle tecnologie di distribuzione. Negli anni Novanta, mentre l'industria discografica godeva dei massimi profitti storici grazie alla vendita massiva del compact disc, l'artista ne teorizzava già la fine, cercando soluzioni che restituissero centralità all'interattività dell'utente. Il progetto multimediale Xplora 1 del 1993 fu uno dei primi esempi in cui la musica abbandonava la bidimensionalità del supporto statico per farsi ipertesto, consentendo all'ascoltatore di navigare tra le tracce, esplorare gli studi di registrazione e intervenire direttamente sulle opzioni di mixaggio.

L'anticipazione più sbalorditiva del futuro digitale arrivò però nel 1999 con la fondazione di OD2. Molto prima che colossi come Apple o Spotify ridisegnassero l'ecosistema musicale attraverso iTunes e le piattaforme di streaming, Gabriel intuì che il destino della musica sarebbe stato inevitabilmente liquido. Mentre le major musicali rispondevano alla minaccia della pirateria informatica ingaggiando disastrose battaglie legali contro i sistemi di file sharing, Gabriel stava già costruendo l'infrastruttura tecnologica e legale per la distribuzione e il download legittimo della musica online. Anche in quel caso, l'obiettivo era duplice: preparare gli artisti all'imminente mutamento di paradigma e sottrarre il controllo esclusivo della diffusione alle vecchie congregazioni industriali.

L'odierno legame tra la musica e le fasi lunari si rivela così l'approdo coerente di un viaggio durato cinquant'anni, dove l'innovazione formale resta l'unico strumento efficace per non farsi assimilare dalle logiche del consumo di massa.


Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Crediti fotografici per l'immagine usata nell'articolo: Marina Mazzoli / Concessione in uso a Rockol

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi