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Sono Lucio, per (ri)scoprire Dalla: “Trovato altro negli archivi”

17.09.2026 Scritto da Elena Palmieri

Domani, venerdì 18 settembre, esce “Sono Lucio”, la nuova antologia dedicata a Lucio Dalla, pubblicata da Sony Music Italy con la collaborazione della Fondazione Lucio Dalla e Pressing Line. Il progetto ripercorre il repertorio del cantautore attraverso formati e scalette differenti, costruiti a partire dalle rimasterizzazioni realizzate sui nastri analogici originali. La musica viene inoltre affiancata da un lavoro visivo sviluppato intorno alle fotografie di Luigi Ghirri, a partire dalla copertina che propone uno dei suoi scatti e riporta il titolo scritto con la calligrafia dello stesso Dalla.

Come viene spiegato a margine della conferenza stampa che si svolge negli spazi di Sony Music Italia a Milano, e moderata da Edoardo Rossi, l'idea nasce dal tentativo di sottrarre la musica di catalogo alla semplice logica della ristampa e trattarla invece come qualcosa che continua a vivere nel presente.

"L'approccio che abbiamo tutti noi che lavoriamo nel team catalogo di Sony è quello di valorizzare il più possibile l’enorme catalogo che abbiamo a disposizione e trattare la musica di catalogo come musica nuova, come musica sempre estremamente contemporanea”, racconta Luca Fantacone, Director Catalogue di Sony Music Italy: "Il tentativo è quello di trovare un nuovo pubblico, non semplicemente rivendere qualcosa a qualcuno che ce l’ha già. Il principio di base è che c’è sempre nuova musica per qualcuno, c’è sempre qualcuno che non conosce qualcosa musicalmente. Lucio Dalla, nello specifico, è un artista che non si finisce mai di scoprire, anche da parte di chi lo conosce molto bene”.

Da qui, è quindi arrivata la scelta di costruire “Sono Lucio” non come un semplice "greatest hits" o "best of", ma come un possibile punto d’ingresso nella sua opera. “Il 'best of' è sempre stato considerato un prodotto un po’ di servizio”, prosegue Fantacone: “Noi abbiamo detto proviamo a fare un 'best of' di Lucio Dalla che abbia la nobiltà e la dignità di un disco nuovo, per cercare di raccontare Dalla a chi lo conosce già in un modo un po’ più specifico e iniziare a raccontarlo a chi non lo conosce. Da qui nasce anche l’idea del titolo stesso. È Lucio che si presenta, dice 'io sono questo'. Poi ovviamente non è solo questo, c’è tanto in ogni pezzo e in tantissimi altri pezzi”.

I vari formati di “Sono Lucio” e la costruzione delle tracklist

La selezione cambia a seconda del supporto. Il doppio vinile, disponibile nella versione nera da 180 grammi e nell’edizione numerata colorata “Azzurro Mare”, comprende 18 brani. Il doppio CD ne raccoglie 31, mentre l’edizione digitale arriva a 40 e amplia ulteriormente il percorso attraverso la discografia di Dalla. Alla base ci sono le rimasterizzazioni realizzate direttamente dai nastri analogici originali a 192 kHz e 24 bit nell’ambito dell’Archivio del Suono. Le differenze tra le scalette non rispondono però soltanto alla quantità di musica che ogni supporto può contenere. Anche l’ordine dei brani è stato pensato in funzione dell’ascolto e, nel caso del vinile, dei limiti necessari a preservare la qualità sonora.

“Quando abbiamo ragionato sul concetto di raccolta, la prima cosa è stata quella di non partire dalle canzoni ma dal titolo”, spiega Giorgio Zampollo, Head of Marketing Catalog di Sony Music: “‘Sono Lucio’ è la prima presentazione che Lucio ipoteticamente fa al nuovo pubblico e di conseguenza nasce anche la scelta delle canzoni. Siamo partiti soprattutto dal vinile. La necessità era quella di creare un doppio vinile, non un triplo o un quadruplo, per fare in modo che potesse essere effettivamente accessibile a tutti”. Passando alla necessità di individuare le canzoni capaci di costruire un primo percorso verso la scoperta di Dalla, più che stabilire quali sono in assoluto i brani più rappresentativi o migliori di Dalla, Zampollo aggiunge: "Il primo incontro con Lucio Dalla necessita delle canzoni essenziali, non per forza di tutte le più belle. Anche perché le più belle per qualcuno, magari non sono le più belle per un altro. La grande forza di questo disco è che la scelta delle canzoni ha seguito anche un criterio artistico molto ben definito”.

Una delle esclusioni più difficili dal vinile è stata “Henna”, presente invece nel doppio CD e nella versione digitale. “Abbiamo dovuto sacrificare delle canzoni amatissime”, riconosce Zampollo. “‘Henna’ è una di queste. In questo momento ci sembrava sicuramente giusto inserirla, però abbiamo preferito lasciarla solo nella versione CD, anche per necessità tecniche di tempo date dal supporto del vinile. Per mantenere la qualità bisogna stare in un tempo definito”.

Alla costruzione della sequenza ha lavorato Paolo Piermattei, che collaborò con Dalla per undici anni e ha provato a trasferire nel disco qualcosa del modo in cui il cantautore pensava le scalette dei concerti.

“Ho cercato di dare un ascolto live a tutto il disco, proprio per dare quell’onda emotiva all’ascoltatore”, racconta Piermattei: “Come succede nei live, finisce una canzone e ne inizia un’altra, ma c'è anche il momento in cui arriva l’applauso e si attende il brano che arriva, che deve avere un attacco forte e allo stesso tempo essere in armonia con la fine dell’altra canzone. Questo pensiero l’ho preso da Lucio, perché conoscevo bene i concerti che metteva in piedi e le sue scalette”.

Piermattei ha recuperato anche alcuni accostamenti apparentemente incompatibili che facevano parte del modo di procedere di Dalla. Uno degli esempi è il passaggio nella versione CD tra “Nuvolari” e “Ayrton”, due canzoni unite dal tema dei soggetti narrati, ma costruite in maniera quasi opposta. “Una è frenetica, è cantata, come amava dire Lucio, come si canterebbe un elenco telefonico", sottolinea il musicista: "L’altra invece è emotiva ed evocativa. Un po’ ho sfruttato la conoscenza di Lucio da questo punto di vista”.

“Essere spiazzante era un po’ la sua chiave”, osserva quindi Rossi durante il confronto. “Sorprendente”, precisa Piermattei, che individua proprio nell’anomalia e nella contaminazione due ragioni della capacità dell’opera di Dalla di attraversare pubblici diversi e aggiunge: “La voce blues, la voce jazz, il modo di cantare dentro un brano con un ritornello super popolare, ma che non è semplicemente pop. Lucio ci ha abituato a tutto questo”.

Il lavoro sulla raccolta ha confermato, secondo Piermattei, anche quanto la distanza cronologica tra quelle canzoni e il pubblico contemporaneo si sia progressivamente ridotta. “Riascoltando le canzoni per fare questo disco mi sono accorto veramente che dalla fine degli anni Sessanta a oggi il tempo si è annullato. I ragazzi di oggi amano Lucio. A diciotto anni scoprono ‘Anna e Marco’ come l’ho scoperta io”. In altre parole, aggiunge Piermattei: “Lucio attraversa il tempo”.

Ma negli archivi il lavoro non si limita a ciò che è già conosciuto. Alla domanda su eventuale materiale ancora inedito o non recuperato proveniente da nastri e archivi storici, Zampollo conferma infatti che la ricerca è tuttora aperta.

“Il nostro compito, oltre a quello di valorizzare quello che c’è già, è andare ovviamente a ricercare l’arte dell’artista”, spiega l'Head of Marketing Catalog di Sony Music: “Non abbiamo smesso un secondo di ricercare e per ricercare intendo gli archivi storici in Italia e all’estero, i nastri, i multitraccia. Qualcosa abbiamo trovato, dobbiamo lavorarci”. Alla richiesta di specificare se si tratti di registrazioni in studio o dal vivo, la risposta resta volutamente cauta: “Limitiamoci a dire: abbiamo ritrovato qualcosa”, conclude Zampollo.

“Portare Lucio a tutti”

Il tentativo di raggiungere chi Dalla non lo ha vissuto direttamente è uno degli aspetti centrali dell’intero progetto. Stella Caracchi della Fondazione Lucio Dalla sottolinea come proprio il rapporto con le generazioni più giovani rappresenti ormai una parte consistente delle attività portate avanti dalla Fondazione, anche attraverso la casa di Bologna e i progetti rivolti alle scuole.

“La nostra fortuna e la bravura incredibile di Lucio è che, risentendo oggi canzoni che lui ha scritto anche oltre quarant’anni fa, in realtà sono più che attuali, quasi guardano ancora al futuro”, afferma Caracchi :“Questa cosa sconvolge noi che le conosciamo bene e fortunatamente attrae ancora oggi ragazzi giovani che vogliono scoprirlo”.

È una continuità che Caracchi collega anche all’attenzione che Dalla dedicò durante la propria carriera agli artisti più giovani. “Lui voleva sostenere i giovani", aggiunge Sara Caracchi: "Ne ha prodotti tanti nella sua vita, li ha seguiti, fatti crescere e aiutati. La stessa cosa cerchiamo di fare noi. C’è un’ampia parte di ragazzi che è incuriosita dal capire cosa è successo e dallo scoprire artisti come Lucio Dalla, che hanno un linguaggio apparentemente distante da quello che parlano loro. Apparentemente”.

In questa strategia rientra anche l’apertura del canale ufficiale di Dalla su TikTok, nato lo scorso anno per raccogliere materiale ufficiale in uno spazio in cui, prima dell’intervento della Fondazione e di Sony, circolavano già numerosi contenuti realizzati dagli utenti. “TikTok è ovviamente uno dei punti della conoscenza e della scoperta musicale dei giovani, e non solo dei giovani”, spiega Zampollo: “Abbiamo deciso che fosse arrivato il momento di creare una pagina ufficiale perché c’era tantissimo online, tante volte non ufficiale, e serviva uno spazio che potesse unire videoclip ufficiali e racconti”.

Il compito di chi gestisce un catalogo storico, sostiene Fantacone, non è chiedere alle nuove generazioni di adottare le modalità di ascolto di quelle precedenti, ma trovare un punto di contatto attraverso gli strumenti che utilizzano già. “Non si può pretendere che un dieci o quindicenne, come facevo io, si metta davanti a uno stereo e ascolti solamente un disco aprendo il booklet", evidenzia Fantacone: "Bisogna utilizzare gli strumenti che ci sono oggi”. Dalla offre inoltre un vantaggio ulteriore. “I grandi cantautori hanno avuto la capacità di fotografare con una frase o mezza frase delle situazioni che appartengono a tutti e che tutti possono riconoscere”, continua Fantacone: “Basta una frase, quindi a volte bastano cinque secondi per tirarti dentro e potenzialmente portarti verso l’intera canzone, altre canzoni, un album intero, l’intero repertorio. È un processo, non è facile, però i grandi cantautori come Lucio Dalla ci danno questa incredibile opportunità”.

L’obiettivo non è perciò contrapporre l’ascolto veloce delle piattaforme al disco fisico. “Bisogna cercare di portare la musica a tutti secondo le modalità che ognuno ha per consumarla, in senso virtuoso”, conferma allora Fantacone, ricordando come negli ultimi anni anche il vinile sia tornato nelle mani di ascoltatori molto giovani.

Secondo i dati a disposizione di Sony, aggiunge Zampollo, una parte consistente degli ascoltatori di Dalla appartiene proprio alle fasce più giovani. “Tanti giovani dai 18 ai 30 anni ascoltano Lucio Dalla, non solo per la percezione ma anche per i numeri”, riporta Zampollo. Tra i brani con maggiore riscontro rimane “Caruso”, mentre gli album della fase compresa tra “Com’è profondo il mare”, “Lucio Dalla” e “Dalla” mantengono un’immediatezza particolare anche per chi arriva oggi per la prima volta al suo repertorio.

Lucio Dalla nella fotografia e nei videoclip

La stessa idea di presentare nuovamente Dalla passa attraverso la componente visiva di “Sono Lucio”. Per la copertina e per il progetto grafico Sony Music Italy e Fondazione Lucio Dalla hanno lavorato insieme alla Fondazione Luigi Ghirri, selezionando una serie di fotografie che raccontano non soltanto l’artista, ma anche il rapporto personale sviluppatosi negli anni tra Dalla e il fotografo.

Ghirri conobbe Dalla negli anni Settanta e lo fotografò già nel 1975, mentre il rapporto destinato a trasformarsi in una collaborazione continuativa e in un’amicizia si consolidò soprattutto dalla metà degli anni Ottanta, nel periodo di “Bugie”. Fu poi Ghirri a documentare ampiamente anche il tour legato a “DallAmeriCaruso”. Gli scatti scelti per “Sono Lucio” attraversano situazioni molto diverse. Ci sono immagini legate all’attività professionale e alle tournée, ma anche momenti di vita privata ai quali Ghirri ebbe accesso proprio grazie alla vicinanza personale con Dalla. La sua fotografia evita spesso il primo piano e inserisce invece la figura all’interno del paesaggio, lasciando che il rapporto tra persona e spazio diventi parte del racconto.

“Ci permettono di dare uno sguardo unico su quello che era il mondo di Lucio”, osserva Caracchi. “C’è quello del grande maestro della fotografia che sicuramente era Luigi Ghirri, ma anche quello dell’amico, del compagno di vita, di una persona che riesce a entrare con una certa sensibilità e a rappresentare Lucio per come era realmente”.

Adele Ghirri, presidente della Fondazione Luigi Ghirri e figlia del fotografo, ha partecipato alla presentazione attraverso un videomessaggio. “Quando Sony mi ha contattata per chiedermi di poter utilizzare delle immagini di Luigi per questa raccolta, la prima reazione è stata di sorpresa ma anche di felicità per una storia che continua”, racconta Adele Ghirri: “Luigi ha sempre prestato le sue visioni, le sue immagini a Lucio, che è stato un grandissimo artista e anche un suo grande amico. L’idea, a tanti anni di distanza, che possa uscire un album di Lucio con di nuovo una foto di Luigi in copertina per me è stata una grandissima gioia”.

La selezione è stata costruita lavorando sugli archivi della Fondazione e cercando immagini capaci di raccontare Dalla e, indirettamente, alcuni territori condivisi dai due artisti. “Il loro rapporto è stato un’amicizia nata abbastanza spontaneamente”, continua Adele Ghirri: “Questa spontaneità si ritrova in tantissime fotografie. È stato un rapporto di affetto vero, un’amicizia che poi è sfociata in un’amicizia di famiglia”.

Mare, viaggio e America sono tra gli elementi che ritornano nelle fotografie come nelle canzoni di Lucio Dalla. “Credo che il lavoro svolto insieme non sia soltanto quello di un fotografo che lavora su commissione per un artista”, sottolinea Ghirri: “Quello che si vede è proprio una dimensione affettiva. Tutto il lavoro che è scaturito da questa amicizia è incredibilmente tenero, ha una delicatezza e una spontaneità che sono tipiche dell’amicizia”.

Anche la scelta di evitare un ritratto tradizionale in copertina per "Io sono Lucio" risponde a questa logica. “Luigi aveva la volontà e la necessità di non avere quasi mai figure in primo piano”, spiega Zampollo: “Il luogo dava tanto all’artista. Quando una persona entrava in un luogo dava qualcosa a quello che la circondava e, di conseguenza, il luogo dava qualcosa all’artista”. 

Il recupero del materiale di Ghirri si intreccia inoltre con il lavoro svolto per “Luigi Ghirri. A series of dreams”, la mostra aperta al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia dal 30 aprile 2026 al 28 febbraio 2027, che comprende anche numerosi scatti dedicati a Dalla e ad altri protagonisti della musica, da Bob Dylan ai CCCP. La fotografia utilizzata per la copertina di “Sono Lucio” non fa invece parte del percorso espositivo.

Alla componente fotografica si aggiunge il nuovo videoclip di “Anna e Marco”, online dal 18 settembre e diretto da Marco Pellegrino, già regista nel 2019 del video realizzato per “L’anno che verrà”. Il punto di partenza è stato proprio il carattere fortemente narrativo della scrittura di Dalla, che rende allo stesso tempo immediata e complessa qualsiasi trasposizione in immagini.

“Dopo l’esperienza con ‘L’anno che verrà’, approcciarmi registicamente ad ‘Anna e Marco’ è stata per me un’emozione incredibile”, racconta Pellegrino in conferenza: “‘Anna e Marco’ è una canzone che mi ha accompagnato durante la mia formazione di essere umano. Trovo in questa canzone una grande poesia e una grande storia. Lucio era uno sceneggiatore a tutti gli effetti”.

Il regista ha scelto di trasferire quella storia nel presente senza legarla a una precisa ambientazione geografica. “È una canzone che non ha nemmeno una ruga. Per me approcciarmi a questo brano è stato un po’ come immaginare un mondo senza tempo. Lucio Dalla riesce attraverso le sue canzoni e i suoi testi a spegnere gli orologi. Per me è stato emozionante e naturale trasporla in una chiave contemporanea. La moto diventa un monopattino, c’è il cellulare che all’epoca non c’era”.

Anche la scelta dei luoghi nasce dalla volontà di non identificare la storia esclusivamente con Bologna o con gli spazi frequentati da Dalla. “La mia idea era riportare il tema della trasversalità anche attraverso le immagini, quindi il non luogo per me era la dimensione migliore per raccontare una storia che fosse riconoscibile da tutti”, spiega Pellegrino: "Dare un volto ai due protagonisti, interpretati da Serena Corcione e Dario Latini, significava però intervenire su personaggi che ogni ascoltatore aveva già immaginato a modo proprio. Dovevamo sradicare dalla mente degli ascoltatori delle icone costruite in quasi cinquant’anni”.

Nel video rimangono comunque alcuni riferimenti diretti al mondo di Dalla, tra cui una copia del “Resto del Carlino”. Pellegrino spiega di aver voluto mantenere alcuni elementi capaci di collegare passato e presente senza trasformare la storia in una ricostruzione biografica. Il riferimento nasce anche da un vecchio racconto di Dalla sulle proprie abitudini notturne, quando descriveva le soste nei bar, i cappuccini, le sigarette e l’acquisto del quotidiano. “Ci tenevamo a lasciare questo elemento all’interno dello script e poi della messa in scena proprio per restituire quella componente ironica e scherzosa che in Lucio c’è sempre stata”.

Per il momento Sony non annuncia invece un film o una serie legati a “Sono Lucio”. Alla domanda sulla possibilità che il progetto possa svilupparsi anche in quella direzione, Zampollo mantiene aperta la prospettiva senza anticipare iniziative: “Quello che noi facciamo è valorizzare al meglio la parte musicale e, se ci saranno dei progetti, dal lato nostro saremo sicuramente vigili su come poterli valorizzare”.


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